Intervista esclusiva: LUCA VANNINI

Intervista esclusiva: LUCA VANNINI

Intervista condotta da Mário João Marques, con la collaborazione di Francesco Micoli, di Júlio Schneider (traduttore di Tex per il Brasile) e di Gianni Petino per le traduzioni e le revisioni e di Bira Dantas per la caricatura.

Ciao Luca, e benvenuto sul blog portoghese di Tex! Per cominciare, una breve presentazione per i nostri utenti.
Luca Vannini: Sono nato a Roma 54 anni fa. Conseguito il diploma al I° Liceo Artistico della Capitale, mi sono arruolato volontario nell’esercito alla Scuola Ufficiali, nei paracadutisti, a cavallo della guerra in Libano, ma mi accorsi quasi subito che la carriera militare non faceva per me nonostante il
guadagno sicuro ed elevato per quei tempi.
Congedatomi da tenente, trovai un impiego come insegnante di disegno in una scuola privata di Roma e fu proprio durante una pausa di lavoro che lessi sul quotidiano “Il Messaggero” un annuncio dove cercavano matitisti e chinisti per fumetti. Mandai dei disegni a matita e alcune “ignobili” chine. Ero completamento digiuno di tecnica fumettistica anche se da giovane ne ero stato un discreto lettore. A quel tempo, ricordo, ero appassionato di “Frigidaire”, delle storie “acide” di Andrea Pazienza e dei capolavori di Tanino Liberatore con il suo RanXerox. Fatto sta che dopo pochi giorni ricevetti una telefonata dal titolare di uno dei più importanti studi di fumetto di Roma di quell’epoca: lo studio Leonetti. Dino era uno scenografo cinematografico, aveva lavorato con Gianni Polidori per i set dei tanti Colossal prodotti in Italia e in America ed amico di Sergio Amidei, scrittore e sceneggiatore cinematografico.  Aveva messo su uno studio di fumetti per colmare i vuoti lavorativi che il cinema in crisi aveva creato. Leonetti ideò Maghella per la rivista satirica Menelik, una eroina del fumetto eroticomico italiano, forse la prima nel suo genere. Cedette poi i diritti di pubblicazione alla Ediperiodici di Barbieri e Cavedon, coraggiosi imprenditori che sfidarono l’agguerrita censura di quegli anni pubblicando diverse collane pocket sempre a sfondo porno. Mi chiese se avessi remore nel provare a collaborare in questa direzione, accettai subito e, dopo un breve periodo di apprendistato, diventai il matitista di Casinella, sempre ideata da Leonetti, più episodi di altre collane.
Fu un periodo indimenticabile, mi sentivo la mascotte di un gruppo formidabile di professionisti, incredibili personaggi che riuscivano a creare quell’armonia di sfottò, cameratismo, leggerezza nell’affrontare il lavoro che solo il vero spirito dei romani possono apprezzare. Lavoro che si incrementava sempre di più e che ci vedeva primi collaboratori delle edizioni “Cioè”, di Piscopo, indirizzata ad un pubblico adolescenziale, fino ad arrivare a pubblicare per il “Nuovo intrepido” diretto da Carlo Pedrocchi, dove sulle sceneggiature di Peppe de Nardo con Billiteri, iniziai a sperimentare colori e nuovi modi di linguaggio visivo. Nel frattempo mi ero trasferito in campagna ma continuai a collaborare con il caro maestro Dino.

Come ti si è presentata l’opportunità di lavorare su Ken Parker e quali sono state le principali difficoltà?
Luca Vannini: Ricordo che mi telefono Milazzo chiedendomi se fossi interessato a collaborare con loro. Non ci pensai due volte. Ho lottato più che altro con la mia insicurezza, la mia esagerata autocritica, ciò rallentò di parecchio il lavoro, ma per quanto riguarda lo stile di Ivo Milazzo, avevo avuto modo di studiarne la freschezza del tratto e, per quanto riguardava le inquadrature, bastava affidarsi alle dettagliatissime descrizioni di Giancarlo Berardi dallo spiccato senso registico. Pensandoci bene avrei potuto godermi meglio quell’esperienza.

Come definiresti il tuo stile?
Luca Vannini: Ho un approccio piuttosto empirico sul lavoro, è certo però che la mano è ormai di suo “viziata e personale”. Durante la mia carriera sono rimasto affascinato da parecchi stili. Ho amato e amo alla follia il genio di Alex Toth e, per diverso tempo, riversavo sulle tavole quello che pensavo di aver carpito del suo inarrivabile stile. Ma ora dopo diversi anni di sole illustrazioni per privati immagino ancora i volumi con tonalità di colore, devo rientrare ancora in pieno nella normalità del b/n, sicuramente ne uscirà un’altra fase stilistica.

Com’è stato lavorare su Julia?
Luca Vannini: Giancarlo aveva già abbastanza le idee chiare su come il personaggio di Julia Kendall dovesse essere costruito. Graficamente il punto di riferimento per tutti i disegnatori che si sarebbero alternati nei diversi episodi dovevano essere i diversi model sheet da me fatti, ambientazioni e personaggi principali ma, nello specifico, Julia non doveva mai allontanarsi dal caratteristico volto della bellissima Audrey Hepburn. Tutto ciò per evitare che il personaggio fosse snaturato di volta in volta.

Ambienti, ambientazioni e personaggi, tutto è diverso in Julia. Per Tex, hai adottato uno stile più personale?
Luca Vannini: Forse la difficoltà maggiore fu il calarsi in panni femminili, trovare il giusto equilibrio nell’interpretazione e, dare vita con la giusta espressività di gesti e movenze, ad una recitazione plausibile e più possibile vicino a ciò che Berardi intendeva del suo personaggio.
Ho imparato ad ammirare la natura in tutte le sue manifestazioni. Illustrare mi da la possibilità di osservare a lungo e attentamente quante meraviglie abbiamo intorno. Trasmettere le sensazioni che ogni paesaggio emana è sempre una sfida. Cerco sempre di trasmettere la sensazione che provo nell’illustrare. L’afa di un deserto o il gelo ovattato delle distese del nord.

