Intervista esclusiva: ALFONSO FONT

Intervista condotta da José Carlos Francisco, con la collaborazione di Giampiero Belardinelli, Jorge Magalhães e  Luis Sierra per la formulazione delle domande e di Gianni Petino e Tizziana Giorgini per le traduzioni e revisioni.

Alfonso Font e NinaMaestro Alfonso Font: benvenuto al blog portoghese di Tex: può presentarsi ai nostri lettori?
Alfonso Font: Certamente: sono nato a Barcellona nel 1946 e sono disegnatore di fumetto e sceneggiatore di molte delle storie che ho disegnato, anche se questo non è il caso per quanto riguarda Tex.
Abito in un paese vicino a Pirinéus, in mezzo alle montagne, ma comunico con il mondo grazie le Internet, al telefono e ad un paio di vie che portano in altri posti.
Mi piace leggere, passeggiare su queste montagne, raccogliere funghi e mi piacciono gli animali; mia moglie ed io conviviamo con tre gatti. Devo dire che non so cosa raccontare su di me senza annoiare qualcuno…

La parábola de El Marciano DesconocidoChe posto ha avuto il fumetto nella sua infanzia?
Alfonso Font: Quando ero piccolo in Spagna non c’era la televisione, il cinema era sottoposto alla censura del clero e penso che gli unici films adatti a tutti, a parte Bambi e Peter Pan, erano quelli sulle vite dei santi e sui temi graditi al regime del dittatore. Le storie a fumetti erano l’unico rifugio in cui poter vivere sogni ed emozioni alla portata dei bambini che, come me, hanno adesso superato i sessant’anni. Infine: i fumetti hanno avuto molta importanza per me.

Com’è nata in lei la passione per il disegno ed in che momento ha deciso che questa sarebbe stata la sua professione?
Alfonso Font: Per quanto mi ricordo, mi vedo a cercare di disegnare qualcosa su dei fogli sciolti, quaderni o anche ai bordi dei libri di scuola. Se vedevo un film di pirati non potevo tralasciare, arrivando in casa, di disegnare qualche galeone ed i filibustieri. Penso che il processo mentale di diventare disegnatore sia stato inevitabile: non mi pare che ci sia stato un momento preciso in cui ho deciso “Bene, a partire da adesso passerò a dedicarmi a questo in maniera professionale.”.

Arte de Alfonso FontQuando ha lavorato per il mercato inglese, negli anni 60, prima di diventare un artista conosciuto internazionalmente, quale tipo di storie ha disegnato? E quali ricordi conserva di questo periodo, che rimane così oscuro nella storia del fumetto?
Alfonso Font: Lavoravo tramite agenzie del tipo Bardon Art o Selecciones Ilustradas per un mercato sia europeo che nordamericano. Le storie variavano parecchio, ho disegnato temi molto differenti che andavano dalla prima guerra mondiale a crimini famosi, passando attraverso vampiri, il mostro di Frankestein o il Far West.
I miei ricordi di allora non possono essere di più, anche perchè allora ero giovane ed è molto raro che gioventù e memoria vadano di pari passo.

Ojos VerdesLei ha collaborato con molti editori, anche al di fuori della Spagna. Quali sono stati i lavori fondamentali per arrivare a quel segno riconosciuto da tutti a livello internazionale?
Alfonso Font: Sinceramente penso che, quando inizi questa professione, qualsiasi cosa che ti piace, per piccola che sia, finisce per influenzarti in qualche modo. Ogni volta che vedi come i vari artisti soluzionano tecnicamente i problemi che affrontano, anche solo per pura ammirazione, ti piacerebbe di fare tuoi tutti questi elementi che ti hanno meravigliato e volontariamente finisci per lasciarti influenzare. E’ così che poco a poco impari a migliorare il tuo lavoro fino a che un bel giorno e senza rendertene conto cominci a lasciare fluire il tuo stile, che si affina e si trasforma con il tempo.

