Intervista esclusiva: GIAMPIERO BELARDINELLI

Intervista condotta da José Carlos Francisco, con la collaborazione di Júlio Schneider (traduttore di Tex per il Brasile) per le traduzioni e le revisioni e di Bira Dantas per le caricature.

Per iniziare parlaci un po’ di te: luogo e data di nascita, famiglia, cosa fai da un punto di vista professionale?
Giampiero Belardinelli:
Sono nato a Civitanova Marche (MC) il quattro dicembre del 1960. Dal 1969 risiedo a Porto Sant’Elpidio, in provincia di Fermo. Mio padre, morto nel 1992, faceva l’imbianchino e mia madre è una casalinga, da diversi anni in pensione. E sono il primogenito di una famiglia composta da cinque fratelli e una sorella. Dal 2008 convivo con Anna, e ho condiviso la mia passione per i fumetti con il suo figlio Diego, di undici anni: oltre a Diabolik, legge Tex, Zagor e gli altri fumetti della Bonelli con felicità. Vorrei soffermarmi sulla parola felicità: la predisposizione nel leggere un fumetto o un libro, come vedere un film o un serial televisivo, dovrebbe essere gioiosa, mentre, in età adulta, molte persone lo dimenticano e si accostano a un’opera narrativa con una propensione quasi drammatica. Questo importante cambiamento della nostra vita, tornando alla mia presentazione, ci ha spinti ad acquistare un locale, sotto all’abitazione, dove collocherò, una volta arredato, i miei fumetti e i miei libri, per ora rimasti nella libreria della casa in cui abita mia madre. A livello professionale, mi occupo di organizzazione in una piccola impresa calzaturiera e, da alcuni mesi, collaboro con Anna nella sua attività indipendente per un’importante azienda di Nutrizione e Benessere internazionale. In ultimo ma non per ultimo, dal 1995, con attenzione agli insegnamenti ricevuti, ho intrapreso un’attività di critico e saggista sul fumetto bonelliano, collaborando a diverse pubblicazioni. Di recente anche su Internet: dal 2004, ho scritto recensioni di Zagor per il portale di www.spiritoconlascure.it e da un paio di anni, insiemi agli altri collaboratori di questo blog, realizzo le interviste agli autori Tex ma anche di altre testate bonelliane.

Quando è iniziata la tua passione per i fumetti, soprattutto per Tex?
Giampiero Belardinelli: I fumetti sono stati sempre nella mia vita. In un paesino dell’Appennino marchigiano, Castello di Fiuminata (in provincia di Macerata), luogo di origine di mia madre, è vissuto un mio caro zio, morto nel 1996, lettore appassionato di Tex. La mia mente torna agli anni Sessanta e a quelle vignette in cui uno smilzo personaggio si faceva largo a suon di pugni e sparatorie. Come avrei scoperto in seguito, erano i primissimi albi giganti di Tex: titoli come Fuorilegge, Due contro cento, La montagna misteriosa, Il segno indiano, Assedio al posto N° 6 ecc. Da bambino trovavo difficoltà a seguire le trame, ricche di dialoghi, delle storie di Tex, per cui solo da adolescente iniziai ad apprezzare le fantasiose trame ideate da Gianluigi Bonelli. Nel frattempo, però, avevo iniziato ad appassionarmi a Zagor, personaggio ideato, com’è ormai noto, da Sergio Bonelli con lo pseudonimo di Guido Nolitta. Quando ho iniziato a seguire Tex, la serie aveva superato il numero cento ed era entrata nel periodo della maturità. Gli inferni danteschi rappresentati da Aurelio Galleppini nelle storie con Mefisto mi avevano come preso alla gola, tanta era la potenza evocativa. Le immagini di Letteri, invece, mi avevano suggerito l’idea di un mondo senta tempo, dove la morte e la vita erano come un unico flusso temporale. Ricordo gli affreschi nelle piccole chiese di montagna in cui andavo da ragazzino: ebbene, quelle raffigurazioni sacre mi facevano pensare a certe storie visualizzate da Guglielmo Letteri. E il ricordo mi riporta, continuando l’analisi, ai maestosi paesaggi del Grande Nord tratteggiati da Giovanni Ticci. Questi grandi disegnatori, tra gli altri, guidati dalle sceneggiature di Gianluigi Bonelli hanno contribuito a far nascere in me il mito di Tex.