Come è nata l’opportunità Tex Willer?
Luca Vannini: Vincenzo Marano, che si è occupato da molti anni delle vendite delle mie illustrazioni, mi propose di omaggiare Tex, visto che le tante illustrazioni su Ken Parker rischiavano di inflazionare il mercato. Accettai ma devo riconoscere che i miei primi Tex oscillavano fra l’osceno e il ridicolo. Poi pian piano mi staccai dall’idea di reinterpretare il Tex di Villa, studiavo Ticci, Font, Fusco e il vecchio Nicolò. Fino a quando sotto la spinta di Maurizio Di Vincenzo amico e collega da 30 anni trovai il coraggio di chiedere a Boselli se potevo fare una prova per entrare nella schiera dei disegnatori ufficiali di Tex. Voilà.


Con Ken Parker e ora con Tex Willer, hai avuto la possibilità di lavorare su due serie mitiche. Tuttavia, nonostante si muovano negli stessi ambienti, Tex e Ken Parker sono personaggi diversi, non lo trovi?
Luca Vannini: I loro codici morali non sono in contrasto, hanno un forte equilibrio interiore. Tex ha spiccato senso del dovere, Ken Parker di ciò che è giusto. Nel Tex i personaggi sono delincati, i buono sono buoni ed i cattivi tali. Nel ranger c’è un senso di cameratismo, rispetto, amicizia, il voto a mantenere la legalità in un personaggio ben definito, in un periodo particolarmente violento nelle storie del West. L’uso della forza è parte integrante nella vita di Tex. Ha obbiettivi ben precisi. Ken Parker è il personaggio tipico dei romanzi di avventura fine ‘800 e primi ‘900. Poteva nascere dalla penna di Fenimore Cooper, da Jack London. Il suo itinere romantico è parallelo al suo viaggio introspettivo, quasi melanconico, si imbatte in avventure dove si trova molto spesso nelle tremende condizioni di chiedersi cosa vale davvero ; situazioni da cui però non si tira mai indietro. Un po’ Cuore di Tenebra (Conrad) e un po’ Ismaele nel Moby Dick di Melville. Apre e chiude l’avventura in solitudine. Un bellissimo personaggio ideato da un altro mito del fumetto italiano: Berardi.

Cosa è Tex per te, come lo definiresti?
Luca Vannini:
Mi permetto di raccontarti un episodio, un bellissimo ricordo che non stanca mai. Mio padre era rappresentante di alimenti dolciari e durante la chiusura pomeridiana dei negozi voleva tornare a casa, mangiare e portarmi nel lettone per schiacciare un pisolino. Ebbene un pomeriggio mi risvegliai quando mio padre era ormai tornato al lavoro. Sul comodino trovai, ricalcato su un foglio di carta copiativa che papà usava per le ordinazioni dei clienti, un bellissimo Tex che sparava. Ecco, per me Tex è anche questo magico ricordo di mio padre che se fosse ancora in vita mi avrebbe volentieri dato una mano. Amava il disegno ma faceva tutt’altro lavoro. Tex è il continuo passaggio di un mito di generazione in generazione.

Cosa significa per te disegnare una leggenda come Tex Willer?
Luca Vannini: Dire che è un vero onore parrebbe troppo scontato? Allora glisso citando non so chi disse che “Un personaggio di fantasia che da decenni rimane sulla breccia è sicuro che ormai ha preso vita”. Sorprendentemente d’accordo.  Da qualche parte, in un mondo parallelo, ora Tex e i suoi Pards bivaccavano mangiando carne secca e fagioli. Ne sono sicuro.

Ti sei ispirato in qualche autore di Tex?
Luca Vannini: Sicuramente Ticci. Equilibrio, peso, dinamicità, freschezza.

Quali sono le principali caratteristiche e le difficoltà in una serie come Tex?
Luca Vannini: Nessuna di rilievi in particolare se non quelle citate prima, sulle difficoltà di elaborazione sto studiando come fatto già con Julia, possibili movenze, andature, espressioni, posture che possano ancora di più enfatizzare il personaggio. Ma tutto con moderazione ed equilibrio.

Tra i pards, qual è il tuo preferito?
Luca Vannini: Tiger. Autoctono per eccellenza, e anche perché ha i capelli lunghi, ma meno dei miei eheh!!

Com’è stato lavorare con i colori in Tex?
Luca Vannini: Nel Tex a colori ho provato diverse soluzioni e le ho proposte, si è deciso di comune accordo di creare un prodotto tradizionale colorato con le ecoline. Ma mi piacerebbe riprovare con i cartoncini colorati come feci nelle tavole di Billiteri, che vi ho inviato. Potrebbe risultare un buon lavoro, vedremo.

Il tuo futuro è con Tex?
Luca Vannini: Ho iniziato da poco, spero comunque di sì. Ciao! A presto.

Caro Luca, a nome del blog portoghese di Tex ti ringraziamo moltissimo per l’intervista che ci hai così gentilmente concesso.

(Cliccare sulle immagini per vederle a grandezza naturale)

Brasil Fumetti Con 2016, em Tangará, estado de Santa Catarina, nos dias 23 e 24 de Janeiro, numa organização dos Fãs Clubes de Tex e Zagor Brasil

O III Encontro Nacional do Clube Tex Brasil (este em parceria com o Fã Clube Zagor), denominado de Brasil Fumetti Con 2016, realiza-se no próximo fim de semana, dias 23 e 24 de Janeiro, em Tangará, município brasileiro do estado de Santa Catarina e neste evento promovido pelos referidos fãs clubes, o anfitrião é o associado Pedro Bianchi. Quanto ao local deste Brasil Fumetti Con 2016 situa-se no Sítio P.A.Z, na comunidade de Passo da Felicidade, precisamente na cidade de Tangará.


O evento que contará com muitas participações de fãs brasileiros de Tex, e de Zagor que se deslocam de todo o Brasil, terá inúmeras atracções para todos os gostos e dois belíssimos cartazes que divulgamos a ilustrar este post e que devem ser creditados a Will Sideraman por ter criado os desenhos e montado a arte exclusiva para o evento brasileiro.


