Tex “La grande sete”: Interviste esclusive con gli autori Gianfranco MANFREDI e Fabio CIVITELLI

Manfredi & Civitelli, por Bira Dantas

Interviste condotte da José Carlos Francisco, con la collaborazione di Giampiero Belardinelli e Roberto Pagani per la formulazione delle domande, di Bira Dantas per la caricatura e di Júlio Schneider (traduttore di Tex per il Brasile) e Gianni Petino per le traduzioni e le revisioni.

GIANFRANCO MANFREDI

Gianfranco ManfrediRispetto al Maxi “La pista degli agguati“, scritto quando Magico Vento era ancora in fase embrionale, il tuo esordio nella serie regolare di Tex ha beneficiato di un soggetto particolarmente rivolto a tematiche storiche (speculazioni terriere ed intrecci economico-affaristici), che trovano agganci anche con il nostro presente, in cui un bene come l’acqua diventa la vera discriminante tra il nord e il sud del Mondo. Quanto ha pesato nello scrivere questo episodio la tua decennale esperienza con Magico Vento, serie in cui gli aspetti storici hanno un peso rilevante? Pensi di aver dato una versione “politica” di Tex, abbandonando così, sia pur a tratti, il solco tracciato da G. L. Bonelli?
Gianfranco Manfredi: Rispetto al Maxi “La pista degli agguati“, questo episodio, va detto, ha beneficiato del fatto che lo ha disegnato Civitelli, con grande rispetto per i personaggi (anche quelli secondari) e per l’ambientazione geografica. E poi Civitelli è il disegnatore di riferimento di Tex in questo momento, dunque i lettori si sono potuti gustare una storia nuova, ma realizzata da un disegnatore cui sono già affezionati da tempo. Questo è stato un vantaggio. Vengo ora al tema della domanda. Ho trattato un tema storico che ha dei risvolti attuali, ma non ho voluto dare una versione “politica” di Tex. L’acqua è un bene di tutti. Questo concetto elementare di giustizia e di equità è stato espresso da mille film western. In Magico Vento mi sono occupato di temi ben più controversi, ma senza suscitare altrettanto clamore. Su Tex invece qualunque cosa si racconti provoca, sempre, fin dai tempi di Gianluigi Bonelli, la domanda: ma Tex è di destra o di sinistra? Ora, Tex ha fatto un’infinità di cose nelle sue storie, ma non lo si è mai visto votare alle elezioni, che io mi ricordi. Dunque se per politica si intende uno schieramento politico, Tex non si è mai schierato, se invece per politica si intendono le questioni della comunità, allora Tex se ne è sempre occupato, agendo sulla base del suo carattere, del suo senso di giustizia e delle occasioni che gli si presentavano, mai per partito preso ideologico. Nella mia storia, se ci si sta attenti, Tex prima vede con i suoi occhi quale sia la situazione, e solo dopo giudica e interviene. Fate caso a quanto sia cauto nei suoi rapporti con il governatore. Perché? Perché quando annusa aria di “politica” (in senso istituzionale) Tex storce il naso. L’espressione “politicanti” (con connotazione dispregiativa) in Italia è diventata popolare grazie al Tex di Gianluigi Bonelli. Però Tex si schiera sempre dalla parte della gente comune e degli indifesi… e questa è “politica” in senso buono. Senza questo genere di “politica” il genere western non esiste. Gli Sceriffi, i Ranger, i pistoleri solitari, i Magnifici sette, nel western non salvano le donzelle indifese, ma le comunità aggredite dai prepotenti. E’ questa la differenza fondamentale dal normale racconto “cavalleresco”.