A mestria de Alfonso FontConsiderando che lei há una lunga carriera piena di serie famose come “I Robinson delle Terra”, “Clarke e Kubrick”, “Alice e gli Argonauti”, “Il prigioniero delle stelle”, “Taxi”, “Storie nere”, “Rohner” e molte altre, ci può dire qual’è la sua preferita? Le piacerebbe riprenderla, un giorno, se si presentasse l’opportunità?
Alfonso Font: Ognuna di esse è una piccola parte della mia  vita e… in quel momento ognuna di esse è stata la più importante.
Riprendere una serie è più complicato di quanto possa sembrare. Bisognerebbe farlo in modo che il lettore sapesse di che si tratta, senza magari avere letto nessuno dei vecchi album. Oltre a ciò, la creazione di ogni personaggio è di solito un prodotto di “quel” momento, di un determinato periodo della tua vita, che è plausibile pensare che sia cambiato; e probabilmente lo spirito di quel personaggio, ripreso oggi, non sarebbe lo stesso.

Estúdio Alfonso FontIl genere fiction scientifico figura in molte delle sue creazioni, è quindi ovvio che è uno dei suoi preferiti. Ma da quando ha iniziato la sua carriera disegnando western, sente la stessa  identificazione con questo universo così particolare?
Alfonso Font: Il fatto, è in verità, che ho iniziato disegnando western, e quando si è verificata l’opportunità di disegnare Tex è stato come ritornare alla mia giovinezza. Mi piace disegnare e le storie dell’Ovest nordamericano permettono un ampio spazio di possibilità grafiche: ci sono vecchie capanne rustiche, cavalli, paesaggi vasti e distinti, varie tribù indie, cow-boys, treni, nuvole tempestose, neve… insomma, un grande diletto per chi disegna.

O Tex de Alfonso FontPassiamo adesso al Ranger che dà nome a questo blog: com’è arrivato a Tex?
Alfonso Font: Alcuni anni fa, durante la celebrazione del Salone dei Fumetti di Barcellona, Sergio Bonelli mi propose di disegnare un Texone, uno di questi grandi volumi a pubblicazione annuale. S’intitolò “Gli Assassini” com sceneggiatura di Mauro Boselli.

Quali sono state le prime preoccupazioni che il personaggio di Tex le ha suscitato? E come si è preparato per disegnare le storie di Tex? Lo conosceva già profondamente?
Alfonso Font: Conoscevo “Texas Bill” che era il nome com cui Tex era stato pubblicato in Spagna, ma era stato molto tempo prima e ho dovuto affrontare un Tex nuovo, trasformato dagli anni. Ho ricevuto parecchie edizioni mensili di Tex, che mi sono state molto utili per attualizzarmi. Anche così, confesso che mi è costato parecchio interiorizzare il personaggio ed adattare il mio stile alla serie.

Página 131 da história inédita La mano del mortoCome si è trovato a lavorare com Mauro Boselli come sceneggiatore? Ha aiutato molto nel suo lavoro o ha dovuto documentarsi per conto suo?
Alfonso Font: Mauro Boselli… Mauro Boselli… Mauro… ah, sì, deve essere quel tizio che scrive amatorialmente qualche piccola sceneggiatura… Bah, non è malaccio, vale la spesa… e lo sto vedendo, pallido, mentre legge questo commento, com le lacrime agli occhi, il morale a terra…
Tranquilli, sto scherzando, dài!!! Per essere sincero, Boselli mi ha sorpreso fin dall’inizio com la sceneggiatura degli “Assassini”: ho scoperto una storia piena di un’azione senza tregua, dalla prima all’ultima pagina, con cambiamenti continui di ambienti e situazioni complesse, piena di personaggi vivacissimi. E ciò che è davvero incredibile è che oggi, dopo che ho lavorato alcuni anni con Tex avendo Mauro come unico sceneggiatore, posso dire che le sue storie non cadono mai in ripetizioni, nemmeno di tema, o di ambiente, o di personaggi: e questo è difficilissimo da ottenere. E’ molto esigente nel lavoro, il che implica che il disegnatore non si può rilassare nemmeno un attimo per evitare di commettere erroti; contemporaneamente collabora fornendo tutta la documentzione grafica di cui dispone per concludere una scena, il che facilita parecchio il lavoro del disegnatore.
Penso che in questo mondo di fumetti manchi un premio importante che riconosca il lavoro dei buoni sceneggiatori: se ci fosse, Mauro sarebbe tra i primi a meritarlo.