Saiba tudo sobre o evento brasileiro  em https://www.facebook.com/brasilfumetticon/?fref=ts e para se inscrever como Sócio do Fã Clube Tex Brasil escreva para clubetexbrasil@gmail.com

(Para aproveitar a extensão completa das imagens acima, clique nas mesmas)

Heróis do Oeste – Blueberry

Por Rui Cunha [*]

Entre muita gente, boa e má, com que Tex Willer se cruza nas suas aventuras pelo Oeste fora, nunca aconteceu ter-se cruzado com Mike S. Donovan, também conhecido como Mike Steve Blueberry, ou Mike Blueberry, ou apenas Blueberry, outro cowboy que, tal como Tex, viveu imensas aventuras no mítico velho Oeste.

A série, imaginada por Jean-Michel Charlier e Jean Giraud,  desenhada por Giraud, transporta-nos para o Oeste Selvagem, que se estende desde as pradarias dos Estados Unidos até ao Novo México, tudo admiravelmente recriado, com todos os pormenores e as suas referências, algumas delas históricas, como a Guerra de Secessão ou a construção do Caminho de Ferro.

As origens de Blueberry podem ser encontradas em “Frank et Jeremie”, os primeiros trabalhos sobre temas do Oeste, desenhados por Giraud quando ele tinha apenas 18 anos, para a revista “Far West” e na sua colaboração, em 1961, com Jijé em “Jerry Spring”, que apareceu na revista franco-belga “Spirou”.

Por volta de 1961-62, Jean Giraud, admirador da obra de Jean-Michel Charlier, convidou-o para escrever os argumentos de uma nova série sobre o Oeste para a revista “Pilote”. Charlier recusou, já que nunca sentira grande empatia com o género. Mas, quando em 1963, a revista enviou Jean-Michel Charlier para fazer uma reportagem à Base Aérea de Edwards, situada no deserto do Mojave, na Califórnia, ele aproveitou a oportunidade para descobrir o Oeste Americano. Encantado com tudo aquilo que viu, Charlier regressou a França com uma enorme vontade de escrever sobre o Oeste. Começou por convidar Jijé para desenhar a série, mas este, querendo evitar um conflito de interesses, já que era um colaborador regular da revista “Spirou”, que era concorrente directa da “Pilote”, recusou, mas o desenhador indicou o seu protegido, Jean Giraud, como desenhador.

A primeira aventura de “Blueberry”, apareceu no número da revista “Pilote” que foi publicada no dia 31 de Outubro de 1963. Intitulada “Fort Navajo”, a história tinha 46 páginas que foram publicadas nos números seguintes da revista. Nesta aventura, Blueberry é apenas uma de muitas personagens que vão surgindo e é-nos apresentado como sendo uma espécie de vagabundo do Oeste: jogador, batoteiro, rufia, que gosta de beber o seu copo de vez em quando, mas que, ao longo do livro, vai mostrando um outro carácter que lhe trará coisas boas, mas também alguns amargos de boca.

A personagem, segundo Charlier, foi inspirada na aparência física do actor francês Jean –Paul Belmondo, cujo nome, “Blueberry”, nasceu quando da sua viagem americana, a qual, foi feita na companhia de um outro jornalista que adorava doce de mirtilo, a quem, Charlier, alcunhou de “Blueberry” e “quando comecei a delinear a série e as coisas a comporem-se, eu decidi usar a alcunha do meu amigo porque gostei dela e achava que era um nome engraçado… só não imaginava que se iria tornar tão popular, que iria tornar-se sinónimo da série e que ficaríamos presos a esse nome para sempre”.

Entre 1963 e 1973, as histórias de Blueberry eram inicialmente publicadas na revista “Pilote”, antes de serem publicadas em álbum. Até 1990 (altura em que a morte de Charlier, ocorrida em 1989, pareceu que a série iria terminar), a lenda de Blueberry foi aumentando, assim como os volumes da série.  Artisticamente, a série variou muito para melhor. Num mesmo álbum, paisagens de cortar a respiração contrastavam com grandes momentos de acção, muito graças ao perfeccionismo que Giraud punha no seu trabalho.

Assistimos também, neste período criativo de ambos os autores, a uma evolução da personagem que passa a ser uma espécie atípica do Oeste: ele não é aquele homem da lei que vagueia de terra em terra à procura dos vilões e confrontá-los com a justiça; nem é aquela personagem simpática (o vulgar bom da fita) que chega à cidade, resolve os problemas, torna-se o novo xerife e casa com a professora da escola; não! Em qualquer situação, ele pensa naquilo que deve ser feito e faz o que tem a fazer.

O sucesso da série, assim como a evolução da narrativa onde as pontas deixadas, propositadamente soltas, permitiram o desenvolvimento da acção e a criação de novos títulos. Surgiram assim novos ciclos dentro da mesma série: “Blueberry” (que se dividirá em dois sub-ciclos), “A Juventude de Blueberry”, “Marshall Blueberry” e “Mister Blueberry”, cada um deles situado em determinado período de tempo.

Blueberry e Tex, desenhados por Colin Wilson

“A Juventude de Blueberry”, funciona como uma espécie de prequela de toda a série (apesar de se ter iniciado a sua publicação na década de 70), a acção passa-se entre 1861 e 1864, traça os primeiros anos de Blueberry, enquanto filho de um rico plantador do sul e as razões que o levaram, durante a Guerra de Secessão Americana, a trocar os estados sulistas pelos do norte e a tornar-se corneteiro no exército “Yankee” e narra também as suas aventuras posteriores. Os primeiros esboços desta série apareceram na revista “Super Pocket Pilote”, no final da década de 60. Mais tarde foram redesenhados e coloridos para poderem aparecer no formato álbum.

“La Jeunesse de Blueberry – A Juventude de Blueberry”, a primeira aventura do jovem Michael Steven Donovan, é publicada em 1975, sob um argumento de J.M. Charlier e o desenho de Jean Giraud. Nela assistimos a como o jovem escolhe o nome “Blueberry” a partir dum arbusto de mirtilo que vê quando foge dos seus compatriotas. Mantendo duas séries em paralelo, ao longo das duas décadas, “Blueberry” foi adquirindo o seu espaço dentro do universo da BD.

