Intervista esclusiva: WALTER VENTURI

Intervista condotta da José Carlos Francisco, con la collaborazione di Giampiero Belardinelli per la formulazione delle domande, di Júlio Schneider (traduttore di Tex per il Brasile) e di Gianni Petino per le traduzioni e le revisioni e di Bira Dantas per la caricatura.


Ciao, carissimo Walter Venturi, e benvenuto sul blog portoghese di Tex! Come molti ragazzini della tua generazione, sei cresciuto leggendo moltissimi fumetti: quali sono stati quelli a cui sei più legato?
Walter Venturi: Ciao a tutti voi del blog, grazie per avermi invitato! Ho iniziato da bambino divertendomi con i disegni di Jacovitti per poi passare a Magnus, Pazienza, Giardino, Fenzo e ai grandi maestri italiani, poi arrivarono i supereroi della Corno, leggevo avidamente anche tutti i classici della BD ma soprattutto sognavo con gli eroi della Bonelli – Zagor, Tex e Martin Mystère su tutti.

Quando hai cominciato a prendere confidenza con matite e pennelli?
Walter Venturi: Disegno da sempre, sapevo di voler disegnare fumetti già intorno ai dieci anni e da allora non ho mai smesso di esercitarmi.

A partire dal 1994, con molto coraggio, autoproduci una serie, Capitan Italia: puoi parlarci di quell’esperienza?
Walter Venturi: Essendo ancora acerbo nel disegno, nessuno logicamente mi pubblicava, così decisi di presentarmi al mondo del fumetto con la mia risposta alla moda dei vari supereroi della Image, tanto in voga all’epoca. Ne uscì Capitan Italia, dal gusto trash e grottesco, che ricevette un buon riscontro di pubblico e che mi permise di pubblicare 12 albi. Mi servirono, alla fine, come biglietto da visita. Ricordo chiaramente quando Sergio Bonelli volle assolutamente comprare il numero uno, incuriosito. Emozionatissimo glielo regalai, dicendogli che per me era un onore vederlo sfogliare dal mio editore preferito!

Tempo dopo, con Roberto Recchioni, dai vita alla serie Lost Kidz, autoprodotta dal gruppo Factory: com’è nata questa serie e come la consideri a distanza di molti anni?
Walter Venturi: La Factory era un gruppo di amici con tante idee e tanta voglia di fare. I tre numeri di Lost Kidz, che disegnai in stile american-manga, nascono da un’idea di Roberto Recchioni e il tema risulta ancora oggi attuale, dato che si parla di zombie! La mini è stata ristampata in volume unico nel 2008 e chissà se prossimamente non ritorni sul mercato.

Come hai conosciuto Roberto Recchioni e Lorenzo Bartoli?
Walter Venturi: Siamo di Roma e la scena del fumetto, allora, non era poi così vasta, ci siamo incrociati e ne è uscita una buona amicizia, di quelle per cui tenere.

Con i due sceneggiatori hai realizzato alcuni episodi di John Doe e Detective Dante: com’è stata la collaborazione con i due autori?
Walter Venturi: Alla base di tutto eravamo e siamo amici, quindi quando si lavora in tranquillità tutto appare più leggero, anche se per me erano i primi approcci a produzioni maggiori e di foliazione più lunga, con scadenze ben precise da rispettare, diventava veramente la mia professione e ci misi tutto l’impegno possibile. Ancora ringrazio Roberto e Lorenzo per avermi dato questa possibilità e per aver creduto in me.

Quanti episodi hai realizzato in tutto?
Walter Venturi: Due di Detective Dante e cinque di John Doe, più altri tre alle chine.

Dopo varie esperienze, con la Disney e le Edizioni BD, con il numero 16 di Brad Barron inizia la tua collaborazione con la Sergio Bonelli Editore: in quali circostanze ti sei avvicinato alla Casa Editrice?
Walter Venturi: Ciclicamente inviavo prove in redazione, sempre logicamente scartate per ovvie ragioni di impreparazione, ma dopo l’esperienza con John Doe e Detective Dante evidentemente mi trovarono pronto per essere pubblicato dato che, grazie a Tito Faraci, al quale piacquero le mie tavole di Detective Dante, venni contattato da Marcheselli per collaborare su Brad Barron. Quando mi chiamarono ero a pranzo e per poco non mi strozzai per l’emozione, erano anni che sognavo quel momento.