La Grande SeteIn questa tua seconda storia si nota un’attenzione al linguaggio: visto con gli occhi di oggi senza sembrare assurdo per personaggi dell’Ottocento. Anche in Magico Vento era presente questa tua caratteristica. È una nostra impressione?
Gianfranco Manfredi: Con Tex bisogna farci molta più attenzione, ai dialoghi. Quelli di Gianluigi Bonelli erano fenomenali. Ripetere piattamente quello stile non si può. Bisogna coglierne lo spirito, che deriva in parte dal linguaggio iperbolico dei texani, in parte dalle battute “scolpite” di John Wayne. Bonelli lo ha tradotto in uno stile più europeo (Diavolo! in America non si dice, mentre Alexandre Dumas, nei “Tre Moschettieri” scrive Diable! ogni due righe. Peste! richiama una famosa battuta di un grande attore teatrale e cinematografico italiano dell’epoca di Gianluigi Bonelli: Amedeo Nazzari). Dunque Gianluigi Bonelli ha fatto una sintesi molto originale. La lingua cui siamo abituati oggi è più essenziale. Io ho cercato di distinguere i momenti d’azione, dove Tex usa un linguaggio estremamente scarno e senza coloriture, da quelli più colloquiali dove lui e Carson pronunciano delle battute. E una battuta per far sorridere, dev’essere nuova, altrimenti rischia di sembrare una vecchia barzelletta. Per intenderci: della “bistecca alta due dita con una montagna di patatine”, i lettori non ne possono più. Era una battuta divertente e originale, ma a furia di ripeterla è diventata troppo ovvia.

Giochi di PotereIn altro passaggio della storia fai dire a Tex: “I giovani vanno responsabilizzati”. È un tema presente nel cinema western classico o pensi sia stato molto poco sfruttato?
Gianfranco Manfredi: Nel cinema western è un tema centrale. Il rapporto tra genitori e figli, in particolare, è stato trattato in tutti i risvolti. In generale, si può dire che nel west i ragazzini andavano svezzati in fretta. Se non imparavano a cavarsela da soli erano guai.

Il tuo è un Tex riflessivo ma allo stesso tempo grintoso come quello di Gianluigi Bonelli. Hai trovato difficoltà nel tentativo di rinnovare senza snaturare il personaggio?
Gianfranco Manfredi: Una volta decisa una strada, poi di difficoltà non ne ho incontrate molte. Mi piaceva che Tex fosse energico e che nelle sue storie ci fosse più azione. Tutto qui.

Página 73Il secondo filone narrativo in cui si articolano le avventure di Magico Vento riguarda una sorta di “lato oscuro del West”, in cui gli aspetti fantastici (con particolare riferimento al mondo dei nativi americani) rivestono un’importanza almeno pari alla Storia. Per le tue prossime avventure del ranger hai pensato di attingere anche a questi elementi, certamente innovativi sulle pagine di Tex?
Gianfranco Manfredi: Preferisco restare sul terreno del western classico. Tex lo scrivo da sceneggiatore non da autore, e come sceneggiatore trovo stuzzicante l’opportunità di scrivere delle storie “alla John Wayne”. Questo posso farlo solo su Tex, visto che John Wayne è morto e un attore/personaggio come lui non nascerà mai più.

Gianfranco Manfredi por Bira DantasHai pubblicamente ammesso che, dopo quasi 15 anni, con Magico Vento ritieni di aver raccontato tutto il possibile sul West americano. Non riuscirai magari a conciliare questa tua convinzione con la scrittura di altre storie di Tex, tenendo conto che questa serie propone un western diverso, più “solare” ed ottimista rispetto a Magico Vento? La speranza di molti lettori è che tu possa sceneggiare ancora Tex in futuro.
Gianfranco Manfredi: Mi piace scrivere Tex e se il rapporto con i lettori continuerà ad essere stimolante come è accaduto dopo questo primo episodio sulla serie normale, avrò un motivo in più per scrivere altre storie. Intanto ne sto completando un’altra in due numeri per Ticci, con cui da sempre speravo di collaborare. E poi , suppongo l’anno prossimo, uscirà il Texone che ho scritto per Gomez e di cui vado molto fiero. La tavole disegnate da Gomez mi hanno esaltato. Le prime erano così belle che mentre scrivevo il seguito mettevo in scena cose sempre più spettacolari, azioni molto difficili da disegnare, scene di massa, continui cambi climatici, insomma mi sono concesso di tutto. E Gomez ha fatto anche di più di quello che chiedevo. Il risultato ogni volta mi sorprendeva. Spero che l’episodio risulti sorprendente anche per i lettori.