Perché proprio Tex e non un altro personaggio?
Giampiero Belardinelli: Devo far presente che, nel 1984, per ragioni lunghe da spiegare, avevo smesso di leggere i fumetti e purtroppo avevo abbandonato qualsiasi altro tipo di lettura. Zagor, Mister No, Tex sono stati da me lasciati al loro destino e mai avrei pensato di ritornare a leggerli di nuovo. Nel 1989, richiamato dall’antico fascino, ho ripreso la lettura dei tre personaggi, trovando una situazione del tutto diversa: uno Zagor poco incisivo; un Mister No in splendida forma; un Tex avvincente grazie alle sceneggiature bonelliane di Claudio Nizzi. Nel 1992 – anno per me fondamentale – sono entrato in contatto con il mondo delle riviste di critica: a Firenze, alla mostra Zagor. Un’avventura lunga trent’anni, ho conosciuto Moreno Burattini e un giovanissimo Angelo Palumbo.
Grazie a loro ho acquistato il secondo numero della rivista Dime Press, ideata dallo stesso Burattini con la complicità di Francesco Manetti, Alessandro Monti e Saverio Ceri, sotto l’egida dell’editore Antonio Vianovi (Glamour International Production). Leggendo gli articoli di quel numero della rivista, la mia fantasia venne come incendiata e ho ritrovato per il fumetto gli smarriti entusiasmi giovanili. Ho fatto questa lunga premessa per dire come la passione per Tex si sia sviluppata associando i ricordi adolescenziali con le considerazioni ricche di empatia dei redattori di Dime Press. Di particolare importanza, si è rivelato il sesto numero (1994) della rivista di Antonio Vianovi, aperta con una suggestiva copertina a colori di Fabio Civitelli, dedicata però a Mister No. Nell’ampio Dossier Tex è stato sviscerato ed evidenziato il ricco patrimonio letterario e grafico della saga intitolata ad Aquila della Notte. Quindi, rispondendo nello specifico alla domanda, per tutte le caratteristiche sopra elencate l’eroe bonelliano è tra i pochi personaggi capaci di conquistare anche quei lettori – come chi scrive – non entrati subito in sintonia con il suo mondo narrativo.

Cosa rappresenta Tex per te?
Giampiero Belardinelli: Tex è un personaggio che, in maniera più o meno regolare, ho iniziato a leggere nella seconda metà degli anni Settanta. Negli anni Novanta ho riletto molte delle storie di Tex di Gianluigi Bonelli e, con nuove conoscenze, ho apprezzato fino in fondo la carica innovativa del personaggio. Il Tex di Gianluigi Bonelli è un uomo dal profondo senso di giustizia, e questo sentimento lo ha messo in contrasto non solo con banditi e criminali vari ma anche – secondo il colorito linguaggio bonelliano – con i cosiddetti “farabutti in guanti bianchi“. E questo aspetto lo ritroviamo già nella prima striscia, Il totem misterioso (settembre 1948). Nell’ambito culturale dell’epoca, un personaggio come Tex è un colpo nello stomaco per i benpensanti, timorosi del messaggio trasgressivo delle storie di Gianluigi Bonelli.
Il Tex di questa prima avventura – pur tra qualche ingenuità – evidenzia una carica aggressiva e una vitalità positiva: l’eroe è consapevole di trovarsi in un mondo ingiusto e tenta di raddrizzare i torti senza ricorrere alla delega o alla vaga speranza di un futuro migliore. Tex soprattutto non abbandona mai gli amici nei momenti di difficoltà: questa peculiarità dell’eroe è, a parer mio, una delle chiavi del suo carisma presso i lettori di tutto il mondo. E per di più, come scrive Nazzareno Giorgini (cfr. Il mio Tex, edito dall’Autore presso www.stampalibri.it, Macerata 2006, p. 22), “il nostro eroe lotta contro il male per dare felicità e pace a coloro che soffrono“. La lettura di un’avventura di Tex ha quindi una funzione terapeutica: ricordarci del valore assoluto della propria dignità.

