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Póster Tex Nuova Ristampa 63
Neste desenho de Claudio Villa, vemos Tex Willer e Kit Carson fugindo do desabamento, que ocorria na fortaleza situada próxima do Vale dos Gigantes, onde se refugiavam o Príncipe Tulac e os seus Aztecas, após terem sido usada descargas de artilharia pesada por parte de soldados mexicanos e ocorrer de seguida um terramoto provocado por uma erupção vulcânica.
Desenho INÉDITO no Brasil e inspirado na história “El Morisco” de G. L. Bonelli e G. Letteri (Tex italiano #101 a #103).
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Texto de José Carlos Francisco
Intervista esclusiva: MIGUEL ANGEL REPETTO – Un viaggio a Lujan
Intervista condotta da Jesus Nabor Ferreira, con la collaborazione di José Carlos Francisco.
Traduzione: Gianni Petino (Collezionista di Tex sin dal 1949).
UN VIAGGIO A LUJAN
Sono arrivato a Lujan, provincia di Buenos Aires, situata a 60 km dalla capitale argentina, all’incirca alle 16. L’idea era di fare un’intervista ad uno dei maggiori disegnatori odierni di TEX; un veterano disegnatore argentino che si chiama MIGUEL ANGEL REPETTO. All’arrivo sono stato ricevuto dal Maestro e da sua moglie, la signora Maria Celina, che c’invita a passare in sala, dove ci offre un eccellente caffé. Repetto non dimostra la sua età; saranno l’entusiasmo e l’amore per il fumetto a tenerlo così giovane. Sul tavolo ci sono alcuni disegni originali di Tex e di altri personaggi di Repetto. Il disegnatore aveva già preparato alcune copie dei suoi originali (che gli ho chiesto di autografare) affinché li portassi con me a ricordo di questo viaggio di sogno. Sopra due cavalletti vicino al tavolo vi sono vari ritratti di bambini, che mi dicono essere dei loro nipoti. I quadri sono stati dipinti da lui stesso, dato che Repetto è anche un ottimo ritrattista: i nipoti sono cinque in tutto. Mentre sorbivamo il caffé ho iniziato ad intervistare l’idolo:
Le chiedo di fare una piccola introduzione, raccontando un po’ la sua storia, dove e quando è nato, i suoi dati personali…
Repetto: Sono nato a Lujan, provincia di Buenos Aires, il 17/2/1929, proprio così, anche se non sembra ho già 78 anni. Mi sono sposato a 29 anni con Maria Celina, per cui sono già alle nozze d’oro. Abbiamo avuto 2 figli: Alejandra e Miguel che ci hanno dato cinque nipoti che mi chiedono sempre che gli insegni a disegnare, cosa che faccio con molto piacere. Mia figlia Alejandra è soggettista (e poeta) e spera di poter lavorare un giorno per una grande editrice.
Com’è successo che è entrato nel mondo del fumetto?
Repetto: Quando avevo 17 anni, Ramon Columba promosse un concorso di disegno. Mia madre mi avvisò e mi chiese se mi sarei iscritto. Mi entusiasmai e finii per farlo. Il risultato fu che vinsi il concorso.
Ramon Columba venne a Lujan a consegnarmi il premio, non mi ricordo il valore economico, ma la cosa più importante era la possibilità di entrare a far parte come disegnatore della Editorial Columba, una delle più importanti editrici argentine. E così fu. Cominciai a disegnare ricevendo un salario; peraltro le mie storie non venivano pubblicate, perché il lavoro mi veniva offerto affinché io facessi pratica, affinando il mio stile, fino a che fossi pronto per essere pubblicato. Di fatto mi stavano pagando affinché io apprendessi…
Quando Ramon Columba, dopo circa cinque anni, ritenne che ero finalmente pronto per disegnare in maniera professionale, mi tolse dalla condizione di salariato e mi considerò finalmente un disegnatore finito, pagandomi la pagina finita come a tutti gli altri.
(n.d.r. – Repetto e sua moglie sono ammiratori incondizionati di Ramon Columba, che considerano un’ottima persona e che ringraziano, dato che fu proprio per sua causa che Repetto entrò nel mondo dell’”historieta”, come gli argentini chiamano il fumetto. Columba, ha spiegato la moglie di Repetto, era un eccellente caricaturista, ha lavorato molti anni come stenografo al Congresso Argentino e contemporaneamente faceva la caricatura di deputati, senatori ed altri politici. Fu così che pubblicò un libro chiamato “Il congresso visto da me”. Fu uno dei maggiori editori in Argentina, fu lui a pubblicare per la prima volta una rivista esclusivamente di funetti, “El Tony”, il cui primo numero apparì nel 1928.
Mischiando autori nazionali – per la maggior parte – con storie importate, “El Tony” arrivò ad avere una tiratura di 300.000 copie, una fantastica enormità. Negli anni ’40 si aggiunge la rivista “intervalo”, dedicata al pubblico femminile e dopo, con il passare degli anni, altre testate come “Fantasia”, “D’Artagnan”, e per ultimo “Nippur Magnum”, inoltre in Brasile è arrivato a pubblicare una rivista chiamata “Implacàveis”.)
Quali storie e serie ha pubblicato per l’editrice Columba?
Repetto: Per anni ho illustrato la serie Diego, un cow-boy californiano, raffinato, di origini spagnole, amico degli oppressi, che è stato pubblicato anche in Francia, e Mapache, una serie con soggetto mio, pubblicata in Italia dall’Editrice Eura; ho illustrato anche Conrack e Dan Flyn.