Página 134 da história inédita La mano del mortoDopo «Gli Assassini» ha cominciato a disegnare anche per la serie regolare. Era già tutto programmato?
Alfonso Font: No, non era previsto, ma è successo che in quel periodo io avevo terminato la mia collaborazione con l’agenzia Norma e una cosa ha tirato l’altra…

A quanto ci risulta, lei sta disegnando una nuova storia di Tex. Può anticiparci qualcosa? Chi è il soggettista, l’ambientazione?
Alfonso Font: E’ stato Sergio Bonelli che ha deciso che Mauro Boselli ed io formassimo  coppia per Tex, pertanto, come ho già detto, tutte le sceneggiature che ho disegnato sono state scritte dall’amico Mauro.
La nuova storia ha qualcosa a che vedere con gli intrighi, in un certo modo… Un celebre assassinio avvenuto qualche anno prima sembra tornare d’attualità quando uno sconosciuto è deciso a sventare un antico complotto in cui molti sono gli implicati ed una misteriosa vendetta comincia a prendere forma attraverso fatti all’apprenza slegati fra di loro. E non confesserò altro se non alla presenza del mio Mauro Boselli!

Página 151 da história inédita La mano del mortoE’ soddisfatto del suo lavoro su Tex
?
Alfonso Font: Ho avuto un vecchio maestro di disegno che mi disse “Il giorno in cui sarai pienamente soddisfatto del tuo lavoro, sarai arrivato al limite delle tue capacità: da quel momento non potrai più migliorare…”. Non so se è dovuto all’impressione che mi hanno fatto queste parole, ma penso che soddisfatto, veramente soddisfatto non sono mai riuscito ad esser con nessuno dei miei lavori.
Altra cosa è di sentirmi soddisfatto lavorare con Tex; in questo caso devo convenire di sì.

Come si definisce come autore di Tex? Si identifica in qualche modo con qualcuno dei disegnatori che l’hanno preceduta
?
Alfonso Font: Come mi definirei? Non so, cerco di essere onesto nel mio lavoro, forse tutto si riassume in questo. Quanto alla seconda domanda, dico di no, per lo meno a livello cosciente.

Página 165 da história inédita La mano del mortoCosa significa per lei disegnare storie per una leggenda dei fumetti come Tex, che ha appena compiuto i 60 anni di vita editoriale?
Alfonso Font: Prima di tutto un ringraziamento a Sergio Bonelli per avere fiducia nella mia capacità. E poi sapere di fare parte – anche se una piccola parte – della storia di una leggenda dei fumetti.

Per quanto riguarda Tex, ha delle ambizioni all’interno della SBE?
Alfonso Font: La mia ambizione è sempre la stessa che ho avuto durante tutta la mia vita: fare bene il mio lavoro.

Com’è lavorare per Sergio Bonelli?
Alfonso Font: A parte l’avere lavoro, il che al giorno d’oggi è la cosa più importante, per me significa avere avuto la fortuna di avere conosciuto Sergio Bonelli che mi sembra oltre a tutto una bella persona, un editore onorato che ama il suo lavoro, in cui si sente coinvolto, e che si preoccupa per i suoi collaboratori. Lui sa perfettamente cosa penso.

Página 166 da história inédita La mano del mortoCom’è il suo processo creativo? Disegna una pagina completa e poi passa alla successiva? Quali sono i suoi strumenti di lavoro?
Alfonso Font: M’impongo di completare la pagina a matita, il che di norma riesce in poco meno di mezza giornata, e comincio a passare l’inchiostro finché sono stanco.    A volte una singola vignetta, altre volte una mezza pagina…
Il giorno dopo comincio un’altra pagina a matita e comincio a passare l’inchiostro, e così via fino a completare il lavoro del mese. Gli ultimi tre, quattro, e a volte cinque giorni mi dedico a terminare tutte ed ognuna delle pagine, cancellare la sporcizia della matita, nascondere le piccole macchie accidentali con tempera (Gouache) bianca.
Non ho lavorato sempre utilizzando questo metodo: faccio così da qualche anno.
Il materiale che uso è carta Schoeller, matita con grafite morbida di vari spessori, penne Guillot e pennelli di pelo di martora, ma anche sintetici, gomme morbide e rigide, ecc.