FABIO CIVITELLI

Fabio CivitelliDopo una collaborazione durata quasi 25 anni, con “La grande sete” si è interrotto il tuo sodalizio con lo sceneggiatore Claudio Nizzi. Come ti sei trovato a lavorare con Gianfranco Manfredi, scrittore notoriamente esigente con i suoi disegnatori? Hai avuto la possibilità di contribuire personalmente alla costruzione delle singole tavole e alla caratterizzazione dei personaggi?
Fabio Civitelli: Tutti gli sceneggiatori sono, giustamente, esigenti quando si tratta di tradurre in immagini le loro idee: anche Nizzi è stato esigente ma anche molto preciso e professionale e io non avrei potuto essere da meno quanto a meticolosità e cura delle tavole. Riguardo a Manfredi la sintonia che si è subito creata è stata sicuramente facilitata dal fatto che sono stato un lettore di Magico Vento e di Volto Nascosto fin dal primo numero, e dall’apprezzamento che ho sempre avuto nei confronti del suo modo di scrivere. Anche Manfredi è molto preciso nella descrizione degli ambienti e delle situazioni, per cui non ho mai avuto delle indecisioni o dei fraintendimenti sull’organizzazione di una tavola, in più mi ha mandato anche molta documentazione fotografica. Naturalmente questo non significa non avere una certa libertà nella creazione di ambienti e di personaggi, perché le descrizioni sono comunque sommarie e normalmente solo per i tre o quattro personaggi più importanti: per esempio Grissom era un contadino corpulento e basta, e l’idea di utilizzare Bud Spencer per la parte è stata mia.

Dedicatória CivitelliQuali analogie e quali differenze hai riscontrato con il Tex classico?
Fabio Civitelli: Manfredi si è calato con grande umiltà nell’universo texiano e non ha certo creato un Magico Vento in camicia gialla e fazzoletto nero. “La grande sete” è stata apprezzata dai lettori più smaliziati, e fortunatamente anche da quella maggioranza silenziosa che ogni mese va in edicola per ritrovare il ranger che ama fin dall’infanzia. Questo è forse il suo più grande merito: un Tex duro e deciso, nel solco della tradizione bonelliana, un Carson ironico ma anche uomo d’azione, lontano dal vecchietto brontolone e un po’ babbeo che a volte ci è capitato di leggere. Naturalmente, si possono notare delle differenze sia con G. L. Bonelli che con Nizzi, per esempio nel lato “politico” e di denuncia, piuttosto raro nella serie.

Página 167Quale scena ti ha più impegnato – dal punto di vista tecnico – e quale ti ha invece divertito realizzare?
Fabio Civitelli: Premesso che mi piace sempre disegnare e più una scena è impegnativa, più mi diverto, devo dire che l’attacco notturno dei contadini al villaggio dei Pima ha richiesto una gran mole di lavoro nel far muovere adeguatamente i personaggi, nella gestione del chiaroscuro e per il fumo e gli incendi. Oltre a questa, mi è piaciuto molto a disegnare la sparatoria nel pueblo.

Quale personaggio – eccetto i due pard, naturalmente – del racconto di Manfredi ti ha intrigato disegnare?
Fabio Civitelli: La caratterizzazione di Lansdale non è stata facile, la sua è una malvagità da “politico” non certo da pistolero, per cui all’aspetto impeccabilmente elegante doveva corrispondere uno sguardo sprezzante e superbo. In più, disegnare le persone grasse non è certo facile, e la mia migliore fonte di documentazione, è stato sicuramente un mio libro su Orson Welles. Comunque, alle fine ne sono abbastanza soddisfatto.

Tenente Blueberry por CivitelliDal 1984 sforni per Tex, con impressionante regolarità, tavole di altissimo livello ed occasionalmente hai anche scritto qualche soggetto, seppur non accreditato. Coltivi ancora qualche ambizione di diventare “autore completo”? Ritieni che il tuo percorso artistico possa serenamente proseguire insieme a Tex oppure hai voglia di cimentarti con qualcosa di diverso?
Fabio Civitelli: Il mio saltuario impegno con i soggetti di alcune storie da me disegnate è nato soprattutto dalla grande sintonia e amicizia creatasi in tutti questi anni con Claudio Nizzi. Se nel tempo si creerà anche con Mauro Boselli, con cui collaboro adesso, questa possibilità e avrò qualche felice intuizione, non mi tirerò certo indietro, anche se la vedo difficile. Riguardo alla possibilità di altre collaborazioni, non la escludo a priori, ma lavorare a Tex mi piace molto, Sergio Bonelli e la Casa Editrice sono per me una seconda famiglia, con rapporti di amicizia che vanno ben al di là del semplice lavoro. Per farmi interrompere anche solo momentaneamente quella bella collaborazione ci vorrebbe qualcosa di veramente grosso (forse soltanto se Giraud mi chiedesse di disegnare un episodio di Blueberry, allora potrei pensarci seriamente!).