Ed ha lavorato anche per altre case editrici?
Repetto: In Argentina ho pubblicato anche per la Frontiera, l’editrice di Oesterheld, di cui ho disegnato varie storie. Erano avventure di guerra aviatoria e di western. Ho pubblicato anche per la Dante Quinterno Editrice il titolo Patourzito ed ancora per la Editrice Bruguera ho fatto una serie chiamata Frontier Bill, che finì per essere èdita anche dalla Columba.
Che è stata pubblicata anche in Cile ed in Spagna…
Repetto: Suppongo di sì… deve avere girato un poì il mondo, come tanti altri miei lavori.
Ed ha pubblicato qualcosa anche con le Edizioni Record?
Repetto: Sì, avevo finito la scuola superiore e mi stavo laureando (n.d.r. – Repetto è “scrivano” che in Argentina è una professione superiore a quella di avvocato) quando Scutti, il proprietario dell’editrice Record, mi chiamò e disse che Arturo del Castello, che disegnava il personaggio “Il Cobra” (n.d.r – con soggetto di Ray Collins, al secolo Eugenio Zapietro, un soggettista che era commissario in opensione della Polizia federela, “Il Cobra” fu pubblicato anche in Brasile nella rivista “Històrias do Fareste” dell’editrice brasiliana Vecchi) stava abbandonando il personaggio per disegnare “lo stupido Sexton” (n.d.r – pubblicato anch’esso in Brasile nella rivists Storpio, sempre dell’editrice Vecchi) su soggetto di Oesterheld. Io non avevo tempo per aderire alla richiesta a causa dell’università, ma Scutti insistette così tanto con me e con mia moglie che mi vidi obbligato ad accettare “O Cobra”. E, a partire dall’episodio del numero 8, disegnai questo personaggio per oltre 70 episodi.
Questo forse è stato uno dei suoi personaggi più noti, a parte Tex.
Repetto: Si, è stato pubblicato per parecchio tempo in Italia, ed anche in molti altri Paesi.
Navigando in Internet, cercando informazioni sul suo lavoro, ho scoperto che lei è stato pubblicato in vari Paesi, per esempio in Italia, Spagna, Danimarca e Francia. Lei affermerebbe che il suo lavoro con Scutti è stato il suo passaporto per l’Europa?
Repetto: Be’, io avevo già lavorato per editori stranieri; la Charlton Press Inc.(USA),, alla fine degli anni 60 per DC Thomson (Scozia), Fleetway Publications ltd. (Inghilterra), Piero Dami Editore spa e Casa Editrice Dardo (Italia). Cioè: i miei lavori con Scutti sono stati pubblicati in Italia. La sua idea era che i nostri lavori fossero venduti in Italia, in primis per Eura Editoriale e fu ciò che fece. Purtroppo noi disegnatori non abbiamo visto che le briciole di quello che ha guadagnato, ma questa è un’altra storia…
Infelizmente, nós desenhadores não vimos muito do dinheiro que ele ganhou com o nosso trabalho… mas isto é uma outra história.
Quali altri personaggi ha disegnato?
Repetto: Ho creato un pilota di aerei da guerra, chiamato Jet Power, con soggetto e disegni miei, anch’esso pubblicato in Italia.
E in Italia ha sempre pubblicato tramite Scutti?
Repetto: No! Mi sono recato in Italia nel 1988 o nell’89 e da lì sono riuscito ad ottenere lavori per mio conto con l’editrice Eura. Per esempio, è stato con loro che ho pubblicato Mapache, come detto prima.
Sempre cowboys?
Repetto: No, c’erano anche storie di guerra. Ho sempre disegnato i due generi: guerra e western. Tranne una volta che ho disegnato per la Bruguera una storia di foot-ball ed un’altra, molto interessante, in cui i visi rimanevano in bianco, affinchè i bambini vi incoollassero le proprie foto.
Lei ha disegnato un personaggio chiamato Larrigan, edito in Portogallo nella rivista Falcão?
Repetto: Larrigan era un personaggio di Arturo del Castillo, che fu poi disegnato da un artista di nome Haupt; io non l’ho mai disegnato.
Parlando di Del Castillo, lo ha conosciuto? Mi pare che i vostri stili si rassomiglino molto…
Repetto: Purtroppo non l’ho mai conosciuto di persona. Ho sempre ammirato il suo lavoro e mi è dispiaciuto tanto di non averlo incontrato.
Lei ha lavorato per la King Feature Syndicate?
Repetto: Si! Per loro ho fatto l’Agente Corrigan X-9, ad iniziare dal 1984/85. Sono state una trentina di storie in formato striscia. Queste sono state pubblicate in Scandinavia (Svezia, Norvegia, Danimarca e Finlandia) sotto forma di rivista. Il soggetto era di un certo Gill.
Anche per la KFS abbiamo fatto Green Force Five, una creazione mia e di Grassi (n.d.r – un noto soggettista argentino). Questo progetto fu eletto vincitore fra oltre duemila altri.
Era un’avventura ambientalista costituita da una equipe di cinque persone ed un leopardo. L’abbiamo presentata nel 1982 e anch’essa è stata pubblicata in Scandinavia per circa due anni. Credo che sia stata pubblicata anche su qualche giornale dell’interno dell’Argentina e di altri Paesi, ma non ho dati a supporto.
