Intervista esclusiva: ROBERTO DE ANGELIS

Intervista condotta da José Carlos Francisco, con la collaborazione di Giampiero Belardinelli e Roberto Pagani per la formulazione delle domande, di Júlio Schneider (traduttore di Tex per il Brasile) e di Gianni Petino per le traduzioni e le revisioni e di Bira Dantas per la caricatura.

Roberto De Angelis por Bira DantasCiao carissimo Roberto De Angelis, e benvenuto sul blog portoghese di Tex. Per coloro che non ti conoscono bene, ti chiediamo di fare una piccola autopresentazione ed il percorso della tua carriera.
Roberto De Angelis: Sono nato a Napoli il 16/12/1959 ma la maggior parte della mia vita l’ho trascorsa a Salerno, che considero ancora la mia vera “patria”. Il mio percorso professionale è stato abbastanza normale, almeno se si considera il periodo (primi anni 80); quindi fanzines, studi di produzione fumetti, dove si faceva un po’ di tutto, dal fumetto rosa per adolescenti, al fumetto erotico. Comunque il vero salto di qualità è arrivato con Splatter e Mostri, due riviste di chiara ispirazione horror. Per molti versi erano riviste piuttosto simili per tecnica, regia e divisione della pagina alle pubblicazioni della Bonelli, dove approdai nel 1989, dopo quasi due lustri di gavetta.

Ultima SentenzaQuali sono state, inoltre, le tue letture fumettistiche nella tua infanzia e adolescenza?
Roberto De Angelis: E’ difficile stilare un elenco, perché io ho cominciato a disegnare a cavallo tra la fine degli anni settanta e l’inizio degli anni ottanta epoca degli “autori”, quindi è soprattutto sui disegnatori di quel periodo che mi sono formato. Personaggi come Gimenez tanto per citarne uno. Adoravo gli argentini e li adoro ancora ma ormai vedo pochi dei loro lavori in giro, purtroppo. Senza dimenticare anche alcuni autori francesi.

Prima della svolta professionale sul finire degli anni Ottanta (cfr. il volume Profili. Roberto De Angelis, neoclassico, a cura di Gianni Brunoro e Antonio Vianovi, con i testi di Mauro Bruni, Ed. Glamour International Production, Firenze, ottobre 1999, p. 33) con la Acme di Francesco Coniglio, hai avuto diverse esperienze nel fumetto. Puoi accennarcene.
Roberto De AngelisRoberto De Angelis: Penso sia stato un periodo preziosissimo, sia perché una gavetta di questo tipo ti insegna a non aver paura di nulla, perché sei costretto a macinare tavole su tavole senza soluzione di continuità e ad affrontare generi molto diversi tra di loro (con Francesco Coniglio ho disegnato un po’ di tutto; dal giallo all’erotico all’horror, ecc..). E’ chiaro che quando lavori in velocità, la qualità del disegno può venir meno, e c’è il rischio effettivo di passare sopra a tanti errori, però cominci ad avere un approccio più rilassato con il disegno, proprio perché ti abitui a sfornare tavole su tavole, a decine e decine. Però non fraintendermi, io non sono un fanatico della superproduzione. Dico solo che l’unico modo per imparare questo lavoro è disegnare tanto tutti i giorni.

Senza titoloGrazie a Coniglio hai avuto modo di cimentarti con i porno-pocket: una collana ideata dall’editore romano con l’intento di rilanciare il fumetto per adulti. In quei albi la spiccata sensualità delle tue donne si abbina a una rara eleganza. Cosa ricordi di quel periodo?
Roberto De Angelis: Disegnare nel campo del fumetto erotico, anzi diciamo pure porno, è stata una esperienza importante ma, diciamolo francamente, poteva anche diventare una condizione deprimente, se si fosse prolungata troppo. Per fortuna lavorare in compagnia dei miei amici-colleghi di sempre (Bruno, Luigi Siniscalchi e Coppola) ha molto stemperato la latente frustrazione che nasceva lavorando a quelle riviste. Sai, mentre noi disegnavamo accoppiamenti tra i più fantasiosi e improbabili, un certo sig. Moebius partoriva il “Garage ermetico”, molti autori italiani si affermavano all’estero, gli Umanoidi davano alla luce disegni potenti ed ispirati e traghettavano il fumetto verso una nuova maturità. Noi ci sentivamo un pò dei reietti. Però c’erano anche le risate; quante! Non ho mai riso tanto come in quel periodo.