Página 184 da história inédita La mano del mortoQuanto tempo impiega per disegnare una pagina? Ha degli orari rigidi? Può descrivere la sua giornata tipo divisa fra lavoro, lettura, mantenersi informato, tempo libero, vita familiare?
Alfonso Font: Dipende dalla difficoltà della pagina. Nonostante molti pensino l’opposto, non sono un disegnatore veloce. Come già detto, posso riuscire a finire una pagina in un giorno e mezzo di lavoro, magari due giorni…
Mi alzo presto, verso le 7 del mattino, alle sette e mezzo prendo un caffè con latte – questo è un rito sacro – mentre ascolto le notizie. Esco per una passeggiata di un’oretta, torno ed inizio a lavorare… Pranzo verso l’una, leggo un po’, faccio quatto chiacchiere con mia moglie sulle cose che ci uniscono. Torno al lavoro, ceniamo, conversiamo o leggiamo, a volte andiamo al cinema. Niente di straordinario, come molta, molta gente normale.

Página 189 da história inédita La mano del mortoCome soggettista di alcune delle sue seriè più note, come vedrebbe l’ipotesi di scrivere il suo canovaccio per un’avventura di Tex? E, visto che conosce bene il selvaggio West, quale scenario penserebbe per questa avventura, ossia, che tipo di ambienti le piace disegnare di più nelle storie di Cow-boys?
Alfonso Font: Lascio le sceneggiature di Tex a Mauro, non voglio fare figuracce… quanto agli ambienti, devo dire che mi piace disegnare Tex proprio perchè le localizzazioni sono sempre diverse.

Lei è d’accordo con Sergio Bonelli quando dice che il fumetto “western” ha i giorni contati, per mancanza di fans fra le nuove generazioni, come succede nel cinema, e che nemmeno gli eroi di vecchia data come Tex e Blueberry sfuggiranno a questa crisi?
Alfonso Font: Non saprei. Bisogna supporre che i films del Far West siano un genere minacciato, e nonostante ciò ecco dei titoli come “Gli spietati” o “Danza coi Lupi” e sono grossi successi di botteghino. Alla televisione continuano a passare vecchi film di sparatorie ed hanno ancora dei fedeli. Tex ha ancora molti, moltissimi amici…

Tex e Alfonso FontPensa che il declino del genere western (eccetto appunto gli sporadici casi di “Balla coi lupi” e “Gli spietati” di alcuni anni fa) sia da imputare alla smitizzazione avvenuta negli ultimi decenni (dal western all’italiana di Sergio Leone al cinema revisionista degli anni Settanta) oppure sia legato a un disinteresse da parte del pubblico e quindi anche degli autori?
Alfonso Font: Ho la sensazione che il pubblico in generale “soffra” di una massiccia offerta di cinema, videogiochi, riviste, musica… Penso che le vecchie aziende cinematografiche abbiano ceduto il passo alle grandi multinazionali del business dell’intrattenimento, alle quali interessa solo l’obiettivo dell’accumulo di utili immediati e la crescita perpetua; se scoprono  che gli effetti speciali attraggono il pubblico, abbandonano tutto il resto per dedicarsi solo a quello. Fino alla sazietà, alla nausea… Ho tralasciato sistematicamente di assistere ai film con effetti speciali, non ne posso più, è sempre la stessa robaccia. E penso di non essere il solo. Ogni giorno ci sono più persone entusiaste per recuperare il vecchio cinema bianco e nero sia americano che europeo, per riassistere a films che abbiano una storia oltre alle immagini… Chissà: se un giorno questi mercanti dello spettacolo si renderanno conto di questo, forse riusciremo a recuperare il vero cinema…

Alfonso Font no EstúdioSappiamo che, tra l’altro, lei è un appassionato lettore delle opere di Robert Louis Stevenson. Cosa l’affascina di più della narrativa di questo indimenticabile autore: le storie di mare (“L’isola del tesoro” e altri) oppure le indagini nel doppio dell’animo umano (“Il Dr. Jekyll e Mr. Hyde”)?
Alfonso Font: Tutto! Penso che Stevenson sia un autore poco compreso dalla critica, che gli attribuisce un’unica etichetta di scrittore per ragazzi. Una parte dell’opera di Stevenson meno conosciuta, come i suoi racconti brevi, me pare straordinaria. Secondo me, fra di loro ce n’è uno – “Olalla” – di cui mi chiedo come mai non lo abbia ancora utilizzato per una storia a fumetti.