Quanti fumetti di Tex hai in tutto nella tua collezione? E qual è la più importante per te?
Giampiero Belardinelli: Non ho mai contato gli albi di Tex della mia collezione: nelle varie edizioni, ne avrò all’incirca un migliaio o poco più. Devo premettere che non sono un collezionista puro. Nonostante ciò, ammiro molto i collezionisti perché sono delle persone dotate di una pazienza e di un talento rari. E queste persone, tra l’altro, sono delle preziose miniere di informazioni, altrimenti destinate all’oblio. Trovandomi a lavorare, insieme al collega Massimo Capalbo, al Tex Index 1-50 (per conto di Paolo Ferriani editore) sono ricorso all’aiuto di alcuni collezionisti, tra cui l’amico e critico Nazzareno Giorgini, per approfondire il linguaggio originale di Gianluigi Bonelli nelle versioni non censurate.
Questo per dire come il mio interesse sia rivolto soprattutto alla ricostruzione filologica di una serie e molto meno al valore collezionistico di un albo. E questa personale visione sul collezionismo mi permette di dichiarare, senza timore di scandalizzare i puristi, la mia venerazione per Tex Collezione Storica a Colori, collana abbinata al quotidiano La Repubblica ed edita dal Gruppo Editoriale L’Espresso. Come sanno i lettori, non solo italiani, l’edizione del Tex di Repubblica è un meraviglioso riconoscimento al nostro Ranger, valorizzata da un ottimo apparato critico e dalle spettacolari copertine di Claudio Villa. Non so se nel tempo questa edizione possa guadagnarsi un alto valore nel mercato del collezionismo, ma per me il suo valore estetico e culturale è notevolissimo.

Collezioni solo fumetti o anche tutto ciò che viene scritto sul personaggio?
Giampiero Belardinelli: Como ho già dichiarato nelle domande precedenti, mi piace collezionare libri e riviste di critica. La bibliografia texiana è sterminata e quindi è davvero difficile poter disporre di tutto il materiale fin qui pubblicato. Nella mia libreria ho un bel po’ di libri su Tex e i suoi autori. In alcuni casi ho anche collaborato a qualche pubblicazione texiana. Come ho già accennato sopra, stiamo tentando di dare un ulteriore contributo alla saggistica texiana con il Tex Index 1-50. Il volume è in fase di scrittura e, grazie anche alla raffinata grafica di Paolo Ferriani, ne uscirà una pubblicazione di pregio. Inoltre, per redigere alcune rubriche inserite nella terza parte del volume, ci siamo avvalsi della collaborazione di alcuni esperti texiani come Julio Schneider, José Carlos Francisco (Zeca), Nazzareno Giorgini e Carlo Monni.

Qual è la tua storia favorita? E qual è il disegnatore che apprezzi maggiorante? E lo sceneggiatore?
Giampiero Belardinelli: Domanda in apparenza facile ma in realtà molto difficile: dover scegliere un’avventura tra i moltissimi capolavori della saga è impegnativo. Quindi vado d’istinto e ne cito quattro, quelle a cui più sono legato a livello emotivo: Black Baron, Il figlio di Mefisto, Una campana per Lucero, Il fiore della morte. E di conseguenza la mia preferenza va ai due indimenticabili illustratori Aurelio Galleppini e Guglielmo Letteri. Per quanto riguarda lo sceneggiatore preferito, la risposta non sarò io a darla ma idealmente lo stesso Tex: Gianluigi Bonelli è un narratore di prima fila e il suo stile ha fatto scuola anche tra gli autori che lavorano in altre testate. Ed essendo legato allo stile bonelliano ho molto apprezzato l’impegno profuso da Claudio Nizzi – per buona parte della sua produzione – nel contribuire a riportare in auge il modello classico, pur con leggere e opportune modifiche. Ma sono anche capace di apprezzare gli autori capaci di rinnovare il modo di raccontare l’avventura texiana, come Mauro Boselli. La sua scrittura è secondo me la naturale evoluzione di quella bonelliana, grazie all’efficace capacità di far dialogare i personaggi e di non dimenticare mai che Tex è un Eroe e di conseguenza deve compiere imprese degne della sua leggenda. Non a caso, ho collaborato alla stesura di un articolo, ideato da Nazzareno Giorgini, dal titolo Il Tex di Mauro Boselli. Riflessioni e analisi, pubblicato in Dime Press n. 18 (Ed. Glamour International Production, Firenze febbraio 1998, pp. 14-32).