Retines tav. 2Nel 1987, nella redazione dell’Intrepido, incontri Ade Capone. Con lo sceneggiatore realizzi il progetto Kor One (pubblicato su L’Eternauta per le edizioni Comic Art) con cui hai modo di dare sfogo a un’altra tua passione: la fantascienza. Quali sono state le linee guida del progetto e soprattutto i tuoi riferimenti grafici?
Roberto De Angelis: Kor One è un progetto che risale alla metà degli anni ottanta. Fu in quel periodo che conobbi Capone e che decidemmo di realizzare questa storia. Ma era un momentaccio per il fumetto, così sceneggiatura e tavole di prova rimasero nel cassetto sino al ‘90, quando la Comic Art decise di pubblicarle. Il contratto prevedeva la gestione quinquennale dei diritti da parte dell’editore, per cui, scaduto il contratto, ci è sembrato logico riproporre la storia, riveduta e corretta, con il marchio Liberty.

Comicon 2008La tua definitiva consacrazione arriva con Nathan Never (1991), personaggio ideato dagli sceneggiatori Antonio Serra, Bepi Vigna e Michele Medda per la Sergio Bonelli Editore. Come è nata la tua collaborazione con la Sergio Bonelli Editore? Avevi fatto delle prove per altre testate oppure sei stato reclutato subito per iniziare la grande avventura dell’Agente Alfa?
Roberto De Angelis: Prove, prove ed ancora prove. Per quasi tutti i personaggi che la Bonelli pubblicava in quel periodo. Ero fortemente motivato e tutte le volte che potevo spedivo alla Bonelli prove libere. Così, quando nell’89 si aprì la fase di Nathan Never, Antonio Serra mi chiese di provare con le famigerate sei tavole “ufficiali”. Fatta eccezione per la marcata linea filo-argentina i miei disegni furono considerati soddisfacenti, e da lì a poco cominciai a lavorare a “Fanteria nello Spazio” il mio primo Nathan Never regolare.

Illustrazione NathanCom’è stato l’approccio con il mondo tecnologico in cui vive l’Agente Alfa?
Roberto De Angelis: A Nathan Never mi ci sono avvicinato con grande passione, quella che nasceva dall’amore che avevo (e fortunatamente ancora ho) per la fantascienza, ma anche con un pizzico di presunzione: credevo di saper disegnare un genere tanto delicato. Diamine, i miei disegnatori preferiti erano quasi tutti dei maestri del genere. Ma alla prova dei fatti, la mia formazione “argentina” si è rivelata molto lontana da quello che desiderava il trio Medda Serra e Vigna. Quindi il mio noviziato a Nathan è stato caratterizzato dallo studio di stili più freddi e puliti (Giap, ovviamente). Non è stato un male, anzi, ho scoperto disegnatori straordinariamente capaci e un modulo narrativo completamente diverso dal nostro, dalla forte connotazione cinematografica (certo il merito è anche della lunghezza tipica dei fumetti made in Japan).

Comicon 04Dopo alcuni anni di collaborazione con la testata hai modo realizzare, su testi di Serra, il primo Albo Gigante di Nathan Never, “Doppio futuro” (febbraio 1995). Il grande formato del volume ti ha permesso provare soluzioni grafiche inedite. Immaginiamo, tra l’altro, il notevole lavoro di preparazione. Parlaci di questa tua importante fatica.
Roberto De Angelis: La grossa difficoltà del primo gigante nasce dalla necessità di lavorare su tre piani narrativi distinti: l’universo dei tecnodroidi e del clone di Nathan, la realtà del Nathan Never originale e il tempo dell’astronave Dakkar, quindi il problema era come differenziare tra di loro i tre piani. Per i tecnodroidi scelsi di usare il retino (quello adesivo, da applicare a mano… che tempi, oggi con un clik fai tutto molto meglio e in un decimo del tempo), anche se fino a quel momento era una tecnica che non avevo praticamente mai adottato. Sapevo però che il prologo con gli esseri biomeccanici doveva essere di una decina di pagine e non di più, quindi mi lanciai nell’impresa con una certa incoscienza: “ci metto un po’ di retini e risolvo” pensai. Poi questo prologo diventò di quaranta pagine, crebbe ancora a quarantacinque tavole e venne ripreso anche alla fine della storia. In conclusione mi ci vollero circa sette o otto mesi solo per fare quelle cinquanta tavole e il restante tempo per fare le altre centottanta!

