Quell’estate del ‘93 (ricordo di un editore), di Emiliano Mammucari

Di Emiliano Mammucari

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Il ’93 è difficile dimenticarselo.
Nei cinema usciva Last Action Hero, ma nessuno se ne accorse perché tutti andarono a vedere Jurassic Park.
Per le radio impazzava Rape me dei Nirvana.
In Italia c’era un fermento mai visto e gli Italiani sembravano aver trovato la voglia di autodeterminarsi. Poi, l’anno dopo, ci ripensano, affidano il loro futuro ad un pifferaio e il Paese sprofonda in un nuovo medioevo.
Ma chi lavora in editoria l’estate del ’93 se la ricorda per ben altri motivi.
La gente assaltava le edicole.
Per leggere fumetti.
Nel giugno la tiratura mensile di Dylan Dog arriva a 570.000 copie più 200.000 di ristampa. A luglio, Topolino settimanale raggiunge la cifra record di 1.100.285 copie. Numeri incredibili se si pensa che in Italia un’industria vera e propria del settore non c’è.
Abbiamo sempre avuto una tradizione di fumetto, questo sì, ma non è che basti sfornare grandi autori. Voglio dire: Una ballata del mare salato è nata perché un imprenditore edile genovese si è improvvisato mecenate per Hugo Pratt. Poi i frutti se li è goduti l’editoria francese, mica noi.
Anche argentini, spagnoli e inglesi hanno avuto grandi scuole, ma si sono spente perché non avevano un’industria. E non avevano un’industria perché non avevano editori.
Editori veri, non stampatori di materiale altrui. Gente che ha il fiuto. Che sa “leggere” le grandi masse, trovare un pubblico, che sa incanalare la creatività per arrivare a qualcosa.
Ecco: di Tycoon (per dirla alla Fitzgerald), in Italia, abbiamo avuto la fortuna sfacciata di averne due.
Mario Gentilini (il creatore del settimanale Topolino) e Sergio Bonelli.
Siamo arrivati alle cifre del ’93 perché per quarant’anni c’è stato il loro lavoro.
Ho incontrato Sergio Bonelli la prima volta che misi piede in redazione, nel 2004. L’editore ci teneva a incontrare i collaboratori nuovi e a fare gli onori di casa. Ricordo che disse sollevato: “È un bel ragazzo, va. Meno male” e se ne andò.
Le altre volte che l’ho incontrato non è stato così piacevole.
Durante le riunioni per la progettazione della nuova serie uscivano fuori gli aspetti acuminati del suo modo di lavorare. La durezza nell’esporre le proprie idee.
Ma cosa che più faceva innervosire è che la maggior parte delle volte aveva ragione lui.
Quando, negli anni ’80, divampava la polemica feroce tra fumetto “d’autore” e fumetto “popolare”, Bonelli se n’è semplicemente fregato. Il fumetto lo vedeva così e lo voleva così.
Aveva ragione lui
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Quando negli anni ’90 una grossa fetta degli addetti ai lavori premeva perché si prediligesse il canale delle neonate librerie specializzate, anziché l’edicola, non c’è stato verso di discuterne.
Aveva ragione lui
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Quando, l’anno scorso, io e gli altri colleghi “giovani” premevamo e spingevamo perché per noi era una follia non entrare subito nel mercato dell’Ipad e delle nuove tecnologie, lui non ha voluto saperne. Non ci vedeva chiaro.
Dannazione, aveva ragione lui e noi avevamo torto. “Comixology” si è rivelata una piattaforma nata vecchia, Marvel e Dc sono andate incontro a un pasticciato disastro e l’unica cosa che hanno ottenuto dal mercato digitale è stato far dilagare la pirateria. Semplicemente, non si può riversare un catalogo come quello Bonelli fino a che la piattaforma non è ben testata.
Nel frattempo, la serie di Tex a colori vendeva 27 milioni di copie.
Naturalmente alcune cose continuo a pensare che non siano giuste. Per esempio il non voler creare una linea da libreria, ma affidarsi a Mondadori. Oppure la mancanza di attenzione alla veste grafica.
Però impari a rispettare il fiuto dell’editore vero quando hai la fortuna di incontrarne uno.
In un mondo in cui tutti si sperticano nel fare previsioni su cosa accadrà domani, l’editore è uno che ha una visione. E che il futuro prova ad inventarselo.
L’ultima volta che ho incontrato Sergio Bonelli è stata a pranzo il 4 luglio del 2011 (lo so perché ho ancora il biglietto del treno). Ero curioso di chiedergli delle cose sull’editoria: per esempio come sono nati alcuni formati, come sono nate delle idee fortunate. Oppure, semplicemente, come ci si sente ad arrivare sul tetto del mondo della propria professione. Ma s’è parlato d’altro.
Pazienza, mi sono detto, glielo chiederò la prossima volta.
Non ho fatto in tempo.

4 Comentários

  1. Condivido quello che hai scritto… ho vissuto Bonelli nella stessa maniera. Sapevo che eri anche bravo a scrivere…

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