Dopo aver disegnato anche Demian, sempre per la Bonelli, hai l’occasione di realizzare Il grande Belzoni, un Romanzo a Fumetti di cui sei autore completo: raccontaci di quest’esperienza molto apprezzata dal pubblico e dalla critica.
Walter Venturi: Mi appassionai alla misconosciuta figura di Belzoni grazie a un documentario di History Channel, la sua vita era perfetta per un eroe a fumetti, il MIO eroe a fumetti! Dopo dieci anni di ricerche, intervallate da altri lavori, proposi in redazione la mia idea realizzando uno storyboard a matita molto dettagliato, già letterato e rilegato a misura. Dopo averlo sfogliato, Sergio Bonelli mi diede la sua approvazione e iniziai a disegnare. Purtroppo non ebbe modo di vederlo stampato, ma sono sicuro che si sarebbe divertito.

Sempre nel 2013, su testi di Jacopo Rauch, disegni il primo Zagor Color: com’è nata questa collaborazione zagoriana?
Walter Venturi: Erano anni che mi proponevo a Moreno Burattini per poter disegnare almeno una storia di Zagor, così, appena si presentò l’occasione, venni scelto per inaugurare questa nuova testata e per me fu un’altra grandissima gioia perché finalmente potevo lavorare su uno dei miei personaggi preferiti.

Nell’albo, oltre a una valida interpretazione dei personaggi, mostri un’accuratezza nel realizzare gli interni che a noi ricorda certe tavole del grande Magnus nel suo Texone. Quanto tempo ti ha impegnato quell’avventura?
Walter Venturi: La lezione di Magnus è sempre presente nel mio lavoro, è l’autore che amo di più e che più mi ha ispirato e che, ad esempio, ho omaggiato nella mia seconda storia di Tex, nell’ultima vignetta dell’ultima pagina! In quanto all’impegno, oltre a molti studi preliminari, ho viaggiato su una tavola al giorno, come al solito.

Prima di passare alle domande su Tex, parlaci in breve dell’avventura di Zagor a cui stai lavorando.
Walter Venturi:
Sono tre albi che usciranno il prossimo inverno e, su testi di Mignacco, vede il ritorno di Smirnoff, un acerrimo nemico creato a suo tempo da Alfredo Castelli. La storia è ricca di complotti, tradimenti, inganni, indiani, russi, fuorilegge, soldati e il tragicomico La Palette, altra figura storica dello Spirito con la Scure.

Passiamo adesso al Ranger che dà nome a questo blog: vuoi raccontarci com’è avvenuto il tuo arruolamento nello staff dei disegnatori di Tex?
Walter Venturi: Di ritorno da un festival a Zagabria, passai a salutare in redazione e capitai al momento giusto nel luogo giusto, cioè nell’ufficio di Mauro Boselli e Giorgio Giusfredi. Mi proposero la breve storia del Color che accettai a braccia aperte, un altro mito da affrontare! Subito dopo il Color, ho realizzato una storia per il Magazine in tempi record, dato che la consegna era abbastanza stretta e soprattutto dato con chi stavo confrontandomi.

Come ti senti a misurarti con il Ranger?
Walter Venturi: Onorato e tremolante, data l’importanza di Tex, ma senza esitare troppo, ho macinato tavole su tavole senza enormi problemi. Logicamente le prime storie saranno più deboli ma con un po’ di rodaggio sono sicuro che non tradirò il Ranger.

Nel disegnare Tex, che tipo di difficoltà hai incontrato, se ne hai incontrate?
Walter Venturi: Non troppe, se non portare ovviamente più attenzione ai cavalli e alle caratterizzazioni dei pards.

Hai dovuto modificare il tuo solito stile, oppure no?
Walter Venturi: Per quanto riguarda il Color, ho cercato di essere più pulito nel segno, in funzione del colore, ma preferisco il bianco e nero per i miei lavori.

Come definisci graficamente il tuo Tex?
Walter Venturi: Guardo a colonne come Villa e Ticci come riferimento e anche se non arriverò mai ai loro livelli, sarò sempre alla ricerca della soluzione migliore.

Negli ultimi tempi diversi disegnatori hanno fatto solo una veloce comparsata su Tex e poi sono tornati a lavorare su altri personaggi. Quello su Tex è per te un impegno duraturo, almeno nelle tue intenzioni?
Walter Venturi: Ho un feeling particolare con Zagor, mi ci trovo a mio agio e ci sono ancora tanti impegni da portare a termine, chiaramente appena il Ranger mi chiamerà a rapporto, non potrò negarmi e devo stare sempre sveglio dato che già è fissato un mezzo appuntamento!

Chi o cosa è Tex secondo te? Cosa ti piace di più nel Ranger e cosa di meno?
Walter Venturi: Tex è la giustizia, fatta rispettare duramente contro i duri, qualcosa in contrario? 🙂

Per concludere il tema, come vedi il futuro di Tex?
Walter Venturi: Come un monumento del fumetto italiano, un amico di famiglia che avrà sempre porte aperte, e se dovrà affrontare momenti difficili, sarà sempre seguito dai suoi fedeli lettori.