Cosa ti piace di più e cosa di meno in Tex?
Giampiero Belardinelli:
Tex è un personaggio inflessibile contro ogni forma di ingiustizia, senza badare da chi e da dove arriva la minaccia. Il suo sguardo è talmente acuto da saper individuare anche il male più subdolo: quello magari nascosto tra i gruppi di potere economici e politici. Inoltre, il Ranger è un uomo che non bada al colore della pelle quando deve riparare a dei crimini, anche se commessi dai popoli più spesso vittime dell’espansionismo dell’uomo bianco. Non si può non evidenziare come le azioni dell’eroe, se osservate con l’animo sgombro da pregiudizi ideologici, rispondano a un supremo senso di giustizia. In Tex non mi piace quando gli sceneggiatori tentano di umanizzare in maniera quasi antieroistica il personaggio. Mi riferisco in particolare, per fare un esempio conosciuto, a una sequenza inserita nell’avventura nolittiana Il segno di Cruzado (Tex 242-245), dove un pellerossa in fin di vita chiede al Nostro di mettere fine alla sua agonia. È una sequenza di intensa drammaticità, non c’è dubbio, ma lontana mille miglia dalla grammatica narrativa di Gianluigi Bonelli.

Secondo te qual è la caratteristica di Tex che ne fa l’icona che è?
Giampiero Belardinelli: In parte ho risposto nella quarta domanda. Aggiungo come lo scenario della Frontiera americana sia stato molto importante per il successo della collana. Quando Tex ha debuttato nelle edicole italiane (nel 1948) il cinema western hollywoodiano aveva già sfornato capolavori come Ombre Rosse (1939, John Ford) e avrebbe furoreggiato nell’immaginario collettivo per almeno altri due decenni. Come ha più volte ribadito lo stesso Sergio Bonelli, le pellicole western hanno lasciato un segno indelebile nei ragazzi di allora. Ma Tex ha saputo poi superare la crisi del cinema western grazie al linguaggio di Gianluigi Bonelli: un marchio di fabbrica inconfondibile. La maggiore maturità narrativa rispetto ai prodotti fumettistici di maggior successo degli anni Cinquanta e parte dei Sessanta, ha inizialmente rallentato il gradimento della serie presso il grande pubblico. In seguito, grazie alla superiore qualità di scrittura e di disegno, la serie di Tex si è trasformata in un vero e proprio fenomeno. Non solo per le incredibili vendite giunte dalla seconda metà dei Sessanta in poi, ma perché, grazie a Gianluigi Bonelli, abbiamo avuto in Italia l’evoluzione ai più alti livelli della narrativa popolare, pressoché assente dopo Salgari. E nella migliore tradizione popolare possiamo collocare un’altra serie classica come Zagor, esempio riuscito di narrazione avventurosa al passo con i tempi.