Comicon 2009Nel corso della tua ventennale militanza nella SBE hai collaborato a lungo con tutti e tre i creatori di Nathan Never (Medda, Serra e Vigna). Con chi di loro hai sviluppato una maggior sintonia? Quali sono le similitudini e le differenze nel loro modo di lavorare? Chi è il più esigente e chi, viceversa, ti lascia maggiori libertà nella costruzione della tavola?
Roberto De Angelis: Meglio di me potrebbero dirlo loro stessi. Ma in loro assenza proverò a descrivere in che modo la loro diversa natura si riflette in ciò che scrivono. Antonio Serra è quello dei tre che conosco meglio, sia perché è lo sceneggiatore con il quale ho lavorato più assiduamente, sia perché ci sentiamo spesso al telefono. Lui è uno straordinario burattinaio. E’ capace di prevedere ogni possibile sviluppo della trama di una storia anche su archi di tempo molto lunghi (parliamo di anni!). Le sue sceneggiature sono dei perfetti meccanismi ad orologeria, dove tutto accade nel modo giusto ed al momento giusto. Inoltre le sue sceneggiature hanno una parte descrittiva, ad uso del disegnatore, immediata ed efficace. Peccato che da un po’ di tempo a questa parte i suoi impegni redazionali gli impediscano di dedicarsi alla sceneggiatura con la continuità di un tempo. Michele Medda ha, invece, una scrittura inquietante. Intimismo, delicata malinconia e paesaggi cupi sono il suo terreno ideale. Ma è anche un eccellente dialoghista, caratteristica che gli permette di costruire personaggi di grande spessore. Bepi Vigna è il più cyberpunk del gruppo. Di conseguenza il suo modo di scrivere è raffinato e gelido, ma anche tanto flessibile da permettergli di passare con apparente noncuranza dalle atmosfere decadenti e psicotiche della città a scene di azione pura.

Legs 09Alla metà degli anni ’90 hai disegnato un solo episodio di Legs Weaver, “Il paradiso perduto” (n. 9, maggio/giugno 1996), rimasto nella memoria di molti lettori per la scena della doccia di May, quasi una riproposizione di tante scene viste nelle commediacce italiane degli anni ’70 con la Fenech, Gloria Guida, ecc. Una scena in cui comunque la tua abilità nelle inquadrature non lascia spazio ad alcuna volgarità.
Hai qualche aneddoto in particolare circa questo boccaccesco episodio?

Ci fu qualche forma di censura da parte della redazione?
Legs 09Roberto De Angelis: Disegnare quell’albo di Legs fu divertente, come prendere una vacanza. L’approccio con Legs è molto più scanzonato; le storie sono brillanti e il tono generale della serie era quello della commedia. Con Legs c’è meno da scavare. I personaggi recitano in maniera più fisica, quindi lo sforzo del disegnatore si può concentrare sulle espressioni e sulla mimica. Sfondi e architetture, non avendo funzione narrativa, vanno usati con una certa misura. La nudità in Legs era una simpatica costante, ma la scena di cui parli viene ricordata come uno dei momenti più erotici della serie. Non so dirti il perché; tutto sommato le marmoree rotondità di Legs e May erano già state generosamente mostrate anche da altri colleghi e colleghe. Forse quelle vignette furono notate perché io ho un tratto che si potrebbe definire realistico, quindi se disegno un corpo femminile nudo cerco di renderlo per come è.

Roberto De Angelis 3Dal maggio del 1996 ti trovi a sostituire Claudio Castellini alle copertine di Nathan Never (dal n. 60). Come scrive Mauro Bruni nel già citato libro della Glamour, nelle tue copertine prediligi la ricerca dell’atmosfera. Come ti sei preparato all’incarico?
Roberto De Angelis: Una copertina ha il gravoso compito di racchiudere in una sola immagine l’essenza di una storia, quindi richiede una certa capacità di sintesi e l’abilità nell’interpretare efficacemente una data atmosfera. Normalmente si parte da un bozzetto estemporaneo che nasce dai suggerimenti di Antonio. Questa prima traccia viene affinata e riveduta finché non siamo tutti convinti del risultato, quindi si passa all’esecuzione vera e propria. Il mio metodo di lavoro è molto cambiato negli anni; in passato le copertine erano colorate al computer da collaboratori esterni, successivamente ho preso a colorare direttamente gli originali ad acquerello, ma si trattava ancora di disegni con un importante base di china rifiniti con il colore. Ultimamente l’approccio è più di tipo pittorico. Le delicate trasparenze dell’acquerello mal si adattano a descrivere certi ambienti cupi, quindi ho scelto di passare a tecniche coprenti come acrilici e tempere che garantiscono un diverso vigore cromatico.

Tarocchi studio 1Dopo aver disegnato due numeri centenari (come vuole la tradizione bonelliana, a colori) e alcuni degli episodi più importanti della saga neveriana, senti il bisogno di nuove sfide grafiche oppure il mondo futuro di Nathan appaga la tua ricerca stilistica?
Roberto De Angelis: Lavorare ininterrottamente su una sola serie per oltre vent’anni potrebbe sembrare una punizione divina per qualche orribile e inconfessato delitto commesso in passato, però il mio legame con Nathan Never è talmente radicato da tenermi lontano da eventuali “scappatelle”. Praticamente il nostro è un matrimonio di fatto.