Ha qualche curiosità da raccontare circa la sua collaborazione con la King Feature Syndicate?
Repetto: Si, ce l’ho: Per colpa del suo rappresentante a Buenos Aires, non ho disegnato uno dei maggiori personaggi delle striscie mondiali.. Spiego: poco prima che Cullen Murphy iniziasse a disegnare il personaggio, io feci varie prove per un test del Principe Valiant; le feci logicamente (come si può vedere dalle foto che illustrano l’intervista) in uno stile simile a quello di Foster; alla fine era il Principe Valiant e non è che si potesse cambiare tanto il viso del personaggio. E’ successo che queste prove si “persero” negli uffici della KFS, in quanto il rappresentante le mise nel cassetto e si dimenticò di inviarle alla persona interessata oppure a lui personalmente non piacquero (il che non mi convince) e sono quindi rimaste là.
Ma 5 anni dopo, quando iniziammo con Green Force Five, quelle tavole che avevo fatto per il Principe Valiant tornarono alla luce.
Quando le videro i responsabili dell’editrice rimasero incantati e si dispiacquero di non averle viste a tempo debito. Ecco: per una dimenticanza di una persona ho perso l’occasione di disegnare uno dei maggiori miti del fumetto.
Che brutta cosa, vero?
Repetto: Si, ma c’è un’altra curiosità… sono stato il primo disegnatore chiedere loro di ridurmi lo stipendio.
Davvero? Com’è successo?
Repetto: Ero nei loro uffici a New York e la segretaria mi disse che aveva una buona notizia per me. Chiesi quale fosse e lei rispose che mi era stato aumentato il soldo e mi spiegò il motivo.
Rimasi sorpreso, in quanto mi sembrava strano, visto che mi pagavano 1.800 US$ per ogni storia completa di 16 pagine. La ragazza mi stava informando che a partire da allora avrei ricevuto 2.000 US$, ma per 22 pagine !
Sorpreso, cercai di farle capire che non era un aumento, bensì il contrario. Le dissi che ringraziavo, ma che non avevo bisogno di aumenti e che ritornassero a pagarmi 1.800 US$ per 16 pagine… Ci misi un po’, ma alla fine riuscii a farmi capire dalla ragazza e tutto si aggiustò.
E come è stato il suo primo contatto con la Sergio Bonelli Editore?
Repetto: Be’, io stavo pensando di fare un secondo viaggio in Italia per fare nuovi contatti e vedere se riuscivo a fare qualcosa là. Prima di partire feci una piccola ricerca di mercato sugli editori che valeva la pena sentire.
In che anno siamo?
Repetto: E’ stato verso la fine degli anni ’80, inizi dei ’90. Ebbi l’idea di telefonare a Marina, una giovane, figlia del grande Hugo Pratt, che allora abitava a Buenos Aires. La fortuna mi aiutò, dato che mi disse che suo padre era per caso a Buenos Aires in quei giorni. Mi diede il nome dell’hotel dove Hugo era alloggiato e fissai un appuntamento.
Quindi eravate amici con Hugo Pratt?
Repetto: Si, eravamo amici; ci siamo conosciuti ad una mostra a Lujan, nella biblioteca Ameghino, lui ha portato tanti disegni; c’erano anche Oesterheld e un disegnatore che illustrava copertine di disegni per ragazzi, Pablo Pereyra, e un caricaturista, Narciso Bayon.
Pratt è venuto a mangiare un assado (n.d.r – in Argentina, soprattutto nelle città dell’interno, l’assado è un cibo tipico, equivalente al churrasco brasiliano. La carne argentina è considerata una delle migliori del mondo ed i suoi tagli per l’assado incomparabili) abbiamo bevuto un buon vino e suonato la “guitarra”, finendo per diventare buoni amici; da allora, ogni volta che veniva a Buonos Aires non mancavamo d’incontrarci.
Quando decisi di andare in Europa per tentare la sorte, pensai di parlare prima con lui per avere dei buoni consigli, andai al suo albergo, ma era uscito per il pranzo. Lo aspettai e quando rientrò gli parlai della mia idea di andare in Italia e gli chiesi quali fossero gli editori che valeva la pena visitare. Gli dissi qualche nome, e lui diceva questo si, questo forse, con questo non perdere tempo…Quando gli chiesi del suo editore, quello che pubblicava Il Sergente Kirck, mi rispose che non ne valeva la pena, dato che stavano per chiuderla, e che io dovevo visitare la Sergio Bonelli Editore! L’avevo già pensato, ma non ci conoscevo nessuno. Hugo mi dise di non preoccuparmi, dato che era amico personale di Sergio Bonelli e che mi avrebbe presentato lui, anche se non in quel momento, dato che Sergio Bonelli stava viaggiando per vacanza. Cercai di smuovere Hugo dicendogli che un disegnatore non ha bisogno di nessuno che lo raccomandi, basta che si presenti con i suoi disegni e l’editore deciderà se serve o no.
Santa ignoranza, è questo che pensavo allora ! “No, no!”-mi rispose Hugo, e mi chiese di tornare da lui il giorno dopo. “Faccio qualche telefonata e dirò a Sergio cose che non si possono scrivere” E fu così, dato che disse a Sergio Bonelli che io ero puntuale nelle consegne, che quello che promettevo lo mantenevo, che non facevo lavori smanacciati, che ero una persona responsabile, insomma, ciò che pensava che io fossi.