Concludendo: come vedi il futuro del Ranger?
Giampiero Belardinelli:
C’è in atto un validissimo rinnovamento grafico e Tex si conferma una serie con un parco di disegnatori che poche testate al mondo possono vantare. Sul piano degli sceneggiatori c’è un marcato impegno di Mauro Boselli e la qualità dei testi ne ha risentito in maniera positiva. Per garantire al personaggio un futuro degno di quello del passato ci vorrebbero, al fianco di Boselli, altri autori di comprovata conoscenza texiana. Ci stanno provando due professionisti come Tito Faraci e Pasquale Ruju. Tra l’altro, sono molto contento che un autore del calibro di Gianfranco Manfredi stia scrivendo per Tex, anche se non in maniera continuativa. Per il resto, come appassionato di Tex (e del fumetto bonelliano più in generale) sarei curioso di vedere all’opera con il personaggio lo sceneggiatore Moreno Burattini, forte di un’esperienza ventennale su Zagor, una serie vivace dal punto di vista narrativo e seguita con fedeltà dai suoi lettori.

Caro pard Giampiero Belardinelli, a nome del blog portoghese di Tex, ti ringraziamo moltissimo per l’intervista che ci hai così gentilmente concesso.

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As Leituras do Pedro: Tex Edição de Ouro #45 – O Passado de Kit Carson

As Leituras do Pedro*

Tex Edição de Ouro #45 – O Passado de Kit Carson
Mauro Boselli (argumento)
Carlo Raffaele Marcello (desenho)
Mythos Editora (Brasil, Novembro de 2009)
135 x 177 mm, 332 p., pb, brochado

Resumo
Após 25 anos de separação, os sobreviventes da temível quadrilha conhecida como Os Inocentes voltam a reunir-se, para levarem a cabo uma vingança há muito ansiada.
Ao mesmo tempo, Tex Willer e o seu filho, Kit, chegam a Tucson para se encontrarem com Kit Carson, mas descobrem que este partiu para Bannock, após ter liquidado um elemento daquela quadrilha. Enquanto seguem no encalço do seu amigo, Tex aproveita para contar ao filho um episódio do passado daquele, recheado de crime, violência e ódio, evocando as razões para tudo voltar a despertar agora, um quarto de século volvido. Nesse episódio está incluída uma relação romântica de Kit Carson, da qual pode ter nascido uma bela jovem.

Desenvolvimento
1
. Soa a contradição – é-o sem dúvida – mas um dos segredos da longevidade de Tex – mais de 60 anos e algumas centenas de histórias – é, por um lado, a fidelidade a um modelo (estereotipado) o western puro e duro e, por outro lado, a capacidade regular de inovação e renovação dentro desse modelo em histórias que geralmente destoam (para melhor) da média habitual da série.
O Passado de Kit Carson é um desses casos.

2. Habituados, na banda desenhada clássica, a heróis mais ou menos eternos, descobrir que têm um passado – ou que passaram a tê-lo… – é sempre uma surpresa. Mas também uma forma de o autor dar consistência à criação, tornando-a mais credível, mais humana, mais próxima dos leitores que seguem as suas andanças. É isso que acontece em O Passado de Kit Carson, com o aliciante de incluir uma antiga relação romântica do ranger.

3. Curiosamente, o escritor de O Passado de Kit Carson é Mauro Boselli, mais conhecido como argumentista do (menos interessante) Zagor, que nesta data (1994) fazia a sua estreia em Tex.

4. Uma estreia que tem de ser qualificada como de luxo, em que construiu uma das mais interessantes histórias do ranger e dos seus amigos, em que alterna a acção no presente com longos flashbacks que ajudam o leitor a entender as razões do que se passa no tempo actual. Este recurso, dá também um menor protagonismo aos heróis, ausentes nalgumas dezenas de páginas da longa história, ajudando a narrativa a respirar e a ganhar consistência.

5. Os vários elementos presentes – a origem e intenções da quadrilha dos inocentes, no passado e no presente; a relação de Kit com o xerife Ray Clemonds e a bela Lena, que constituem um autêntico triângulo amoroso; a trágica história da cidade de Bannock; a força dos diversos sentimentos presentes: amor, ódio, amizade, coragem, raiva, vingança;, o papel relevante das figuras femininas; a longa e bem caracterizada galeria de personagens, a aproximação de Tex e do filho ao momento presente; o clímax final – são bem geridos e doseados, com diálogos, acção, suspense e surpresas q.b., originando um relato interessante, denso, bem urdido e explanado, com tudo o que é necessário para agradar aos amantes do western em particular e aos de banda desenhada de aventuras em geral.