Tarocchi 1A distanza di tanti anni è in qualche modo cambiato il tuo approccio al lavoro? Hai ancora l’entusiasmo giovanile oppure è subentrata una certa routine, forse inevitabile nel caso della serialità?
Roberto De Angelis: Lavorando a Nathan Never mi capita di disegnare veramente di tutto, ogni storia è una specie di capitolo a sé stante, quindi al momento non avverto alcuna stanchezza. Questa serie offre una tale varietà di ambienti, atmosfere e situazioni da appagare qualunque inquietudine artistica. La fantascienza è un una specie di enorme frullatore in cui puoi mescolare qualunque genere nelle proporzioni che desideri. Le combinazioni sono così tante da scongiurare per un bel pezzo il rischio di ripetersi.

Passiamo adesso al Ranger che dà nome a questo blog: come sei arrivato a Tex?
Tex prova 1Roberto De Angelis: La Bonelli, a dispetto delle sue dimensioni da colosso dell’editoria, funziona ancora come una famiglia molto numerosa o un minuscolo paese: le voci girano. Sapevo che mi sarebbe stato proposto il Texone prima ancora che accadesse. Già da qualche anno l’Editore aveva parzialmente rinunciato ad arruolare artisti di fama internazionale, sempre stracolmi di impegni e poco inclini a vincolarsi per periodi troppo lunghi, così la ricerca di possibili candidati si è sempre più spostata all’interno della cerchia dei collaboratori fissi.

Hai trovato particolari difficoltà a passare dalla ambientazioni “fredde”, precise e ben definite del futuribile di NN alla polverosa e desertica Arizona dell’800?
Roberto De Angelis: Ovviamente si. Sono due mondi talmente diversi da richiedere metodologie e tecniche specifiche. Il mio stile, nel corso degli ultimi 15-20 anni, si è modellato in modo da poter descrivere efficacemente il mondo di Nathan Never e, più in generale, le rigorose geometrie proprie della fantascienza, quindi rieducarmi al tratto impressionista che Tex richiede è stata un esperienza non esattamente rilassante.

Tex prova 2Ti sei divertito a disegnare Tex oppure, complice magari la tua scarsa confidenza con le tematiche western, non hai visto l’ora di tornare alle prese con Nathan?
Roberto De Angelis: Considero la mia interpretazione di Tex immatura e forse anche lontana da quelle che sono le caratteristiche peculiari di questo personaggio, ma a mia parziale discolpa posso dire che l’approfondimento psicologico viene dopo aver risolto tutte le altre complicazioni tecniche, e in Tex ero ancora troppo indaffarato a cercare un metodo che mi permettesse di illustrare convincentemente un mondo tanto diverso da quello al quale ero abituato.

Il tuo Texone tratta uno dei filoni ricorrenti della saga, vale a dire l’inserimento di tematiche horror in un racconto prettamente western. Come hai gestito questo particolare approccio al personaggio? Avresti preferito disegnare un “normale” episodio western oppure il tutto è stato concordato con lo sceneggiatore dell’albo, Claudio Nizzi?
Roberto De Angelis: Devo dire che il costante dialogo con Nizzi mi ha semplificato molto le cose. La matrice horror non mi è affatto dispiaciuta, anche perché occupava solo un parte del racconto, per la restante parte i classici scenari di Tex non sono certo mancati.

Sombras na Noite“Ombre nella notte” ha beneficiato di una riproposizione radiofonica. Hai avuto modo di ascoltarla? Cosa ne pensi dell’interazione del fumetto con gli altri media?
Roberto De Angelis: Sapevo di questa versione radiofonica, ma non mi è mai capitato di ascoltarla. Fumetti e media? Ho un atteggiamento fiducioso, nonostante alcuni esperimenti non proprio brillanti.

Tex WillerGli scimmioni coprotagonisti della storia, la cui rappresentazione grafica a tratti (opinione personale) sfiora il grottesco, sono una tua invenzione oppure fanno parte di una precisa richiesta dello sceneggiatore?
Roberto De Angelis: Gli scimmioni dovevano far paura; rappresentavano la parte più selvaggia e violenta dell’animo umano, una sorta di mr. Hyde ancora più animalesco. Però quando si disegna qualcosa di mostruoso, il rischio di scivolare nella caricatura o addirittura nel ridicolo è molto alta. Bisognerebbe tenere il mostro costantemente in ombra, celare anziché mostrare… ma questo non è sempre possibile.

Per concludere il tema, come definisci graficamente il “tuo” Tex?
Roberto De Angelis: Un punto di partenza.