Dunque arrivo all’albergo la mattina dopo, pioveva come Dio la mandava a Buenos Aires e mi trovo Pratt che contempla quel diluvio, tranquillo, vicino alla boiserie dell’albergo, con le mani in tasca: “Cosa fai qui ?” mi chiede “non dirmi che hai dimenticato quello che abbiamo combinato ieri?” Tira fuori dalla tasca un foglietto con quattro nomi di editori e aggiunge: “Guarda, tutti ti stanno aspettando, meno Sergio Bonelli perché è in vacanza. Telefonagli fra due settimane. Gli ho già detto che sei mio amico e che arrivi dall’Argentina, così ti riceverà subito”.
E lei è andato in Italia?
Repetto: Certamente ! due settimane dopo ero a Milano e telefonai a Sergio Bonelli che mi disse di andare subito da lui, che non era necessario che portassi miei disegni, dato che conosceva già il mio lavoro e il miei percorsi. E così arrivai con la mia valigetta con alcuni disegni di cow-boys: ma egli mi disse di no, che non aveva bisogno di disegnatori di cow-boys, volevano un disegnatore per Tex e mi chiese se desideravo disegnare il suo Tex.
Risposi, ovviamente che sdarebbe stato magnifico. Eccellente ! E allora Bonelli mi disse che occorreva che il viso fosse uguale al Tex idealizzato dall’editrice. Perciò era necessario che io sapessi quel’era fra tutti i disegnatori quello che si avvicinava maggiormente al viso ideale di Tex, al che Sergio fece il nome di Giovanni Ticci prima e di Claudio Villa poi, che effettivamente sono molto simili. Per tutto il resto, Bonelli mi diede carta bianca. Sia per disegnare i cavalli che gli indiani, le folle, anche perché sapeva già che avevo parecchio materiale a cui fare riferimento e che non avevo problemi, ma Tex doveva essere Tex ripetè parecchie volte, al che io, scherzando, risposi che non si preoccupasse, che avrei fatto un cugino o un fratello di Tex. E Sergio ancora una volta sottolineò che non voleva né un cugino né un fratello di Tex, ma TEX, mentre mi assegnava i miei primi lavori: l’Almanacco del West 1999 e i Maxi Tex.
Cosa ha provato vedendo pubblicato il suo primo lavoro per la SBE?
Repetto: Nessuno può immaginare come stavo: ero felicissimo, nonostante i miei precedenti e la mia esperienza, dato che sapevo come andavano lle cose e pertanto avevo ben presente l’importanza di questo personaggio per gli italiani. Oltre a ciò ero molto contento e mi consideravo importane per il fatto che Bonelli mi avesse assegnato dells storie per edizioni speciali. Ma com’ero ignorante…solo qualche anno dopo appresi che era esattamente il contrario…Durante 8 anni ho disegnato i Maxi Tex e gli Almanacchi del West perché mi stavano mettendo alla prova !
Quando mi hanno assegnato il mio primo lavoro per la collezione mensile mi telefonò il defunto e simpatico Mario Faggella, facendomi i complimenti in quanto ero finalmente entrato nello staff fisso dei disegnatori di casa Bonelli. Mi spiegò che avevo raggiunto un obiettivo importante, cioè quello più difficile di disegnare il Tex mensile, cosa di cui io ero all’oscuro.
Cosa rappresenta per lei lo stare disegnando un personaggio così famoso e popolare che sta compiendo ben 60 anni di esistenza.
Repetto: E’ qualcosa che mi riempie di orgoglio e piacere il poter fare parte della leggenda di questo personaggio. E’ un onore che Sergio Bonelli abbia avuto fiducia in me e comprendo perfettamente la responsabilità che implica il disegnare un personaggio con tanta storia e tragitto. E desidero sottolineare che in nessun’altra editrice con cui ho lavorato mi sono sentito trattato bene come nella Bonelli. Ammiro e voglio molto bene a Columba, il padrone della omonima editrice, che mi ha trattato sempre molto bene, ma Sergio Bonelli è eccezionale, un uomo che s’interessa, che ama i fumetti e che ama il Tex. Egli supervisiona personalmente i disegni, spesso mi telefona per parlare di alcuni dettagli, chiedendomi di un sombrero o di un’arma, che non conosceva o che non gli sembravano giusti. E sempre in modo amabile e mettendomi a mio agio. E’ veramente un piacere enorme lavorear per un editore che ama i fumetti, in quanto molti dei quali ho lavorato in passato amavano solamente il denaro che proveniva dalla loro pubblicazione.
Ray Collins, amico personale e soggettista di molti dei miei personaggi, diceva che il fumetto è come una tavola a tre gambe: il disegnatore, il soggettista e l’editore: se una zoppica, la tavola cade.
E Sergio Bonelli ama ciò che fa, si percepisce quanto gli piace la nona arte e questo succede a tutti coloro che lavorano nell’editrice italiana, sono tutti gentili. Io non parlo molto bene la lingua italiana e pertanto quando parlo con loro fanno tutti l’impossibile per comprendermi e perché anche io possa capirli. Anche se è necessario ripetere varie volte quello che vogliano, alla fine riusciamo sempre a capirci.
Qual è il suo ritmo di lavoro ? Quanto tempo occorre per terminare una pagina?
Repetto: Di solito, se va tutto bene, se sono ispirato e se mi dedico alla pagina tutto il giorno, impiego da 8 a 10 ore, se non vi sono complicazioni, come già detto.