(Cliccare sulle immagini per vederle a grandezza naturale)

Entrevista com o fã e coleccionador: Eder Santos Carvalho

Entrevista conduzida por José Carlos Francisco.

Eder Santos CarvalhoPara começar, fale um pouco de si. Onde e quando nasceu?
O que faz profissionalmente?

Eder Santos Carvalho: Chamo-me Eder Santos Carvalho, nasci em 1980 em Encruzilhada do Sul, Rio Grande do Sul, Brasil, tendo portanto 29 anos. Sou estudante de arquitectura e desenhador técnico, trabalhando num escritório de Engenharia e também desenho para um escritório de topografia. Adoro livros, música, arte, desenho e revistas em quadradinhos. Também tenho um blogue sobre arquitectura e história: http://historiaearquitetura.blogspot.com/

Tex's de Eder Santos CarvalhoQuando nasceu o seu interesse pela Banda Desenhada?
Eder Santos Carvalho: Desde pequeno, quando a minha mãe me incentivava a ler os “gibis” (revistas de banda desenhada) para melhorar o meu aprendizado nos primeiros anos na escola.

Quando descobriu Tex?
Eder Santos Carvalho: Não lembro bem, mas acho que tinha em torno de 11 a 12 anos na época, quando adquiri a primeira revista do Tex. Tinha muitas na colecção, mas infelizmente, acabei emprestando algumas e não me devolveram mais.

Eder Santos Carvalho e a sua paixão por TexPorquê esta paixão por Tex?
Eder Santos Carvalho: Sempre gostei das histórias do oeste americano, dos homens corajosos que forjaram as fronteiras do Texas. E Tex traz tudo isso, é um herói completo. Valente, honesto, guerreiro, justo e amigo dos índios. Também adoro desenho em preto e branco, e as revistas do Tex proporcionam-me isso.

O que tem Tex de diferente de tantos outros heróis dos quadradinhos?
Eder Santos Carvalho: Como disse antes, Tex é valente, honesto, amigo dos índios e das pessoas de bem. Tex tem uma certa magia, que o difere dos demais heróis dos quadradinhos.

Colecção de Eder Santos CarvalhoQual o total de revistas de Tex que você tem na sua colecção? E qual a mais importante para si?
Eder Santos Carvalho: Já tive muitas, mas acabei emprestando algumas e não me devolveram mais. Hoje tenho em torno de 100, mas pretendo em breve aumentar e muito esse número. A mais importante para mim é uma edição gigante, chamada “O Vale do Terror”.

Colecciona apenas livros ou tudo o que diga respeita à personagem italiana?
Eder Santos Carvalho: Apenas livros.

Qual o objecto Tex que mais gostava de possuir?
Eder Santos Carvalho: Tinha uma revista, não lembro agora o número, que foi a primeira que adquiri, mas infelizmente emprestei-a e não me devolveram mais. Gostaria de possuir também um póster.

Eder Santos Carvalho e a sua história favorita - O Vale do TerrorQual a sua história favorita? E qual o desenhador de Tex que mais aprecia? E o argumentista?
Eder Santos Carvalho: A minha história favorita é “O Vale do Terror”. O desenhador que mais gosto é Galep e o argumentista é o Claudio Nizzi.

O que lhe agrada mais em Tex? E o que lhe agrada menos?
Eder Santos Carvalho: O que mais me agrada é a coragem de Tex, que não tem medo de enfrentar os perigos, as muitas sequências e acção apresentadas nas histórias, e também seu gatilho que é o mais rápido do Oeste. O que menos me agrada é um pouco de falta de abordagem de assuntos mais íntimos do Ranger, como o relacionamento com o filho e também com uma mulher, acho que Tex deveria casar.