Dylan DogNel 2008 hai disegnato un breve episodio di Dylan Dog. E’ stata una collaborazione “una tantum” oppure non escludi in futuro di realizzare altre tavole per il personaggio di Sclavi?
Roberto De Angelis: Forse disegnerò un albo della serie regolare. Sarebbe anche l’occasione per lavorare con un mio vecchio amico e componente storico della “scuola salernitana”, Giuseppe De Nardo.

Hai disegnato il primo numero di Caravan, la miniserie di Michele Medda in edicola dal giugno 2009. Puoi dirci qualcosa su questo interessante progetto?
Roberto De Angelis: Caravan è un interessantissimo tentativo di rimodulare lo schema classico delle pubblicazioni Bonelli che da sempre propone, come “titolare” della serie, un unico personaggio. Nella miniserie di Michele abbiamo un gruppo di persone al centro di avvenimenti oscuri che trasformeranno per sempre le loro vite.

DudkaCom’è avvenuto l’ingresso nello staff di Caravan? Medda ti ha chiesto di lavorare particolarmente sulla “psicologia” dei personaggi, un elemento che dovrebbe rivestire una grande importanza all’interno del racconto?
Roberto De Angelis: E’ cominciato tutto con una telefonata di Michele, il quale mi chiese se ero interessato a partecipare ad un suo nuovo progetto. L’intesa professionale con Michele è sempre stata ottima, quindi accettai con entusiasmo prima ancora che mi dicesse di cosa si trattava.

Il fumetto della SBE è sempre stato il tuo obiettivo oppure avresti preferito fare il cosiddetto “fumetto d’autore” come Pratt, Battaglia, Toppi, Manara?
Roberto De Angelis: Le due strade sono così diverse e così distanti… e comunque sono contento così. Il fumetto seriale appiattirà pure i valori in campo, ma non c’è nulla che ci vieti di affrontarlo con il rigore e la ricerca di nuove soluzioni tipiche del fumetto d’autore.

NavigliI tuoi progetti per il futuro? Puoi già anticiparci qualcosa?
Roberto De Angelis: Riposarmi gli occhi dopo questa lunga intervista.

Cosa ti piace – nel fumetto, nel cinema e nella letteratura – della narrativa fantascientifica?
Roberto De Angelis: La possibilità di affrontare temi di attualità camuffandoli da problemi futuri, che ancora non ci toccano. La lucida capacità che la fantascienza dimostra di avere quando descrive la progressiva deriva della nostra società e dei nostri costumi. La sua straordinaria capacità di essere seducente ma tutt’altro che rassicurante, e la sua perversa difficoltà che trasforma ogni piccolo ostacolo in una lotta epica con i propri limiti.

Roberto De Angelis 5Bene, noi avremmo finito. C’è ancora qualcosa che vorresti dire? Qualcosa che non ti è stato chiesto e che avresti assolutamente voluto far sapere ai nostri lettori?
Roberto De Angelis: Vuoi scherzare? A parte il codice fiscale mi avete chiesto tutto il ponderabile.

Caro Roberto De Angelis, a nome del blog portoghese di Tex ti ringraziamo moltissimo per l’intervista che ci hai così gentilmente concesso.
Roberto De Angelis: Grazie a voi e a tutti quelli che leggeranno queste righe. A presto.

(Cliccare sulle immagini per vederle a grandezza naturale)

Fanzine “A Conquista do Oeste” – Maio/Novembro 2001 – Página 88 – Os outros artistas que participaram em filmes de “western” (Parte 8)

OS OUTROS ARTISTAS QUE PARTICIPARAM EM FILMES DE “WESTERN” (Parte 8 )

Fanzine “A Conquista do Oeste” – Página 88Muitos outros artistas teriam também um papel importante, na divulgação de filmes de “western”, ainda que em artigos anteriores, só nos tivéssemos preocupado mais com os actores que acabariam em Histórias aos Quadradinhos. Mas claro, houve muitos artistas de craveira mesmo, que tiveram um papel muito significativo nos filmes de “western”. No entanto, sobre esses iremos unicamente indicar os nomes e pouco mais. O espaço assim o obriga:

Robert Preston (1918-1987). Deixou alguns filmes bons, de 1939 a 1983, com TV.
Denver Pyle (1920-1997). Era um vilão simpático. Trabalhou de 1947 a 1979, com muitos filmes e muitas séries de TV.
Anthony Quinn (1915-2001). Era um excelente actor, mesmo quando fazia papeis de mau. Fez de índio também. Trabalhou de 1936 a 1976.
Ronald Reagan (1911-2004). O actor que conseguiu ser Presidente dos Estados Unidos da América. Foi melhor Presidente que actor. Trabalhou de 1938 a 1964, com TV. Fez poucos filmes.
Robert Bedford (1936- ). É um actor excelente, com interpretações excepcionais. Trabalhou de 1960 (primeiro na TV) até 1979.
Duncan Renaldo (1904-1980). Era um actor que seria conhecido como “Cisco Kid”, pelas suas interpretações desta personagem no Cinema, bem como na TV (1951). Trabalhou de 1929 a 1951.
O FugitivoJason Robards Jr. (1920-2000). Desaparecido já este século, fez poucos filmes de “western”. Era um grande artista. Trabalhou em 4 filmes de 1966 a 1970.
Dale Robertson (1923- ). Não era um grande artista, mas era simpático. Trabalhou de 1949 a 1979, com TV.
Gilbert Roland (1905-1994). Mesmos nos filmes de piratas, era simpático. Era mexicano e deixou-nos personagens muito boas. Trabalhou de 1927 a 1982, com TV.
Robert Ryan (1909-1973). Actor de Teatro, sabia representar como ninguém e quando fazia de mau, convencia toda a gente. Trabalhou de 1940 a 1970, com TV.
Will Sampson (1935-1987). Era um índio e entrou em poucos filmes, 7 no total, de 1976 a 1984.
Jay Silverheels (1919-1980). O seu pai era índio, pelo que seria o actor escolhido para interpretar no Cinema, a figura de “Tonto”, o parceiro de “Zorro”. Trabalhou de 1947 a 1973, com TV.
Russell Simpson (1880-1959). Era um actor que dava gosto vê-lo no Cinema. Embora em papeis secundários, a partir de uma certa altura da sua carreira, viria a trabalhar desde 1915 a 1959, com pouca TV, mas muitos filmes.
Harry Dean Stanton (1926- ). Trata-se de mais um actor secundário, com muito interesse e com alguns filmes de sucesso. Trabalhou de 1956 a 1979, com muitas séries de TV.
Bob Steele (1906-1988). Entrou em uma série de filmes de “western”, desde 1926 a 1971, com alguma televisão.
A Lança QuebradaJames Stewart (1908-1997). Mais uma lenda no bom cinema. Digamos que com este actor, encontrou-se a perfeição de ser artista de Cinema. Trabalhou de 1939 a 1976.
Woody Strode (1914-1994). Era um actor negro, que chegou a fazer papeis de índio e de sargento, todos eles bastante interessantes. Trabalhou de 1954 a 1984, com TV.
Barry Sullivan (1912-1994). Mais um cínico famoso dos filmes de “western”. Trabalhou de 1943 a 1979, com TV.
Robert Taylor (1911-1969). O ídolo das matinés. Deixou-nos poucos filmes, mas muitas lembranças. Trabalhou de 1939 a 1967, com TV.
Ray Teal (1902-1976). Foi igualmente um artista secundário, interpretando papeis de relevo. Trabalhou desde 1938 a 1970, com TV.
Fred Thomson (1890-1928). Foi artista dos filmes mudos de 1924 a 1928. morreria de pneumonia, no apogeu da sua carreira.
Chief Thundercloud (1889-1955). Era mais um actor índio, que viria a interpretar vários filmes de “western” de 1930 a 1952.

(Para aproveitar a extensão completa das imagens acima, e/ou imprimi-las, clique nas mesmas)

Um álbum de cromos para Tex

 Por José Rivaldo Ribeiro[1]

Álbum de cromos de Tex - capaQuando os leitores e coleccionadores brasileiros de revistas de banda desenhada do Tex foram às bancas  nos meses de Abril e Maio de 1981 surpreenderam-se com o primeiro e único Álbum de cromos do ranger, lançado no Brasil pela extinta Editora Vecchi.

Os 384 cromos coloridos, distribuídos em 32 páginas, mostravam magníficas paisagens dos desertos e pradarias americanas, nas quais Tex e seus pards viveram (e vivem) incríveis aventuras, além de diversos quadradinhos reproduzidos em cromos.

Passados exactos 28 anos do seu lançamento, esta publicação é hoje o sonho de consumo de muitos coleccionadores de Tex, e também dos coleccionadores de álbuns de cromos.

Álbum de cromos de Tex - interior 1.
Mas o que faz deste álbum um item raro? Prováveis hipóteses: ter sido lançado somente para algumas capitais das regiões Sul e Sudeste do Brasil; tiragem bem menor do que a da própria revista, que naquela época girava em torno de 150 mil exemplares mensais; quem tem nem sonha em se desfazer.