E’ veloce…
Repetto: Non si confonda. Alcune pagine sono molto complicate da disegnare. Mi ricordo per esempio di una scena disegnata da Ticci: era una simulazione di una fucilazione, in cui apparivano 200 soldati nel forte e egli dovette disegnare 8 quadri con tutti quei soldati da angolazioni diverse: un incubo! Ticci disegnò con una classe ed una limpidezza straordinarie. Io stesso chiesi a Sergio Bonelli di fare i complimenti a Ticci e gli dissi che il modo con cui riusciva a semplificare mi incantava. Ovvero, semplificare non significa lavorare meno, Semplificare significa fare le sole linee realmente necessarie e non farne in eccesso! E ancora, consideri il tempo che ci occorre per documentarci (n.d.r. – Repetto, come la grande maggioranza dei disegnatori, possiede decine di libri, riviste,foto, modelli – una enormità di materiale per documentazione e caratterizzazione dell’epoca). Tex è un fumetto in cui appaiono armi reali, paesaggi reali, abiti reali. Per cui il disegnatore non può, ad esempio, disegnare una pistola che esiste solo nella sua immaginazione, deve essere vera, e per aquesto occorre uno studio profondo.
Attualmente sto disegnando una storia ambientata ad Atlanta, nell’epoca della Guerra di Secessione. Ho varie foto della città prima del bombardamento di Sherman, dopo di ciò e poi durante la ricostruzione. Insomma è necessario avere un buon archivio, ecco perché faccio mediamente 15 pagine al mese. Oltre a ciò Tex è una storia diurna, con poche scene notturne, per cui bisogna fare tutto ben dettagliato, bisogna fare il cappello, le tasche della camicia, il cinturone con le cartucce, il fazzoletto, eccetera.
Aggiunga a tutto questo il fatto che non vi sono solitamente delle scene di primo piano, che spesso sono un riposo per il disegnatore.
Lei ha qualche aiutante o fa tutto assolutamente da solo?
Repetto: Ho un aiutante di lusso, un giovane che ha già pubblicato all’estero, ma che oggi ha una sua impresa. Mi aiuta con gli sfondi quando sono all’osso con i termini di consegna e devo dire che disegna gli edifici proprio bene. Nella storia di adesso sta disegnando alcune vecchie grandi ville del sud, all’epoca della Guerra di Secessione. Dato che ha nozioni di architettura, fa tutto con parecchi dettagli.
Como ele tem conhecimento de arquitectura, faz tudo com muitos detalhes.
Ci racconti qualcosa sulle sceneggiature: come le riceve? Sono molto dettagliate? Oppure le dicono solamente che nel riquadro X Tex sta galoppando e lei decide il resto?
Repetto: No, no, le sceneggiature sono dettagliatissime. Un po’ meno quelle degli sceneggiatori più giovani, ma i più dicono assolutamente tutto quello che devo disegnare: come vuole ogni singolo riquadro, il piano che desidera, lo sfondo, la postura…insomma: tutto. C’è una sceneggiatura di Antonio Segura di circa 400 pagine, in cui, oltre al dettaglio di ogni vignetta, mi forniva anche la documentazione necessaria, ossia, se c’era un’arma da disegnare, me ne inviava la foto. Una meraviglia, in quanto questo semplifica enormemente la vita del disegnatore.
Com’è il suo processo di creazione? Disegna una pagina intera e poi passa alla successiva?
Repetto: No, no, la difficoltà di disegnare Tex è che le storie sono molto lunghe, con parecchi personaggi secondari che all’improvviso appaiono e scompaiono e ritornano magari dopo parecchie pagine. E lì è difficile ricordarsi come avevi disegnato quel personaggio. Generalmente la sceneggiatura riporta dei link, informandoti che Tizio o Caio ritornano 30 o 40 pagine dopo. Allora io di solito disegno varie pagine insieme, non aspetto di terminarene completamente una per passare alla successiva ed inoltre lascio gli sfondi al mio aiutante, come ho già detto.
E come fa ad inviare i suoi disegni all’editrice? Invia gli originali o dei files?
Repetto: L’editrice Bonelli desidera applicare il lettring sugli originali. Pertanto invio le pagine originali a mezzo posta prioritaria e loro completano il lavoro. Faccio un invio al mese con le pagine che ho concluso, così una storia può impiegare anche più di due anni per essere completata.
E se ci fosse bisogno di qualche modifica, come procedono in Italia? Oppure questa necessità non si verifica?
Repetto: Sì, talvolta è necessario, anche per via di qualche modifica nella sceneggiatura. Magari Sergio Bonelli non è d’accordo su qualcosa, o qualche situazione gli pare superflua e allora dà ordine di modifica. Vengo informato delle rettifiche che devo fare, in quali vignette o anche tutta la pagina: io rifaccio la scena e rinvio il disegno originale.
Il suo lavoro con Tex ha avuto ripercussioni in Argentina?
Repetto: No, purtroppo sono in pochi a sapere che lavoro per l’Editrice Bonelli disegnando Tex. Soprattutto perché Tex non viene pubblicato in Argentina sin dall’epoca di Rayo Rojo, negli anni 50. Nel mio paese lo chiamavano Colt Miller e io, diversamente dal mio amico Ernesto Garcia Seijas, anch’egli disegnatore di Tex, che dice sempre che Colt Miller è stato il primo fumetto che ha letto, non avevo mai letto una qualsiasi storia di Tex. Purtroppo non si pubblica quasi niente in Argentina dopo la chiusura dell’editrice Colomba ed oggi è ben poco ciò che viene pubblicato nel mio paese; ed ancor meno di fumetto d’Autore o di temi tipo western o guerra: oggigiorno nelle edicole c’è quasi solamente mangàs o supereroi!