Tex também, em algumas das suas muitas aventuras, se viu envolvido em acontecimentos que, directa ou indirectamente, se relacionavam com a famigerada Guerra de Secessão que assolou os Estados Unidos entre 1861 e 1864, como por exemplo na história que começa com “Entre Duas Bandeiras” (revista nº53) e termina com “A Batalha Sangrenta” (revista nº55).

A 10 de Junho de 1989, J.M.Charlier morre, deixando vários argumentos escritos para obras posteriores de Blueberry. O último álbum da juventude  que teve um argumento seu, apesar de parcialmente completado por François Corteggiani,  foi “Le Raid Infernal – O Raid Infernal” (1990).

Em termos de arte, Jean Giraud desenhou os três primeiros álbuns da série da juventude. Alegando querer focar-se somente na série principal e também explorar diferentes caminhos da BD através de Moebius, o seu pseudónimo criado exclusivamente para isso, Giraud, a partir do quarto álbum, “Les Démons du Missouri – Os Demónios do Missouri” (1985), passa o pincel a Colin Wilson, desenhador Neo-Zelandês, que além de outros trabalhos de BD, desenhou “O Último Rebelde”, uma aventura de Tex,  com argumento de Claudio Nizzi, em que o ranger, juntamente com o seu inseparável companheiro, Kit Carson, vai  tentar neutralizar um exército de confederados que recusam aceitar o final da guerra. A dupla François Corteggiani e Colin Wilson irá desenvolver o passado de Blueberry nos álbuns seguintes. Em 1998, por querer dedicar-se a uma BD própria, porque Blueberry não lhe dava espaço criativo suficiente, Colin Wilson sai da série e foi substituído por Michel Blanc-Dumont, o criador da série “Jonathan Cartland”, passada no Oeste americano, em “La Solution Pinkerton”, o décimo álbum da juventude e daqui para a frente tem desenhado as aventuras todas, sempre com argumento de François Corteggiani.

A imagem em que se inspirou Giraud para o seu “Blueberry. L’Homme à l’étoile d’argent” – “O Homem da Estrela de Prata” (1969), é um fotograma de “Night Moon” (“O comboio apitou três vezes”) com Gay Cooper, que Fred Zinnerman realizou em 1952. Aurelio Galleppini utilizaria a imagem (invertida) do cartaz do filme “Hondo”, de 1953, realizado por John Farrow, com John Wayne, como modelo para a capa de “Una Stella per Tex” (“Tex Gigante” 2ª serie nº 181, de 1975), que seria mais tarde motivo para um desenho de Claudio Villa, em homenagem a Galleppini.

A série principal de Blueberry, quase integralmente feita pela dupla J.M.Charlier e Jean Giraud, é a mais longa e compreende três ciclos passados em distintos períodos da história: “Blueberry”, “Marshall Blueberry” e “Mister Blueberry”. A série “Blueberry”, cuja acção se situa, num primeiro momento entre 1867 e 1868 e num segundo momento, entre 1869 e 1881, compreende dois ciclos e dois sub-ciclos: Os ciclos são “Forte Navajo”, que começa no álbum “Forte Navajo” (1963) e termina no álbum “La Piste des Navajos – Na Pista dos Navajos” (1968), compreende os cinco primeiros álbuns publicados e nos quais Blueberry, com a patente de Tenente, é colocado no Forte Navajo, que fica no limite do território de domínio branco. Com a ajuda de Jim McClure, um velho mineiro bêbado, que se vai tornar num dos seus companheiros em futuras aventuras, tenta impedir que aconteça uma guerra entre brancos e índios. Segue-se o primeiro sub-ciclo, que se pode intitular “Xerife Blueberry”, que compreende três álbuns. Começa com “L’homme à l’étoile d’argent – O Homem da Estrela de Prata”(1969), onde Blueberry é recrutado pela população da cidade de Silver Creek para ocupar o lugar de Xerife, deixado vago pelo assassínio do anterior homem da lei da cidade ás mãos dum grupo de cowboys que querem dominar a cidade. É uma das melhores aventuras de Blueberry, não só porque ficamos a conhecer uma faceta ainda desconhecida do militar, como também, este álbum acaba por ser uma grande e justa homenagem dos autores, principalmente de Charlier, a um dos melhores westerns do cinema, “Rio Bravo” que Howard Hawks realizou em 1959, 10 anos antes da publicação desta história.

Também a Tex, a posição de homem da lei  não é estranha já que grande parte da sua vida aventurosa foi passada como Ranger do Texas, a defender a lei e a Justiça tal como se vê na história “ O Xerife Tex” (revista Tex Férias nº11).

O sub-ciclo termina com “O Espectro das Balas de Ouro” (1972) e não deixa de ser curioso que, tal como Howard Hawks fez uma trilogia dedicada à figura do xerife, realizando “El Dorado”, em 1966 e “Rio Lobo” em 1970 Charlier também o fez  neste sub-ciclo de três álbuns, a que se junta “A Mina do Alemão Perdido” (1972).  Aqui também Tex andou metido em sarilhos parecidos como se pode constatar em “A Mina do Fantasma” (revista nº394) e “As Montanhas Malditas” (revista nº395).

Em 1866, depois da Guerra de Secessão de má memória, uma epopeia fantástica anima os Estados Unidos: a construção do caminho-de-ferro que irá ligar o Oceano Atlântico ao Oceano Pacífico, através de todo o continente. Duas companhias rivais são encarregadas de fazer a obra: a “Union Pacific” que parte do leste e a “Central Pacific” que parte da costa oeste. As duas linhas avançam uma em direcção à outra e as duas companhias rivais querem chegar primeiro que a outra e não olham a meios para conseguir o seu objectivo. É esta a ideia que predomina no segundo sub-ciclo de Blueberry, que se chama “Saga do Caminho-de-Ferro”. São quatro álbuns que começam com “Le Cheval de Fer – O Cavalo de Ferro” (1970) e termina com “Géneral “Tête Jaune” – O General Cabeça Amarela” (1971) e é, uma das aventuras mais emocionantes de toda a série, não só por ser baseada em factos reais (a construção do caminho de ferro, as guerras com os índios), com personagens reais (como o general Dodge), grande sentido de acção e qualidade nas personagens secundárias (como Jethro “Steelfingers”), mas também no modo como transforma o comboio e a linha em construção nas personagens principais, relegando para segundo plano o ser humano. De salientar que é em “O Cavalo de Ferro” que surge a personagem de “Red Neck Wooley”, o pisteiro que se junta a Blueberry e a McClure e ainda participará noutras aventuras.