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Álbum de cromos de Tex - interior 2Chama a atenção o facto de a capa ter uma ilustração exclusiva e inédita de Aurelio Galleppini. Para completar, vale lembrar que o álbum é simplesmente o primeiro conteúdo colorido de Tex que foi lançado no Brasil (a primeira BD colorida, O Ídolo de Cristal, só saiu em Setembro de 1990, na série Tex Especial Colorido nº 1.).

Aos coleccionadores, portanto, boa sorte na caçada!

(Texto publicado originalmente no Planeta Gibi Blog, em 24 de Abril de 2009) – Para aproveitar a extensão completa das imagens, clique nas mesmas


[1] José Rivaldo Ribeiro é um grande coleccionador brasileiro de banda desenhada, tendo participado activamente de pesquisas para edições, blogues e sites referentes a BD de diversos géneros!
Considera-se um crítico de banda desenhada e é também leitor e coleccionador de Tex.

Tex Willer e Kit Carson com… Lazarus Ledd

Ade Capone e José Carlos FranciscoHoje no blogue do Tex, mostramos uma brincadeira-homenagem que o conceituado argumentista italiano Ade Capone (que podemos ver na fotografia ao lado),  criador de Lazarus Ledd, personagem publicada na Itália pela Star Comics e no Brasil pela Editora Tutatis, e que no presente escreve para Zagor, fez na página 125 da edição nº 12 de Lazarus Ledd Extra, “Tunguska“, de Maio de 2000 e que foi desenhada por Fabio Bartolini.

Quando Lazarus Ledd foi ao bar beber uma cerveja para esquecer os maus bocados por que havia passado, vejam quem estava no balcão, perto dele… ninguém menos do que Kit Carson e Tex Willer!

Carson Tex e Lazarus Ledd

Tex “Missouri!”: Entrevistas exclusivas com os autores Mauro BOSELLI & Corrado MASTANTUONO

Mastantuono e Boselli por Bira Dantas
Entrevistas conduzidas por José Carlos Francisco, com a colaboração de Giampiero Belardinelli e Roberto Pagani na formulação das perguntas, de Bira Dantas na caricatura e de Júlio Schneider (tradutor de Tex para o Brasil) e de Gianni Petino nas traduções e revisões.

MAURO BOSELLI

Mauro BoselliEm “Missouri!” você apresenta um aspecto pouco conhecido do grande público, o dos bandos de guerrilheiros alinhados nos dois frontes durante a Guerra de Secessão. Uma situação não conhecida, mesmo a se olhar às discussões sobre a Resistência italiana. Enquanto escrevia o roteiro, você pensou nesses e em outros acontecimentos históricos?
Mauro Boselli: Eu concentrei-me na história dos jayhawkers, que já era bastante complexa. Cada fenómeno histórico é único e é errado fazer comparações.

Ao mesmo tempo você também mostrou como se pode encontrar boas pessoas mesmo entre as fileiras dos chamados escravistas. Entre essas duas facções, Tex jamais perde o controle da situação. Seria esse um dos segredos do grande fascínio do Ranger junto aos leitores?
Mauro Boselli: Sobretudo Tex não perde o controle das próprias escolhas. Ele é sempre livre, independente e seguro de si. Essa é a sua essência.

Página Tex - Missouri!Na primeira parte da aventura há uma longa e necessária explicação sobre as escolhas adoptadas por Kansas e Missouri durante a Guerra Civil. Você soube colher de forma brilhante a ambiguidade do período e explicou aos leitores (muitos dos quais desconheciam a realidade dos factos) a História, sem com isso deixar a narrativa pesada. Você sentiu dificuldades particulares ao escrever esse episódio, no qual buscou manter um justo equilíbrio entre palavras e imagens, entre História e fantasia?
Mauro Boselli: Não foi fácil explicar em pouco espaço uma situação tão complexa. Há duas ou três páginas de diálogos com explicações necessárias. Mas depois a trama segue em frente de modo bastante clássico, eu diria.

Também neste episódio você trabalhou muito sobre as diversas facetas de todas as personagens envolvidas na trama, positivas e negativas. Até mesmo os vilões agem segundo motivações que, por mais que sejam erradas, nunca os deixam de todo negativos e, por isso, tornam-se ainda mais sugestivos. Você chegou a pensar em transformar alguns deles em adversários recorrentes de Tex, sem chegar aos limites e aos excessos de inimigos como Mefisto?
Página Tex - Missouri!Mauro Boselli: Sinceramente, não. E por que deveria? São os adversários desta única história e, entre outras coisas, delineados para o período histórico citado. Além disso, eles foram mortos!