In Tex lei ha lavorato con Claudio Nizzi, Antonio Segura, Mauro Boselli e Gianfranco Manfredi. Quali sono le differenze fra di loro e con quale le è piaciuto di più lavorare?
Repetto: E’ vero, ho lavorato con tutti e quattro e mi sono inteso molto bene con tutti. Certo, con qualcuno meglio che con qualcun altro: mi sono sentito molto a mio agio con Claudio Nizzi e con Antonio Segura.
Segura mi consegnò una sceneggiatura completamente documentata. Non ho mai incontrato uno sceneggiatore che l’abbia fatto. Era un’avventura alla frontiera con il Messico ed egli mi inviò fotocopie di tutta la documentazione necessaria: armi, case, pensi che grazie a questo scoprii, dato che la disegnai, che dentro la bottiglia di una certa marca di Tequila veniva infilato un verme ancora vivo, che poi moriva a causa dell’alcool. Con Segura sono sempre stato benissimo, parlavamo spesso al telefono, cosa facilitata dal fatto di parlare spagnolo ambedue ed abbiamo finito per diventare amici. Tutta quella documentazione inviata mi risparmiò ore di lavoro; quando terminai feci fotocopia di tutte le pagine della storia e glele inviai perché le conservasse, così come io conservo la sua sceneggiatura.
Il suo Tex, fisicamente, è ispirato a qualcuno che conosce o che ha conosciuto?
Repetto: No, come ho già detto prima devo fare Tex come lo vuole Sergio Bonelli, cioè il Tex di Ticci, naturalmente con il mio stile, anche se con il volto che disegna Ticci. Ho rilevato che Aurelio Galleppini, il creatore grafico di Tex, si è ispirato liberamente a Gary Cooper. Attualmente il disegnatore non ha questa libertà. Ed è anche per questo che una volta Sergio Bonelli disse che, nonostante ammirasse profondamente Hugo Pratt, non potrebbe mai chiedergli di disegnare una storia di Tex, in quanto non sarebbe più Tex, ma un personaggio di Pratt.
Lei legge le avventure di Tex? Le piace il Ranger? In caso affermativo: chi sono i suoi autori preferiti?
Repetto: Non leggo molto Tex, lo confesso, in primis perché non è edito in lingua spagnola (n.d.r. – Repetto si riferisce all’Argentina) ed io ho difficoltà con l’italiano, per cui, in verità, ho letto le storie che ho disegnato, nonostante che l’editore m’invii una copia di ogni numero di Tex uscito in Italia.
Lei sapeva che Tex viene pubblicato in Brasile e che è un personaggio molto popolare anche in Portogallo?
Repetto: No, non lo sapevo, non ho nemmeno una copia di Tex brasiliano (n.d.r. – adesso il Maestro argentino può dire di averla, dato che previdentemente avevo portato con me alcune copie delle sue storie pubblicate dalla Mythos da regalargli, cosa che gli ha fatto molto piacere). So che Sergio Bonelli ama il Brasile, ma non sapevo che il personaggio aveva tanto successo in un paese vicino al mio.
Perché, nonostante la incontestabile qualità del suo lavoro, lei è relativamente poco conosciuto? Per esempio, abbiamo avuto delle difficoltà a trovare su Internet qualche dato su di lei. Tranne che per una piccola biografia, abbiamo trovato solo notizie in italiano o in portoghese. Pare che lei sia considerato più in questi paesi che in patria.
Repetto: Ma, non saprei… anche a Lujan erano in pochi ad avere sentito parlare di mme come disegnatore, ed io ho vissuto qui da sempre, qui ho conosciuto mia moglie e qui mi sono sposato. Non mi è mai piaciuto e non ho avuto molte opportunità di fare delle esposizioni dei miei lavori, e non sono nemmeno mai andato ad eventi del fumetto. Certo, tutto questo è stato pregiudizievole, d’altra parte io sono tranquillo. Secondo mia moglie, d’altro canto è parecchio tempo che non pubblico niente in Argentina, come ho già detto.
Nel 2008 i 60 anni del Ranger non passeranno inosservati. Lei sarebbe disponibile per recarsi in Portogallo e/o in Brasile, nel caso che la invitassero ad essere presente in qualche salone o festival del fumetto per commemorare l’avvenimento?
Repetto: Certamente!!! Ne sarei felice. So che in Italia stanno preparando cose molto speciali per la commemorazione. Sono a disposizione. Mi è sempre piaciuta una bella Festa…
Ed è vero: molti non lo sanno, ma Repetto è anche un famoso autore di tango, bè, famoso nella sua Lujan…Ha già vinto più di un festival di folklore locale ed anche sua moglie è un’artista: canta musiche romantiche: la coppia Repetto ammira Roberto Carlos e Caetano Veloso.