Alfonso Font numa sessão de autógrafosLa Fantascienza è un’altra delle sue passioni: ritiene ci possa essere un legame, per fare un esempio noto, tra opere cinematografiche quali “2001: Odissea nello Spazio” di Kubrick o “Guerre Stellari” di Lucas?
Alfonso Font: Sono un ammiratore di Kubrick, ecco perchè uno dei miei personaggi di CF si chiama così. Lucas ha recuperato vecchi romanzi di fiction, in cui la fantasia era prioritaria ad ogni argomento scientifico, ed ha ottenuto un meritato successo, anche se secondo me la terza e la quarta parte non mi hanno più interessato in quanto vogliono essere retroattive per passare ad essere le prime nella saga e nelle quali la mano nera delle multinazionali del dollaro facile comincia a farsi notare.

Alfonso Font e a ficção científicaLa Spagna, negli ultimi anni, è diventata a livello economico, sociale e culturale una nazione tra le più avanzate in Europa. Com’è la situazione dei fumetti nel suo Paese?
Alfonso Font: E tu credi nella propaganda dei politici?…
Ogni piccolo passo oltre all’età media del franchismo può sembrare un passo incredibile, ma continua ad essere un piccolo passo.
In Spagna, una storia a fumetti che vende 2000 esemplari è un successo.

Nella sua opinione, come mai Tex non trionfa in Paesi come la Spagna, nonostante i disegnatori e gli sceneggiatori facciano ottimi lavori con questo personaggio?
Alfonso Font: In questo caso l’arte interessa solamente in funzione del suo prezzo per centimetro quadrato. I fumetti sono articolo di categoria economica troppo bassa per venire presi in considerazione se non da una mezza dozzina di pazzi tra i quali includo anche me stesso.

Come spiega che lei ed altri autori spagnoli, come José Ortiz, trionfano in Italia mentre questo lavoro è praticamente sconosciuto in Spagna?
Alfonso Font: Probabilmente perchè è economica: socialmente e culturalmente siamo una della nazioni più avanzate in Europa, come dite voi…

Alfonso Font e Ervin RustemagicPer terminare, vuole farci una rapida analisi della sua carriera?
Alfonso Font: Sono sempre stato appassionato di disegno da quando sono adulto. Ho sempre avuto ben chiaro che volevo essere un disegnatore di fumetti e nient’altro.
Quando ho iniziato a pubblicare i miei primi disegni ero ancora un pessimo disegnatore. Per la verità sono stato un disegnatore non molto bravo per molti anni, ma grazie al Cielo l’entusiasmo e l’amore con cui facevo i miei lavori m’impediva di esserne cosciente, e probabilmente è stata questa incapacità di autocritica che non ho abbandonato questo lavoro al momento giusto. E così fino ad oggi…

Caro Maestro Alfonso Font, a nome del blog portoghese di Tex, la ringraziamo moltissimo per l’intervista che ci ha gentilmente concesso.
Alfonso Font: Sono io che ringrazio voi e tutti quelli che continuano ad amare le storie a fumetti, perchè questo ci fa complici di sogni e speranze.

(Cliccare sulle immagini per vederle a grandezza naturale)

13 Comentários

  1. Innanzitutto un grande grazie a Zeca che ci consente di leggere tutte queste belle interviste ed avere un filo diretto con molti autori SBE.

    Passando a questa intervista in particolare, ho l’impressione che Font sia una di quelle persone con le quali non ti stancheresti mai di parlare: ha ironia, stile e lancia certe frecciatine…

    Molto belle le tavole, e molto azzeccato il suo Carson… mi è piaciuta particolarmente la scena del nostro Kit alle prese con quelle attempate signore: le espressioni sono fenomenali. Insomma, pur non essendo un suo estimatore, fa piacere avere Font su Tex 😉

  2. Una gran bella intervista, interessantissime le risposte del Maestro Font.
    Le tavole sono meravigliose, con scene particolari che aumentano notevolmente le attese.