O Cochise de Giraud e o de Lètteri

O segundo ciclo da série decorre entre 1869 e 1881. Compreende onze álbuns que formam uma saga que a torna a mais longa da série, à qual se pode chamar “Saga da Perseguição” e será novamente dividida em dois sub-ciclos. O primeiro, intitulado “Caça ao tesouro sulista” (título da minha responsabilidade), tem “Chihuahua Pearl” (1973) como primeiro álbum e desenvolve-se ao longo de mais quatro álbuns terminando com “Angel face” (1975). Ao longo deste sub-ciclo, Blueberry volta a reencontrar velhos amigos, como Guffie Palmer, a dona dum bordel em “O Cavalo de Ferro” e também o General Allister, um velho inimigo. Esta aventura começa com a descoberta do cadáver  de um homem que tem na sua posse uma carta dirigida ao presidente dos Estados Unidos, Ulysses S. Grant e levará Blueberry  e os seus companheiros até ao México em busca de um antigo oficial sulista. O oficial em questão é o único a saber da localização dum tesouro confederado escondido, pelo presidente Jefferson Davis, nos últimos dias da Guerra de Secessão, cujo valor ascende a mais de 500.000 dólares.  O problema é que o militar se encontra preso e doente numa prisão mexicana e ninguém sabe quem ele é. Mas o enredo ainda se complica mais quando, no regresso da sua missão, Blueberry se  vê acusado de roubo e cai, literalmente, no meio duma conspiração para assassinar o presidente Grant.

Os dois últimos álbuns deste sub-ciclo , “Le Hors-la-loi – O Fora-da-Lei” e “Angel Face” ligam directamente ao segundo sub-ciclo desta série que se pode intitular “Blueberry fugitivo” (uma vez mais, o título é da minha responsabilidade).  O sub-ciclo, composto por seis álbuns , começa com “Nez Cassé- Nariz Partido” (1980) e termina com “Arizona Love” (1990) que foi também o último argumento escrito por Charlier.

Blueberry é considerado um traidor e acusado de tentar matar o presidente Grant. Para escapar aos militares e ao pelotão de fuzilamento que certamente o aguarda, vê-se obrigado a fugir e encontrar refúgio junto daqueles que já combateu no passado e que o consideram como um bravo: os índios Apache chefiados por Cochise, outra personagem verídica do Oeste que já apareceu em outras aventuras, onde assume o nome de “Tsi-Na-Pah”, que quer dizer “Nariz Partido”. Eventualmente, Blueberry acabará por se entregar às autoridades em troca da vida de Chini, a filha de Cochise, que se encontra nas mãos dos brancos. Sabe que será condenado, mas ainda não jogou a sua última cartada, nem se livrou de alguns dos seus inimigos de outras aventuras.

Como sempre acontece, todo o bom herói passa a vida metido em sarilhos e alguns deles bastante graves, principalmente quando são os poderes instituídos que correm perigo. Assim, tal como Blueberry se viu metido numa conspiração para assassinar o presidente Grant, também Tex se vê metido numa alhada parecida que se estende por quatro revistas e que começa  em “O Grande Golpe” (nº107), continua em “Em Nome da Lei” (nº108) e em “A Cela da Morte” (nº109) e só termina em “A Sombra do Patíbulo” (nº110).

O chefe Cochise também surge em destaque numa aventura de Tex, com o título de “Arizona em Chamas”, escrita por Claudio Nizzi e desenhada por Victor De La Fuente. Nela, os nossos heróis vêem-se a braços com um grupo de Voluntários do Arizona que querem expulsar os índios das suas terras e para isso não hesitam em exterminar todos  aqueles que encontram.

Curiosamente, tanto Blueberry, como Tex, são amigos dos índios e defendem-nos quando é preciso. Tex, a dada altura da sua vida aventurosa, refugia-se no meio dos índios Navajo, assume o nome da “Águia da Noite”, casa com uma índia, filha do chefe da tribo, de nome “Lílyth”, tem um filho, “Kit Willer” (cujo nome índio é Falcão Pequeno) e, além de Kit Carson (nome inspirado no pioneiro do Oeste com o mesmo nome), tem também como companheiro em inúmeras aventuras, “Jack Tigre”, um índio Navajo.

Blueberry, Tex e Carson, acompanhados por Jean Giraud (sentado) e François Corteggiani (em pé), numa homenagem de Emanuele Barison, autor que recentemente terminou uma aventura de Tex e que vai ser publicada em breve

No início da década de 90, a série principal sofre uma interrupção que permitiu a Jean Giraud, agora também argumentista, desenvolver outra variante na personagem e criar um novo ciclo dentro da série que se chama “Marshall Blueberry”, cuja acção se situa em 1868, pouco depois dos acontecimentos narrados em “O General Cabeça Amarela”. Blueberry está novamente colocado no Forte Navajo, onde os colonos das novas terras se refugiam para fugir aos ataques e consequente extermínio levado a cabo por um bando de Apaches, chefiados por Chato, é-lhe pedido que intervenha junto do velho chefe  para se livrar do índio renegado antes que comece nova guerra com os índios. Ao mesmo tempo um enviado de Washington pede ao militar que, agindo com plenos poderes autorizados, ponha fim ao tráfico de armas que acontece no território. Este ciclo compreende três álbuns escritos por Giraud e os dois primeiros desenhados por William Vance, autor de diversas bandas desenhadas nas quais se incluem “Bruno Brazil” ou “XIII”, entre outras e o terceiro desenhado por Michel Rouge.