Repetto è un anfitrione fantastico, non mi ha lasciato uscire di casa senza deliziarmi di una pizza enorme e varei “empanadas”, il tutto annegato in generosi boccali di birra. Quando mi ha detto che sua moglie aveva inciso un CD gli ho chiesto subito di sentirlo. Che serata ! Non riuscivo a credere di essere seduto a tavola con uno dei maggiori disegnatori dei fumetti, bevendo come vecchi amici ed ascoltando una canzone folk melodica Argentina. E’ rimasto ancora un po’ di tempo per sapere che Repetto non è mai stato in Brasile, che ammirava un grande disegnatore brasiliano (si chiamava Motinni), che a sua moglie piacerebbe molto visitare il Brasile e che potrebbero anche farlo in macchina dato che lei detesta aerei ed altre cose…
Ho lasciato la casa di Repetto verso le 23:30. Non mi sono reso conto di essere arrivato da Lujan a Buenos Aires, perché il mio cervello satava ancora pensando a tutto quello che era successo in quello 7 ore di magia allo stato puro. Portavo con me varie copie autografate dal gentilissimo disegnatore. Chissà se la gente di Lujan sa che lì, a pochi passi dalla piazza principale, in una bella casa abita un genio della sua epoca ? Un uomo che ama la musica, che suona ancora la chitarra per sua moglie ed i suoi figli e che gioca disegnando con i suoi nipoti ? Un poeta, un galantuomo, un uomo che pur abitando in una cittadina dell’interno, per via del suo lavoro, del suo spirito può essere considerato un cittadino del Mondo.
Ho nel registratore la prova che quelle ore sono esistite davvero, che non è stato il sogno di un appassionato. Per la verità sì, è stato un sogno, un sogno divenuto realtà, un sogno che è iniziato a formarsi esattamente 6 anni fa, quando in un comic store di Buenos Aires, ho sentito un amico che chiedeva “Sai che Repetto lavora per la Bonelli?” E’ stato allora che decisi di fare di tutto per stare un giorno faccia a faccia con questo gigante del disegno: ce nìè voluto, ma ci sono riuscito!!!
Maestro Repetto, muchas gracias, per tutto!
Jesus Nabor Ferreira – Collezionista di fumetti sin dal 1976.
Santa Maria – RS – Brasil 08/09/2007
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Tex Willer e Fabio Civitelli em destaque no BDJornal nº 20 de Agosto/Setembro de 2007
A revista “BD Jornal“, que como o próprio nome já indicia, é uma publicação (portuguesa) sobre banda desenhada, com periodicidade bimestral, com direcção de Jorge Machado-Dias e propriedade de Pedranocharco Publicações e cuja leitura o blogue do Tex, aconselha vivamente, dá na sua edição nº 20, que acabou de ser editada, um grande destaque (um total de seis páginas – que vos mostramos em estreia, embora em tamanho reduzido, um pouco abaixo, embora podendo ser ampliadas mais um pouco clicando nas imagens – devido às entrevistas com Fabio Civitelli e com Carlos Rico – principal responsável da organização do MOURABD2007) à personagem dos fumetti, Tex Willer e a um dos seus mais consagrados desenhadores: Fabio Civitelli.
Por isso, prezado Amigo Texiano não deixe de comprar esta edição do BDJornal, uma vez que se pode considerar um verdadeiro item de coleccionador de Tex! Para o adquirir ou para proceder à assinatura, recomendamos o contacto via e-mail (bdjornal@gmail.com) com o editor Jorge Machado-Dias.
O BDjornal surge agora em novo formato (275 x 205 mm) e com mais páginas (76) e em impressão digital – capa em cartolina de 200 grs. plastificada brilhante e com papel do miolo de 115 grs. – agora com tiragem limitada e distribuição centrada nas lojas da especialidade, apostando decididamente em reforçar o número dos assinantes.
O preço de capa é de € 6,00 e a assinatura por 1 ano (6 números) é de € 30,00.
Para saberem todo o conteúdo, eis o editorial da edição, assim como o Sumário:
EDITORIAL:
Sai mais tarde que o costume, esta edição do BDjornal. A causa: as férias de Agosto, que desta vez nos afectaram mais que nos dois anos anteriores, parecendo que todos os nossos colaboradores decidiram gozá-las nesse mês. E também a invasão da gráfica com 5 livros para lançar no festival da Amadora. Não é grave, mas aqui ficam as nossas desculpas aos leitores.
E sai também um pouco mais gordo este jornal. Com mais quatro páginas do que a edição anterior. Isto porque matérias sobre o Salão Internacional de Banda Desenhada de Moura, sobre o programa de televisão VerBD, a evocação de Uma Balada do Mar Salgado, de Hugo Pratt, no seu quadragésimo aniversário, e outros textos a propósito da censura na banda desenhada, nos ocuparam mais espaço.
O Salão MouraBD 2007 não foi tratado na edição anterior por não termos lá estado e porque quisemos dar destaque à entrevista com Carlos Rico nas primeiras páginas. Para compreendermos os Salões e Festivais de BD que se vão fazendo, é necessário conhecer os projectos, as opiniões e as perspectivas dos seus principais organizadores, foi o que fizemos já com Nelson Dona (Amadora), Paulo Monteiro (Beja) e agora com Carlos Rico (Moura). O próximo entrevistado será o director do GICAV, que organiza o Salão de Viseu – ver página 60 desta edição. Este Salão encontra-se próximo da morte, já no grave estado de fase terminal por absoluta falta de verbas e onde as encontrar.