  3. E io che Font me lo visualizzavo ancora come un hippie nerovestito coi capelli a mezza schiena, come appariva in qualche foto d’epoca! D’altra parte è un coscritto di mia madre…

    Beh, che dire? Se già per me era il migliore prima, figuriamoci ora che me lo ritrovo “fratello spirituale” nel culto per l’immenso Stevenson e che dice cose sulla nausea per certo (non) cinema moderno e “Guerre stellari” che potrei dire io. Aggiungiamo che da tutto quello che dice traspare la tranquilla modestia e l’asciuttezza dei più grandi.

    Stupende ed intrigantissime le tavole in anteprima, davvero non vedo l’ora di leggere la storia da cui sono tratte. L’assenza di dialoghi mi ha fatto notare quanto affascinante ed azzeccata sia la sua caratterizzazione di Carson. Ecco quello che più adoro di Font: i suoi personaggi hanno in ogni situazione una specie di eleganza felina, una sorta di tranquillità interiore anche nelle scene più dinamiche, pur risultando sempre perfettamente umani e naturali. Una cosa che ritrovavo anche in Hugo Pratt.

    Mi fa molto ridere quando dice: “Nonostante molti pensino l’opposto, non sono un disegnatore veloce. Come già detto, posso riuscire a finire una pagina in un giorno e mezzo di lavoro, magari due giorni…”… evidentemente non ha ben presente i ritmi biblici dei giovani fumettari italiani

    PS – Grande Zeca!

    PPS – Come ci ricorda Font in un passaggio, chissà perché nessuno rammenta mai che solo poco più di trent’anni fa la nostra Santa Chiesa era complice e alleata di ferro con una dittatura fascista che schiacciava un paese europeo.

  4. Dal blog:
    Dopo «Gli Assassini» ha cominciato a disegnare anche per la serie regolare. Era già tutto programmato?

    Alfonso Font: No, non era previsto, ma è successo che in quel periodo io avevo terminato la mia collaborazione con l’agenzia Norma e una cosa ha tirato l’altra…

    Sia benedetta NORMA….

  5. Mil gracias Zeca! Ottima intervista e ottime anteprime!
    Oltre ad essere un grandissimo disegnatore, Font è anche uno spiritosone
    Le tavole sono magnifiche come sempre, e la trama si preannuncia intrigante… e intricata.
    Adoro il suo Carson duro, sornione e ironico al contempo. Pare che in questa storia ci sarà anche spazio per qualche siparietto reprobeggiante con protagonista il Vecchio Cammello, il che mi fa molto piacere.
    Non ci resta che attendere, speriamo non troppo 😉

  6. SPETTACOLO!
    Oltre che uno straordinario disegnatore, Font sembra anche una persona di grande intelligenza, almeno a leggere le sue “tirate” contro le multinazionali e il franchismo.

  7. Belle tavole, con un Carson sornione e ironico…
    anche se devo ammettere che il mio Font preferito rimane quello delle storie di fantascienza… e beh, non posso negare un certo debole per certe sue prosperose donnine 😉

  8. Es un placer leer a lectores italianos valorando el trabajo de ese maestro olvidado en su patria que es Font. Como podéis leer en la entrevista, los lectores españoles están ocupados leyendo mierda como Naruto.

  9. Qué envidia que no podamos disfrutar en España del trabajo de este maestro. Creo que él y José Ortiz son dos fuera de serie de los que nos perdemos su trabajo y deberían tener un reconocimiento por alguna editorial española y que los publicara. Cuando Planeta intentó publicar TEX empezó por historias de hace 30 años, en lugar de comenzar por ellos y lo abandonaron en 12 números.
    Lo único positivo es que así aprendemos idiomas y nos compramos las ediciones italianas o brasileñas…

  10. Font è senz’ombra di dubbio un fuoriclasse, bellissimi disegni che ti fanno respirare l’aria (e la polvere) del West; grande anche l’espressività di Kit Carson, ma, ai miei occhi d semplice lettore texiano, sembra un ultrasettantenne rinsecchito…

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