Quanto tempo impieghi per disegnare una tavola? Hai degli orari? Come si articola una tua giornata tipo fra lavoro, letture, tenerti informato, ozio, vita familiare?
Walter Venturi: Sveglia alle cinque di mattina e tirata fino alle 13, pranzo, siesta, altra tirata fino alle sette, cena, mezzo film e bum, a dormire. Di media realizzo una tavola al giorno, ma ci sono state volte dove in un mese ho consegnato 63 tavole, per altri editori anche molte di più, insomma, a seconda del tempo a disposizione, posso essere ancora molto veloce! Nel tempo libero mi piace viaggiare con la mia famiglia e andare a pesca.

Puoi esporci la tua tecnica di lavoro?
Walter Venturi: Realizzo uno sketch veloce della pagina, proprio sulla stampata della sceneggiatura, poi faccio la matita e dopo inchiostro, a pennello. Mi piace documentarmi molto all’inizio della storia, faccio gli studi di tutti i personaggi, delle location, delle armi, in modo d’avere tutto sotto controllo prima di partire.

Quali sono i tuoi rapporti con gli sceneggiatori? Le istruzioni che ti passano sono particolareggiate o la vignetta è lasciata alla tua creatività? Ti consegnano del materiale informativo?
Walter Venturi: Ho lavorato in tutti i modi, con amici e non, con chi è più dettagliato e chi meno, chi fornisce più documentazione e chi nulla, chi ti scrive un cartone animato (nel senso che fa muovere talmente tanto i personaggi che solo con un’animazione si potrebbe fare), chi ti lascia libero e responsabile della scena, chi ti consegna due pagine al mese, e ti costringe a fare le corse per non sforare i tempi, chi consegna la sceneggiatura già bella e completa! Sclavi diceva che “i disegnatori non è gente“, ma pure gli sceneggiatori mica scherzano!

Esiste un’altra testata bonelliana, per la quale non hai mai lavorato, e che ti piacerebbe tantissimo disegnare? In caso positivo, puoi dirci quale sarebbe e perché?
Walter Venturi: Mi piacerebbe lavorare su Dylan Dog, non tanto per lui, quanto per far muovere Groucho, vista la mia propensione al grottesco, credo che mi divertirei molto a farlo recitare. Poi mi è piaciuta molto la mini Greystorm e anche il recente Adam Wild e farei salti di gioia anche per Mister No e Martin Mystère.

Il fumetto della SBE è sempre stato il tuo obiettivo oppure avresti preferito fare il cosiddetto fumetto d’autore come Pratt, Battaglia, Toppi, Manara?
Walter Venturi: Il confine tra le due definizioni è labile, visto i tre nomi da te citati non sono di nicchia e sono conosciuti da tutti, quindi anche loro sono popolari, in fondo. Comunque, il mio obiettivo è sempre stato il fumetto made in SBE, quelle sono le mie radici.

Quali sono i tuoi progetti immediati?
Walter Venturi: Ho un paio d’idee che mi frullano per la testa, a base di trappers e imperatori matti, ma devo trovare il tempo per ragionarci, adesso sono troppo impegnato con Zagor!

Quali fumetti leggi attualmente?
Walter Venturi: Gli albi Bonelli, of course, e quelli che mi colpiscono per i disegni, ultimamente apprezzo molto il lavoro di Matthieu Bonhomme, di Sean Murphy, di Ralph Meyer, di Goran Parlov, di Denis Bodart e tanti altri.

Oltre ai fumetti, quale tipo di libri leggi? E quali sono le tue preferenze nel campo del cinema e della musica?
Walter Venturi: Mentre lavoro ascolto gli audiolibri, al cinema preferisco avventura e ricostruzioni storiche, meno la fantascienza, mi diverto con l’horror e i mostri giganti, infatti non vedo l’ora di godermi Kong: Skull Island! Ascolto principalmente hardcore, metal, techno e fino a qualche anno fa, cantavo in una band di nome Down Kids, su YouTube ci sono un po’ di video.

Bene, noi avremmo finito. C’è ancora qualcosa che vorresti dire? Qualcosa che non ti è stato chiesto e che avresti assolutamente voluto far sapere ai nostri lettori?
Walter Venturi: Vi racconto di come io sia legato sentimentalmente al Portogallo… Quando da bambino facevo arrabbiare mia nonna Anna, lei mi sgridava e per levarmi di torno mi diceva in romanesco: “…E vatte a fa ‘n giretto in Portogallo!“, nel senso di allontanarmi il più possibile, in un paese per lei esotico e distante dall’Italia! Quindi spero di essere presto da voi e poter finalmente visitare il vostro Paese! Grazie per l’interesse e viva Tex!

Caro Walter, ti ringraziamo moltissimo per l’intervista che ci hai così gentilmente concesso.

(Cliccare sulle immagini per vederle a grandezza naturale)

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