A partir de 1995, já com Jean Giraud a desenhar e a escrever os argumentos, inicia-se o último ciclo da saga principal da série. “Mister Blueberry”, assim se chama o ciclo, cuja acção decorre em 1881. Blueberry, livre de todas as acusações que pendiam sobre si, demitiu-se do exército e foi viver para Tombstone onde se dedica aos seus vícios pessoais: o álcool, o jogo e, ocasionalmente, mulheres. Campbell, um escritor de Boston e Billy, o seu adjunto, vão até à cidade para o entrevistar sobre os acontecimentos em que o ex-militar esteve envolvido, nomeadamente o ter salvo a vida ao presidente Grant. Mas ainda não será desta vez que Blueberry poderá desfrutar da sua “reforma” antecipada, pois o passado volta a vir ao seu encontro e desta vez trará consequências graves.

Tex Willer visto por Jean Giraud num desenho feito para Fabio Civitelli

Este ciclo, composto por cinco álbuns começa com “Mister Blueberry – Mister Blueberry” (1995) e termina com “Dust – Dust”(2005). Algures no meio, enquanto Blueberry jaz em perigo de vida por ter sido baleado, relembra (numa série de flashbacks) um episódio ocorrido quando ele ainda era um jovem tenente e se encontra a primeira vez com Gerónimo, o Apache.

No quarto álbum da saga, “Ok Corral” (2003), Giraud, agarra no seu herói levanta-o  da cama onde jazia a recuperar de ferimentos e coloca-o na pista  de Doree Malone, uma cantora de cabaré que o vela durante a sua recuperação, mas que se encontra desaparecida e quase que o envolve no famoso duelo que dá título ao álbum e  homenageia um dos mais famosos episódios da história do Oeste: o “Duelo de OK Corral”. Depois do cinema e da televisão, foi a vez da banda desenhada homenagear este episódio famoso na história do velho Oeste ocorrido em Tombstone, em 1881, entre os irmãos Earp, homens da lei, “Doc” Holliday, jogador e amigo da família Earp e o bando da família Clanton que, com a ajuda do misterioso e frio pistoleiro Johnny Ringo (outra personagem verídica), que pretendia dominar a cidade e impor a sua lei à base de armas.

Tex, se não passou por este famoso episódio do Oeste, andou lá perto pois as aventuras  “Os Justiceiros de Vegas” (revista nº501) e “Duelo no Sunset Corral” (revista nº502) são disso exemplo, até a capa do nº 502, desenhada por Claudio Villa, é uma homenagem descarada ao episódio mas também às cenas que filmes como “My Darling Clementine – Paixão dos Fortes” (John Ford, 1946), “Gunfight at the “Ok Corral” – Duelo de Fogo” (John Sturges, 1957), “Tombstone – Tombstone” (George Pan Cosmatos, 1993) ou “Wyatt Earp – Wyatt Earp” (Lawrence Kasdan, 1994) tão bem souberam reproduzir.

O último álbum da série, “Apaches” (2007), relata o primeiro encontro entre o jovem tenente Blueberry e o chefe índio Gerónimo, descrito por Blueberry ao escrivão de Boston durante os “flashbacks” que aparecem nos cinco álbuns de “Mister Blueberry” e, sendo um álbum sozinho, podemos encará-lo como uma espécie de história que Campbell poderá ter escrito depois de ter entrevistado Blueberry. Cronologicamente poderemos situar este álbum e considera-lo como uma espécie de ligação entre o final da Guerra de Secessão, descrita nos álbuns da juventude e “Forte Navajo”,  o primeiro álbum da série principal.

Jean “Moebius” Giraud faleceu a 10 de Março de 2012.

Para terminar, devo dizer que tenho pena que nem Tex Willer nem Mike “Blueberry” sendo contemporâneos um do outro, viveram alguns episódios reais  do Oeste, conheceram algumas das mais famosas personagens que povoaram o velho Oeste, viveram entre os índios, foram ambos homens da lei, nunca se tenham cruzado em nenhuma aventura um do outro.

A banda desenhada tem destas coisas!

[*] – Texto publicado originalmente na revista “Clube Tex Portugal nº 2” em Junho de 2015 e republicado no blogue “Blueberry, uma Lenda do Oeste” em 20 de Dezembro de 2015.

(Para aproveitar a extensão completa das imagens acima, clique nas mesmas)

TEX ANO POR ANO

Por Saverio Ceri

O mítico primeiro número de Tex Albo d’Oro – capa de Aurelio Galleppini

Nos nossos “relatórios” anuais dos números bonellianos, citamos por vezes resultados passados de vários autores e de várias personagens da editora da  Via Buonarroti, em Milão. Dado o bom apreciamento por parte dos nossos leitores destes resumos numéricos pensamos em fazer uma coisa que certamente agradará todos os texianos que nos visitam: a lista de todos os autores que ano após ano são publicados, ou seja num certo sentido os mais prolíficos, sejam eles os escritores ou os desenhadores. Reiteramos, apesar de crer que não haja necessidade, que se tratam de classificações de quantidade e não de qualidade.

Estes números referem-se a Tex, que não é somente o herói mais veterano da editora italiana, mas sobretudo o mais vendido até hoje, sendo inclusive o protagonista de uma histórica série quinzenal publicada entre  1952 e 1960 que tinha como título o nome Albo d’Oro, que continuou uma série ainda mais antiga Albo d’Oro Audace iniciada em 1943, uma das primeiras séries da actual Sergio Bonelli Editore que daqui a poucos dias festejará o seu 75° aniversário já que o primeiro exemplar de Audace editado pela família Bonelli trazia a data de 18 de Janeiro de 1941.

Arte original de Claudio Villa para a capa do Tex Magazine

Assim sendo, mostramos de seguida ano por ano, a quantidade de páginas publicadas, seus autores e quantidade de páginas dos escritores e dos desenhadores mais publicados. Os números decimais devem-se ao facto de que nas duas primeiras décadas as aventuras do Ranger foram publicadas no formato striscia (talão de cheques), correspondente a um terço mas actuais páginas que são a unidade de medida das nossas classificações.