6. Sei que muitos vão discordar, mas pessoalmente lamento que tenha sido Carlo Marcello (1929-2007) o escolhido para a desenhar. Ou pelo menos que o seu desenho não tenha estado sempre ao melhor nível que demonstra em diversas páginas, pois os desequilíbrios gráficos são demasiados para se explicarem apenas pela extensão do relato e pelos prazos a cumprir. Porque se há alturas em que os rostos, corpos humanos, animais, cenários e jogos de luz e sombras se revelam primorosos, noutras páginas a escassez de tempo (ou o recurso a assistentes?) é por demais notória.

*Pedro Cleto, Porto, Portugal, 1964; engenheiro químico de formação, leitor, crítico, divulgador (também no Jornal de Notícias e na revista In’ – distribuída as sábados com o JN e o DN), coleccionador (de figuras) de BD por vocação e também autor do blogue As Leituras do Pedro.

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TEX SEM FRONTEIRAS: Tex no Brasil

Por G. G. Carsan*

Meus amigos texianos,
Jack Colt planejou uma terrível vingança contra Tex Willer, que o desmascarou no passado, levando-lhe à prisão e à desonra, mas o nosso herói conseguiu safar-se, numa aventura que tem tesouro, duelo, seita, traições e muito bang bang, acabando com um confronto em alto-mar.

Até aqui o texto acima tem duas coisas que podem suscitar indagações e dúvidas dos texianos, mas informo que o subtítulo Tex no Brasil não tem a ver com o livro “Tex no Brasil – O Grande Herói do Faroeste” que escrevi e continua à venda em diversos pontos do Brasil; e que esta aventura a que me refiro foi publicada no Fórum do Portal TexBr sob título “O Tesouro do Navio Português”, como curiosidade e divertimento, escrita por mim, que não faço parte da Bonelli.

Esta matéria é mais uma forma de suscitar o desejo de uma aventura do Tex que se passe no Brasil, como é sonhado pela imensa maioria dos coleccionadores brasileiros, conforme sempre tem sido externado em cartas, fóruns e grupos. E aproveito para fazer algumas considerações.

Em 1876, o Imperador D. Pedro II, que era amante das artes, nomeadamente da fotografia, foi convidado para as comemorações de 100 Anos da Independência americana e visitou uma exposição no estado da Filadélfia, numa viagem que foi à Europa e retornou pelos Estados Unidos, para então voltar ao Brasil.

No confronto em alto-mar citado acima, quando o navio onde navegava foi atingido por um tiro de canhão, Tex tomou a drástica atitude de jogar o seu navio contra o outro – senão afundaria sem lutar -, tomando-lhe de assalto, mas no choque, ambos naufragaram.

O nosso herói e os seus amigos teriam servido de comida para os tubarões se não fossem resgatados pela frota composta de 4 navios, na qual viajava o Imperador. E ajudaram-no a livrar-se de um grande problema causado pelo Jack Colt – que havia escapado e dominado a tripulação de um dos navios.

Depois desses acontecimentos, Tex foi agradecer a D. Pedro II pela salvação e pelo favor que seria levá-los até à costa americana, mas o Monarca viu naqueles homens de acção, a oportunidade de resolver um grave problema que tinha no Brasil, e convidou-os para ajudá-lo.

Assim termina a aventura, mas é um óptimo exemplo de gancho para iniciar uma aventura brasileira do Tex, que já se aventurou recentemente na Argentina, com o Tex Gigante “Patagónia” e neste ano de 2010 será lançado o Tex Gigante ambientado em Cuba, cujo título (na Itália) é Os Rebeldes Cubanos.

Para haver um deslocamento de Tex do seu habitat natural, o Sudoeste americano, é necessário um facto importante e também um plano de fundo que o justifique, começando pela época histórica, para não deixar um furo na cronologia da personagem, que conta com ambientação e história bastante próximas da realidade.