Em “Missouri!“, assim como no recente Tex Gigante “Patagónia“, aflora a sua poética antimilitarista e pacifista, que nos fala do absurdo e da incoerência não só da controversa Guerra de Secessão, como de todos os conflitos, passados e presentes. Como o sugestivo tema da guerra civil americana foi explorado pouco nas páginas da série, você tem em mente algum outro hipotético roteiro de Tex ambientado durante esse fascinante período histórico?
Mauro Boselli: Por ora eu diria que Guerra de Secessão não pode nos dar mais nada. São quatro histórias de Tex ambientadas nesse período e duas foram escritas por mim. Já chega. Esta história era necessária, porque anunciada em “A Grande Invasão” (no Brasil, Tex 412/414).

E, mais em geral, você pensa em narrar outros episódios da “vida precedente” de Tex? Ainda há muitas páginas obscuras sobre os anos de sua juventude.
Mauro Boselli: Aí a conversa muda. Existem mesmo muitas possibilidades, mas as histórias “do passado” devem ser diluídas no tempo. No momento não estou a escrever nenhuma.

CORRADO MASTANTUONO

Corrado Mastantuono“Missouri!” foi a sua primeira colaboração com Boselli. Como você se viu a trabalhar com o criador de Dampyr, um roteirista que normalmente exige um grande trabalho de definição não só das personagens principais, como também dos coadjuvantes? Você teve dificuldades para representar tantas personagens não tão marcantes?
Corrado Mastantuono: Sem dúvida era uma história difícil de contar por meio de desenhos. Havia em cena uma multidão de personagens com a dificuldade de fazer cada qual distinta das demais e reconhecíveis, mesmo que vestidas de forma diferente, antes e depois do flashback. Mauro Boselli cuida bastante da montagem da cena e indica metodicamente os cortes que deseja para cada quadradinho. Eu sempre busco respeitar as exigências do roteiro – a não ser que eu considere que uma pequena alteração pode favorecer o entendimento, e nesse caso eu contacto o roteirista e comparamos os nossos pontos de vista. O que me deixa louco com Mauro é a sua caligrafia, o seu manuscrito para indicar as personagens em cena. É absolutamente incompreensível e faz concorrência com a letra do meu médico de família!

Personagens Missouri!Nesta história, como você se viu a reconstruir aquele pedaço particular da História americana? E de que forma você buscou – e conseguiu, do nosso ponto de vista – diferenciar o Tex actual daquele mais jovem em acção durante a Guerra Civil americana?
Corrado Mastantuono: A epopeia deixava-me curioso e entusiasmava-me. É evidente que reli a obra-prima “Entre Duas Bandeiras” para buscar entrar em sintonia com aquela atmosfera. Daquela trama eu tirei várias ideias que me ajudaram a tornar mais ágil e verosímil esta história. Antes de propor Tex jovem eu falei com Boselli e com a redacção, para perguntar o quanto eu deveria rejuvenescê-lo. Combinamos que seria um Tex imperceptivelmente mais jovem, o suficiente para captar a diferença mas que não desnaturasse ou tornasse o nosso Ranger irreconhecível.

Personagens Missouri!Em relação ao Tex Gigante, você mostrou um traço ainda mais estilizado e económico. Por acaso seria fruto de uma olhada à BD francesa?
Corrado Mastantuono: Não foi intencional. Possivelmente fiz isso por pensar que desta vez eu não teria à disposição as grandes páginas da edição gigante. Mas justamente o formato poderia dar a impressão de uma síntese exagerada, enquanto que, na minha opinião, ao olhar os originais os dois trabalhos não se diferenciam muito. Eu conheço bem a BD francesa, está entre as que eu gosto, mas certamente não a pego como referência para uma revista como Tex, carregada de tinta preta, de traços nervosos e ambientes poeirentos.

Agora você entrou de vez para a equipa texiana. Já se sente em condições de padronizar a personagem e sua ambientação? Acha que seu estilo mudou em relação a Mágico Vento, também uma série de faroeste mas distante dos padrões de Tex?
Personagens Missouri!Corrado Mastantuono: Para mim é uma grande honra ter entrado para a equipa que realiza um mito da BD mundial. O meu Tex mudou bastante desde que comecei, ainda está em evolução e é a personagem com quem mais trabalho para melhor definir as expressões e posturas. É evidente que o caminho é longo para uma personagem tão complexa mas estou a buscar, sem descontentar ninguém, colocá-la no ponto. O meu estilo sempre muda, seria terrível se não fosse assim, seria como ter vinte anos durante toda a vida.

Pode antecipar-nos alguma coisa sobre a nova história que começaram juntos?
Corrado Mastantuono: É um maravilhoso faroeste clássico, com duelos e trocas de socos. O estilo do autor (de novo Boselli) é o reconhecível de sempre, com mocinhos e vilões difíceis de distinguir a uma primeira olhada. Eu busco colocar algo meu. Um abraço a todos.

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