Ano Páginas   Escritores Páginas   Desenhadores Páginas
1948 149,33   Bonelli G.L. 149,33   Galep 149,33
               
1949 533,33   Bonelli G.L. 533,33   Galep 533,33
               
1950 554,67   Bonelli G.L. 554,67   Galep 496
               
1951 544   Bonelli G.L. 544   Galep 480
               
1952 565,33   Bonelli G.L. 565,33   Galep 565,33
               
1953 554,67   Bonelli G.L. 554,67   Galep 437,33
               
1954 554,67   Bonelli G.L. 554,67   Galep 320
               
1955 554,67   Bonelli G.L. 554,67   Galep 490,67
               
1956 565,33   Bonelli G.L. 565,33   Galep 517,33
               
1957 554,67   Bonelli G.L. 554,67   Galep 448
               
1958 554,67   Bonelli G.L. 554,67   Galep 498,67
               
1959 565,33   Bonelli G.L. 565,33   Galep 397,33
               
1960 554,67   Bonelli G.L. 554,67   Galep 490,67
               
1961 554,67   Bonelli G.L. 554,67   Galep 504
               
1962 554,67   Bonelli G.L. 554,67   Galep 464
               
1963 554,67   Bonelli G.L. 554,67   Galep 506,67
               
1964 963   Bonelli G.L. 963   Galep 554,33
               
1965 1387   Bonelli G.L. 1387   Galep 783,67
               
1966 1387,3   Bonelli G.L. 1387,3   Galep 666,67
               
1967 613,67   Bonelli G.L. 613,67   Galep 293,33
               
1968 283,33   Bonelli G.L. 283,33   Galep 144
               
1969 1320   Bonelli G.L. 1320   Galep 526
               
1970 1320   Bonelli G.L. 1320   Letteri 590
               
1971 1320   Bonelli G.L. 1320   Galep 412
               
1972 1320   Bonelli G.L. 1320   Nicolò 511
               
1973 1320   Bonelli G.L. 1320   Letteri 320
               
1974 1320   Bonelli G.L. 1320   Nicolò 563
               
1975 1320   Bonelli G.L. 1320   Letteri 372
               
1976 1320   Bonelli G.L. 870   Nicolò 438
               
1977 1320   Bonelli G.L. 815   Fusco 358
               
1978 1320   Bonelli G.L. 1297   Letteri 330
               
1979 1320   Bonelli G.L. 745   Nicolò 457
               
1980 1320   Bonelli G.L. 989   Fusco 374
               
1981 1320   Nolitta 837   Ticci 330
               
1982 1320   Bonelli G.L. 943   Nicolò 393
               
1983 1320   Bonelli G.L. 762   Galep 422
               
1984 1320   Nizzi 500   Fusco 402
               
1985 1320   Nizzi 744   Letteri 335
               
1986 1320   Nizzi 1012   Civitelli 287
               
1987 1320   Nizzi 1052   Letteri 434
               
1988 1544   Nizzi 1544   Fusco 312
               
1989 1546   Nizzi 1389   Civitelli 369
               
1990 1544   Nizzi 1544   Ticci 374
               
1991 1882   Nizzi 1434   Letteri 448
               
1992 1544   Nizzi 1544   Fusco 353
               
1993 1544   Nizzi 958   Letteri 586
               
1994 1638   Nizzi 636   Marcello 330
               
1995 1633   Nizzi 1031   Letteri 366
               
1996 1862   Nizzi 1463   Marcello 317
               
1997 1995   Boselli 862   Marcello 492
               
1998 1638   Nizzi 921   Ortiz 330
               
1999 1915   Boselli 980   Marcello 508
               
2000 1995   Nizzi 1104   Repetto 345
               
2001 1970   Nizzi 1214   Ticci 330
    Fusco 330
               
2002 2005   Nizzi 1565   Repetto 645
               
2003 1980   Nizzi 1768   Diso 334
               
2004 1984   Nizzi 994   Ortiz 330
    Font 330
               
2005 1929   Nizzi 1434   Fusco 330
               
2006 1980   Nizzi 1540   Ortiz 330
               
2007 1980   Nizzi 1210   Diso 326
               
2008 1980   Boselli 990   Cossu 326
               
2009 1972   Boselli 664   Ortiz 318
               
2010 1980   Boselli 884   Font 330
               
2011 2340   Boselli 1150   Ginostatis 330
               
2012 2132   Faraci 868   Seijas 330
               
2013 2258   Boselli 1722   Fernandez 316
               
2014 2276   Boselli 1072   Diso 334
               
2015 2342   Boselli 848   Font 330

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Na classificação estão assinalados a vermelho os melhores resultados de todos os tempos. Descobre-se assim que o ano passado é o mais rico de sempre em relação ao número de páginas de Águia da Noite publicadas; que Claudio Nizzi detém o record de páginas publicadas num único ano entre os escritores de Tex com exactas 1768 páginas assinadas em 2003, enquanto entre os desenhadores é Aurelio Galleppini, co-criador da personagem a conseguir o record em 1965, com 2351 tiras (correspondentes a 783,67 páginas actuais ).

G.L. Bonelli (desenhado por Sergio Tarquinio)

Usamos uma cor diferente para cada autor para evidenciar melhor os vários períodos “criativos” de Tex; especialmente entre os escritores vê-se bem como o leme da série esteve firmemente na mão do seu criador G.L. Bonelli até 1983, passando depois, por cerca de um quarto de século, para as confiantes e prolíficas mãos de Claudio Nizzi que o cedeu em 2008 às igualmente seguras mãos de Mauro Boselli.