O editor Sergio Bonelli afirmou numa entrevista que não pensava em Tex no Brasil, por achar que os italianos não ficariam contentes com tal facto, mas logo depois permitiu aventuras de Tex em países fora do contexto, e isso por certo demonstra que algo mudou e podemos, no curto prazo, ser surpreendidos com a nossa tão sonhada aventura.

Na verdade, há casos que o Imperador teria para ser resolvido e podemos imaginar algo relacionado a traição, a contrabando de ouro, a politiquices, insurreição, busca de um tesouro, exploração de determinada região, a Guerra do Paraguai – na qual o D. Pedro II esteve presente, inclusive fotografando cenários e combates, etc. O que podemos afirmar é que o Brasil tem história e localização para situar uma aventura texiana, afinal, até Sir Sherlock Holmes visitou a capital do Império – vide O Xangô de Baker Street, de Jô Soares.

Entretanto, apesar de ter desenvolvido uma história com final específico para este fim, não sei o que isso mudaria a título de aumento nas vendas, por exemplo. Ou seja, nada contra, nada a favor. O herói de BD pode viajar no tempo, inserir-se em qualquer realidade e tudo irá bem, desde que respeite o que é facto real, como já vimos no próprio Tex, na aventura em que contracena com o General Custer. Porém, acredito que esse desejo dos fãs seja mais como reconhecimento, auto-afirmação, curiosidade ‘de ver como fica’. Apenas os fãs comprariam.

Acredito mesmo que não se trate de patriotismo, haja vista que uma excelente personagem já publicada no Brasil, que todos conhecem bem, Mister No, com muitas e boas aventuras na Amazónia e países vizinhos, não singrou e foi cancelado.

Dito isso, baseado nas incursões texianas na Argentina e em Cuba, existe a possibilidade que Tex venha para uma missão no Brasil e recordo uma conversa com um texiano, tempos atrás, onde falávamos do aprendizado de Geografia e História da América do Norte, mas não só, pois convivemos com a cultura daqueles povos, adquiridos por nós, nas revistas Tex. E considero esse um ponto a ser desenvolvido e divulgado com mais intensidade, que é a mensagem educacional e informativa contida nos enredos.

Confesso que em Patagónia aprendi o que jamais ouvira falar em todos os meus anos de escola regular. O Brasil também tem muito o que ensinar e uma aventura texiana pode ser a continuidade de um ciclo fabuloso para as BDs históricas, a exemplo do Texone Seminoles, que esgotou na França, há pouco tempo.

Em Outubro o desenhador Fabio Civitelli virá ao Brasil participar do FestComix em São Paulo e conhecerá um pouco do nosso país, nossa cultura e nossa gente, fará contactos com os fãs e coleccionadores de Tex e quiçá possa voltar para casa com um argumento texiano na cabeça, para desenvolver junto a um argumentista. Nada é impossível no mundo movido pela imaginação, sonhos e acções.

Forte abraço a todos e até logo,

G. G. Carsan.

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* G.G.Carsan, 45 anos, paraibano, fã, coleccionador e divulgador, começou aos 7 anos a ler Tex e nunca mais parou. Realizou 5 exposições em João Pessoa, escreveu várias aventuras para Tex (algumas publicadas na Internet) e um livro sobre a personagem no Brasil.
Escreve para o Portal TexBr e participa de chats e comunidades no orkut. Fez matérias especiais para o HQ Maniacs e Universo HQ nas comemorações de 60 anos. Mantém a biblioteca aberta para visitantes.


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Os pards de Tex, por Francisco Borges

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Do fã e coleccionador português de Tex, Francisco Borges, de 42 anos, natural de Pedrógão do Alentejo, distrito de Beja e que desde os 9 anos começou a gostar de banda desenhada, começando também a desenhar as diversas personagens que ia descobrindo, inclusive Tex e os seus pards, recebemos três belas ilustrações dos pards de Tex, de sua autoria, realizadas há cerca de 30 anos atrás, precisamente no tempo em que começava a conhecer o mundo de Tex Willer, conforme se pode ver nas ilustrações que apresentamos de seguida:

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