Quanto ao programa VerBD, se não chegou a ser uma lufada de ar fresco na televisão portuguesa (o canal 2 da RTP não é propriamente um canal de massas), foi pelo menos uma boa iniciativa que, durante cinco domingos reuniu frente ao pequeno ecrã a maioria dos bedéfilos deste país. O que, convenhamos, rarissimamente se consegue sem ser no Festival da Amadora.
Assim, o texto que Geraldes Lino publicou no seu blogue (http://divulgandobd.blogspot.com), os excertos da discussão que se seguiu e a entrevista com Pedro Vieira Moura e Paulo Seabra, dá-nos uma perspectiva das opiniões que gerou – faltando apenas a discussão no Fórum da Central Comics, que foi importante, porque mais participada – e uma visão da importância que teve esta iniciativa.
Nem toda a gente, actualmente e sobretudo as gerações mais novas, se apercebem da importância que Una Ballata del Mare Salato (desculpem usar o título do original italiano, mas parece-nos mais poético e musical que o de todas as traduções existentes) teve na banda desenhada europeia e não só. Digamos apenas que foi o marco da passagem da banda desenhada do estado juvenil para o adulto. Foi a história, e também o conceito, dado o seu enredo e extensão, que fez começar a pensar a BD como literatura. Marcou uma mudança de estatuto, que ainda hoje provoca discussões acesas acerca do que é, ou deve ser, a banda desenhada.
Depois falamos de CENSURA. Não só aquela que se subentende dos protestos (e exigências de castigos, ou até condenações à morte, etc…) dos muçulmanos contra caricaturas de Maomé, ou o que consideram atentados à sua religião, como toda aquela que é efectivada pelos Estados, com proibição de revistas, retirada das mesmas do mercado, prisão de autores por atentados à “moral pública”, etc… Os Estados, ou melhor, os governos – sejam ditaduras, ou ditas democracias – insistem em controlar questões do foro privado ou da expressão e discussão das ideias, em vez de se dedicarem apenas à administração da “coisa pública”, que deveria ser o seu objectivo.
Chamamos a atenção para a ERRATA, na página 60, onde se emenda um corte acidental havido na publicação do texto de David Soares, A Ilusória Invisibilidade, na edição anterior do BDj, o qual lamentamos.
Também a publicação da BD Monótonos Monólogos de um Vagabundo, de Hugo Teixeira, foi desta vez encurtada para 3 páginas, devido à falta de espaço manifesta da presente edição.
E muito mais matéria desta edição havia aqui a referir. Mas deixámos os destaques de maior importância e convidamos agora o leitor à leitura.
SUMÁRIO:
4. ENTREVISTA COM CARLOS RICO, J.Machado-Dias
8. ENTREVISTA COM CIVITELLI, José Carlos Francisco
10. VerBD – UM PROGRAMA DA RTP2, Geraldes Lino
14. ENTREVISTA COM PEDRO MOURA E PAULO SEABRA, Nuno Franco
17. TRÊS CASOS DE POLÍCIA, José Carlos Fernandes
18. A CENSURA VOLTA A ATACAR, Clara Botelho
19. NOVAS CARICATURAS DE MAOMÉ, J.Machado-Dias
20. DICIONÁRIO UNIVERSAL DE BD, Leonardo De Sá
22. OS 40 ANOS DE CORTO MALTESE
24. NOS 40 ANOS D’A BALADA DO MAR SALGADO, João Miguel Lameiras
27. VIÑETAS SOBRE O ATLANTICO, Clara Botelho
28. A SEMANA NEGRA DE GUIJÓN, Sara Figueiredo Costa
29. BD – SEXO, MENTIRAS E FOTOCÓPIAS, Álvaro
31. BD – BRK, Filipe Pina (arg.) e Filipe Andrade (des.)
42. BD – VINGADOR NOCTURNO, Álvaro
46. BD – ZOMBIE MALL
51. MONÓTONOS MONÓLOGOS…, Hugo Teixeira
54. BABINSKY, Pedro Vieira Moura
55. CRÍTICAS e SELOS & QUADRADINHOS, Pedro Cleto
56. BREVES, Clara Botelho
60. ERRATA e XV SALÃO DE VISEU, J.Machado-Dias
61. UM ANO DE BDESENHADA.COM, Nuno Pereira de Sousa
66. COMIC-CON DE SAN DIEGO: EM GRANDE, Clara Botelho
70. JAPON EXPO e MANGÁ, Clara Botelho
72. ANIMAÇÕES DE VERÃO, Luís Salvado
74. NAJI AL-ALI, O HUMOR PELA PAZ, Osvaldo Macedo de Sousa
COLABORAÇÕES – Clara Botelho, Dâmaso Afonso, Geraldes Lino, Gianni Petino, João Miguel Lameiras, José Carlos Fernandes, José Carlos Francisco, Júlio Schneider, Leonardo De Sá, Luís Salvado, Manuel Vaz (NonoImpério), Mário João Marques, Nuno Franco, Nuno Pereira de Sousa, Osvaldo Macedo de Sousa, Pedro Cleto, Pedro Vieira Moura, Sara Figueiredo Costa.
E ATENÇÃO: O BDjornal #20 só vai estar, para já em alguns pontos de venda, uma vez que estará em força no Festival da Amadora, com Campanha de Assinaturas, que poderá ser acompanhada durante a semana, em http://kuentro.weblog.com.pt/
Collezione storica a colori, nº 25 – La tredicesima mummia
Tex nº 25 – LA TREDICESIMA MUMMIA