Eder Santos Carvalho desenhando TexEm sua opinião o que faz de Tex o ícone que é?
Eder Santos Carvalho: Sua coragem, valentia, amizade com os Navajos, respeito pelos homens de bem e a magia de um herói parecido connosco, pois Tex não tem super poderes, mas sim todas as qualidades que nós gostaríamos também de possuir.

Costuma encontrar-se com outros coleccionadores?
Eder Santos Carvalho: Não.

Para concluir, como vê o futuro do Ranger?
Eder Santos Carvalho: Tex ainda vai continuar por muito tempo com a sua magia e o seu heroísmo. E não vai aparecer outro herói com ele nos quadradinhos.

Prezado pard Eder Santos Carvalho, agradecemos muitíssimo pela entrevista que gentilmente nos concedeu.
(Para aproveitar a extensão completa das imagens acima, clique nas mesmas)

Qual o objecto Tex que mais gostava de possuir?

Almanaque Tex #1 (em formato italiano) e Tex Gigante #1 reeditados pela Mythos Editora

Almanaque Tex #1 Republicação

Por José Carlos Francisco

Tex continua a ser um fenómeno de vendas no Brasil (para gáudio também dos texianos portugueses) e este início de ano comprova-o uma vez mais com a Mythos Editora, na pessoa do seu editor Dorival Vitor Lopes anunciando em exclusivo ao blogue do Tex a reedição de duas publicações muito requisitadas pelos seus fieis leitores: a reedição do Almanaque Tex nº 1 e a do Tex Gigante nº 1.

Almanaque Tex #1 com lançamento já neste mês de Fevereiro, traz a aventura Vendetta Navajo da autoria da dupla Claudio Nizzi & Giovanni Ticci e o Tex Gigante #1 escrito também por Nizzi e com desenhos de Jordi Bernet , cujo lançamento está previsto para Março, mostra a óptima aventura O Homem de Atlanta.

Tex Gigante #1 - RepublicaçãoEstas duas edições foram das primeiras publicadas pela Mythos Editora há dez anos e já estão esgotadas há muito, sendo difícil encontrá-las até mesmo em alfarrabistas ou sites de venda pela Internet.

As duas publicações foram revistas e corrigidas, mantendo todavia as capas originais em respeito aos leitores que não tiveram oportunidade de adquiri-las aquando do primeiro lançamento. Como excelente novidade, a reedição de Almanaque Tex – que talvez seja uma série bimestral – será em formato italiano, ou seja, 16 x 21 cm e com matérias mais actuais.

Daqui do blogue do Tex, esperamos que todos os texmaníacos brasileiros e portugueses degustem esta nova ousadia da Mythos!

Especial:”Seminoles”, o Tex Gigante de Filippucci – Desenhos e esboços inéditos

Por Anthony Steffen [1]

Texone SeminolesNo Verão de 2008 é posto à venda em todos os quiosques italianos um Texone (Tex Gigante) especial, que vê a estreia nas páginas de Tex de um dos históricos argumentistas da Casa Bonelli: o falecido Gino D’Antonio.

Os desenhos são de Lucio Filippucci, desenhador de muitas histórias de  Martin Mystère e actualmente, além do Texone já publicado, está a trabalhar numa história de 220 páginas escrita por Claudio Nizzi e cujo título provisório é  “Inferno bianco” (“Inferno branco“).

Neste post do blogue do Tex, vamos mostrar algumas vinhetas descartadas, jamais vistas no Tex Gigante “Seminoles” (no Brasil, Tex Gigante nº 22) e alguns esboços e estudos de personagens.

Estudos para o rosto de Tex:

Rosto de TexEstudo para rosto de Tex

.
Esboço e vinheta final:

EsboçoVinheta final

Lápis e tinta da china:

Lápis e tinta da china

Estudo e vinheta final:

EstudoVinheta final

.

.
Estudo e página final:

EstudoPágina final

.

.

.

.
Estudo de uma vinheta não utilizada:

Vinheta não utilizada

[1] (Texto publicado originalmente no Tex Willer Forum, em 4 de Novembro de 2009)
Tradução e adaptação a cargo de José Carlos Francisco

(Para aproveitar a extensão completa das imagens acima, clique nas mesmas)