Intervista esclusiva: GIANLUCA ACCIARINO

Intervista condotta da José Carlos Francisco, con la collaborazione di Giampiero Belardinelli per la formulazione delle domande, di Júlio Schneider (traduttore di Tex per il Brasile) e di Gianni Petino per le traduzioni e le revisioni e di Bira Dantas per la caricatura.

Intervista a Gianluca Acciarino, disegnatore nato a Torre del Greco, in provincia di Napoli, il 17 giugno del 1975.

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Quando è nata in te la passione per i fumetti? E in quale momento hai deciso che questo sarebbe stato il tuo lavoro?

Gianluca Acciarino: Non c’è stato un momento in particolare. Ho sempre disegnato tanto, fin da bambino. In casa trovavo spesso fumetti in giro, li leggevano i miei genitori. Spesso Tex, molto spesso Topolino. Ho iniziato a leggerli e visto che mi piaceva disegnare ho cominciato copiando, reinterpretando quello che vedevo e che mi piaceva. Poi anche i cartoni animati hanno contribuito tanto a farmi innamorare del disegno. Ricordo che disegnavo spesso ogni personaggio che mi piaceva, anche i robot giapponesi. Anche durante la scuola disegnavo molto sui diari e i quaderni. Quando ero un po’ più grande ho iniziato ad apprezzare la pittura e il disegno artistico. Poi a un certo punto il disegnatore di fumetti mi è capitato di farlo come lavoro, prima saltuariamente e poi sempre di più fino a diventare un mestiere vero e proprio.

Hai avuto una formazione artistica? Di che tipo?
Gianluca Acciarino: Ho studiato tutt’altro, ragioneria e poi Scienze politiche. Mi è sempre piaciuto sapere un po’ di tutto, il disegno lo consideravo più una cosa mia. Poi però mi è capitato di frequentare un corso di fumetto a Napoli, dove ho conosciuto persone bellissime che sono diventate miei amici e colleghi.

Quali sono i tuoi autori di riferimento nel campo del disegno?
Gianluca Acciarino: Ho sempre guardato con ammirazione i grandi scultori, pittori e disegnatori di ogni tipo e di ogni epoca. Quindi potrei fare un elenco lunghissimo. Per i disegnatori di fumetti idem. Penso che di riferimento in particolare non ci sia nessuno, ma quando ti piace un autore in qualche modo forse ti influenza sempre. Ritengo che un disegnatore di fumetti non possa prescindere dalla pittura o dall’illustrazione del passato. Bisognerebbe sempre imparare da chi ci ha preceduto.

Quando leggi un’opera a fumetti, oggi che sei un professionista, ti soffermi sulla parte grafica oppure riesci a seguire il racconto per intero?
Gianluca Acciarino: Diciamo che compro fumetti raramente e solo se i disegnatori mi piacciono. Se il disegnatore non funziona, non disegna, ma soprattutto non riesce a raccontare bene, secondo me anche una bella storia ne risente parecchio.

Cosa è per te il fumetto? Sia come linguaggio che come esperienza professionale?
Gianluca Acciarino: E’ un mezzo di comunicazione straordinario, anche economico rispetto agli altri. Si può fare di tutto col fumetto. E poi è qualcosa che ti rimanda a quando eri bambino, quando più o meno tutti disegnavamo, quindi in qualche modo ha la capacità di raccontare alla parte più intima di tutti noi. E’ un lavoro molto bello, spesso anche faticoso, a modo suo, ovvio, ma questo penso valga per tutti i lavori fatti bene.

Da ragazzino quali fumetti leggevi? Oltre ai fumetti, ti piace più leggere romanzi o saggi, oppure segui di più il cinema o le serie televisive?
Gianluca Acciarino: Da ragazzino amavo Topolino, penso sia stato uno dei fumetti più belli e anche educativi per un bambino o un adolescente. Certo, amo il cinema, e ogni tanto alcune serie televisive ben realizzate. Per quanto riguarda le letture, leggo romanzi, anche se non spesso, e a volte saggi di arte, di scienza, qualsiasi cosa mi interessi.

Quali sono gli sceneggiatori che più apprezzi al di fuori di quelli con cui hai lavorato? E tra quelli con cui hai lavorato?
Gianluca Acciarino: Non mi sono mai concentrato molto sugli sceneggiatori, per cui potrei anche essere influenzato dai disegni nei miei giudizi. Posso parlare delle mie poche esperienze, perché in Italia ho lavorato solo con due sceneggiatori. Brendon è scritto interamente da Claudio Chiaverotti, che è uno sceneggiatore un po’ visionario e molto aperto, che lascia parecchio spazio al disegnatore, cosa indubbiamente piacevole. Su Tex invece ho collaborato con Mauro Boselli, che ha un modo di lavorare molto differente. Oltre ad essere molto preparato, ha un controllo incredibile su tutto ciò che scrive, nonostante lavori tanto.