Inevitavelmente menos linear a sucessão ao lugar mais alto do pódio entre os desenhadores. Se até ao final dos anos sessenta um desenhador, neste caso Aurelio Galleppini, podia realizar praticamente sozinho uma série de sucesso como Tex, com a multiplicação das páginas inéditas a publicar anualmente, era urgente constituir um verdadeiro staff de ilustradores. Os primeiros a assumir a liderança dos desenhadores foram Letteri, Nicolò, Fusco e Ticci, que por quinze anos se evidenciaram no comando; depois a equipa foi ampliada até se constituir num staff moderno composto por talentos italianos e internacionais, estes últimos vencedores em doze ocasiões ao longo dos últimos dezoito anos.
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Para clarificar ainda mais o ponto de situação entre os escritores mostramos, aqui do lado esquerdo,uma tabela com os autores que venceram pelo menos um “scudetto” de Tex, pela ordem de número de sucessos anuais obtidos.
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Continuando na metáfora futebolística, apenas podem costurar na sua própria camisola as estrelas que indicam 10 anos de sucessos somente Bonelli pai e Nizzi. A Mauro Boselli falta uma vitória para alcançar a estrela. Curiosamente Nolitta que tantas páginas dedicou ao Ranger conseguiu ser o escritor mais produtivo num único ano, enquanto Nizzi embora tendo vencido “apenas” em  22 ocasiões, escreveu quase o mesmo número de páginas texianas do que o mítico G.L. Bonelli que conseguiu 35 das safras.
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Segue-se, do lado direito, a lista dos desenhadores que venceram pelo menos uma vez a classificação dos mais publicados por ano.
Duas estrelas para Aurelio Galleppini, que praticamente nunca será alcançado, tendo em conta o quanto é difícil hoje em dia destacar-se na classificação dos desenhadores. O último a vencer dois anos consecutivos foi Marcello, há mais de vinte anos, enquanto autores históricos como Ticci, ou veteranos como Font o Diso, os mais adiantados na classificação, entre aqueles ainda em actividade, apenas se impuseram em três anos.
 
E encerramos aqui este primeiro capítulo deste novo ano dedicado aos números de Tex! Bom 2016 a todos os nossos leitores!
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Saverio Ceri

Material apresentado no blogue Dime Web em 01/01/2016; Tradução e adaptação (com a devida autorização): José Carlos Francisco.
Copyright: © 2016, Saverio Ceri

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As Leituras do Pedro: Tex em Cores #24 e #25

As Leituras do Pedro*

Tex Edição em Cores
#24 – O Diabólico Mefisto
#25 – O Homem da Caveira
Gianluigi Bonelli (argumento)
Aurelio Galleppini (desenho)
Mythos Editora
Brasil, 2015
160 x 210 mm, 252 p., cor, capa mole
R$ 34,90 / 17,00 €

O (re)encontro com (o verdadeiro) Mefisto na narrativa principal que ocupa boa parte destes dois volumes, é, provavelmente, uma das histórias mais marcantes na – longa – vida aventurosa do ranger. Por várias razões.

Desde logo, porque introduzia na série, melhor, reaproveitava, uma personagem com quem Tex se tinha cruzado uma vez, transformando-a no verdadeiro contraponto do ranger. Usado com (inteligente) parcimónia ao longo das quase sete décadas que Tex já conta, Mefisto fica mesmo assim como o seu grande inimigo, como a sua besta negra, como aquele que por mais derrotado que pareça há-de regressar sempre um dia para atormentar o caminho do herói, pessoalmente ou por interposta pessoa.

Considerado mesmo por alguns o retrato em negativo do herói, o ilusionista original (visto em Tex em Cores #7) surge aqui com poderes renovados e aumentados, mais próximos da feitiçaria, introduzindo uma nota peculiar – e fantástica – bem explorada nesta e em narrativas futuras.

Acredito que ao escrever esta história – possivelmente criada ao correr das semanas, sem guião prévio, como era então norma, Gianluigi Bonelli estava longe de imaginar a importância do vilão que esteva a desenvolver e que a ele voltaria outras vezes.

Mesmo assim – por isso? – esta trama, que tem como ponto de partida o desejo obsessivo de vingança de Mefisto em relação a Tex e aos seus companheiros, apresenta algumas notas distintas em relação ao que era habitual na escrita de Bonelli.

A primeira, desde logo, relaciona-se com a introdução do já referido tom fantástico – em Tex geralmente associado a previsões de feiticeiros índios – mais a mais por parte de uma personagem branca, que se apresenta com poderes paranormais, como a capacidade de projectar o espírito no espaço para vigiar ou atormentar os seus inimigos ou o controle da personalidade através do hipnotismo, sendo mesmo capaz de obrigar os que domina desta forma a contrariarem a sua forma de ser.

Depois, há o referido recurso a um vilão (pouco) recorrente.

O tom de mistério e suspense introduzido, é outra nota pouco comum na estrutura habitual deste western – antes e depois deste confronto – e para isso pesa bastante a forma como Bonelli mantém oculta dos leitores a identidade do novo(/velho) inimigo de Tex durante mais de 50 páginas (cinco dos livrinhos de 32 tiras em que a história foi originalmente publicada) – e demorará mesmo mais algumas páginas até o protagonista descobrir quem enfrenta.


Por isso – e pela forma como o bruxo, ao longo de quase toda a trama, parece sempre mover os cordelinhos, manobrando à distância os oponentes, conduzindo-os a seu bel-prazer e parecendo a caminho de uma vitória – pessoal e do mal que representa e encarna – de todo inimaginável em Tex, não custa elegê-lo como o verdadeiro protagonista desta narrativa, relegando mesmo o ranger para um (raro) segundo plano.

Curiosamente – e reforçando esta ideia – durante as quase duas centenas de páginas que ela abarca, Tex nunca chega a estar – em carne e osso… – face a face com o seu adversário e acaba mesmo por não ter influência directa no – apesar de tudo esperado – desfecho.

Uma nota final para referir que Tex contra Mefisto, o título global dado a esta narrativa, foi a primeira aventura do ranger publicada em Portugal – em 2005, na colecção Série Ouro – Os Clássicos da Banda Desenhada, do jornal Correio da Manhã – como é destacado por Júlio Schneider na introdução, sendo por isso uma edição bastante cobiçada pelos muitos fãs do ranger. Aliás, Tex só voltaria em português uma década depois – no ano passado – com o magnífico Patagónia, numa edição da Polvo que ainda se encontra à venda com facilidade.

*Pedro Cleto, Porto, Portugal, 1964; engenheiro químico de formação, leitor, crítico, divulgador (também no Jornal de Notícias), coleccionador (de figuras) de BD por vocação e também autor do blogue As Leituras do Pedro.

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