Sappiamo che sei laureato in scienze politiche: cosa ti è rimasto di quegli studi e quando poi hai indirizzato i tuoi interessi per il disegno?
Gianluca Acciarino: Penso di avere già risposto. Dei miei studi universitari mi è rimasto, spero, un minimo di cultura e forse una certa apertura mentale, cosa che comunque si può avere benissimo anche senza studiare.

Parlaci un po’ del progetto Nero Napoletano?
Rifaresti un’esperienza del genere?

Gianluca Acciarino: E’ stato un bel progetto a cui hanno collaborato una cinquantina di disegnatori campani, uniti nel raccontare una storia con sfondo la città di Napoli e tutte le sue problematiche. Una storia molto forte, da leggere. Sì, qualcosa del genere la rifarei, perché no?

A proposito di Napoli, parlaci dell’adattamento a fumetti di alcune commedie di Eduardo De Filippo.
Gianluca Acciarino: Per realizzare quei volumi bisognava andare veloci. Ho letto le opere di Eduardo, praticamente non ho tagliato nulla, ho diviso le due commedie che dovevo realizzare in tavole e vignette, poi ho guardato anche le videocassette, mentre disegnavo. In pratica le commedie hanno fatto da sceneggiatura. E’ stata una bella esperienza, molto intensa.

Per il mercato francese hai realizzato il terzo libro della serie Succubes: i testi erano tuoi?
Gianluca Acciarino: Succubes è una serie pubblicata dalla casa editrice Soleil. Ogni volume è realizzato da un disegnatore diverso, ma sono scritti tutti da un autore francese che si chiama Thomas Mosdi, mentre i colori del mio volume sono stati realizzati da una colorista che si chiama Marta Martinez.

Quali differenze riscontri, a livello di notorietà o di contratti, tra il mercato francese e quello italiano?
Gianluca Acciarino: Non sono un esperto, per me è stata l’unica esperienza con un editore francese. Mi sono fatto l’idea che è un mercato enorme in cui escono centinaia di volumi all’anno e in genere con tirature minori che in Italia. Qui da noi invece, i fumetti sono di meno ma con tirature ben più grandi, soprattutto con Bonelli. Ne risulta che il mercato italiano è probabilmente meno dispersivo. Proprio per questo, nel nostro paese, in genere, si ha la possibilità di una maggiore notorietà anche se si è riconosciuti di meno come autori.

Dal 2003 sei nello staff di Brendon: come sei entrato in contatto con la Casa editrice di Via Buonarroti?
Gianluca Acciarino: Ho mandato delle prove per Brendon, poi sono stato contattato dall’assistente di redazione Franco Busatta, che mi ha mandato altre prove. Alla fine sono passato alla mia prima storia.

A quale tra i nove albi realizzati per il personaggio di Claudio Chiaverotti sei più affezionato?
Gianluca Acciarino: Mah, non saprei, penso un po’ a tutti in qualche modo.

Passiamo adesso al Ranger che dà nome a questo blog: vuoi raccontarci com’è avvenuto il tuo arruolamento nello staff dei disegnatori di Tex?
Gianluca Acciarino: Son passato a Tex subito dopo aver terminato un anno abbastanza impegnativo in cui ho realizzato un albo di Brendon e quello francese. Franco Busatta mi ha detto che in redazione pensavano di passarmi a Tex. Poi sono salito per gli autografi al Cartoomix, la fiera del fumetto di Milano, e in quell’occasione, come mi avevano chiesto, ho portato a visionare dei disegni per Tex, studi dei personaggi più che altro, a Mauro Marcheselli e Michele Masiero. Dopo poco tempo mi ha contattato Mauro Boselli che aveva una sceneggiatura per me.

Come ti senti a misurarti con il  Ranger?
Gianluca Acciarino: E’ un bell’impegno, molto gratificante.

Nel disegnare Tex che tipo di difficoltà hai incontrato, se ne hai incontrate?
Gianluca Acciarino: Certo, all’inizio non è stato facile, anzitutto non avevo mai disegnato veramente il West, per cui ho guardato diversi film western e fumetti, e anche documentari e foto dell’epoca. Poi dovevo entrare in sintonia con il modo di scrivere di Mauro.

Hai dovuto modificare il tuo solito stile, oppure no?
Gianluca Acciarino: Non più di tanto, penso, ma forse c’è stata un’evoluzione soprattutto nell’inchiostrazione.

Come definisci graficamente il “tuo” Tex?
Gianluca Acciarino: Beh, non saprei, son curioso di sapere cosa diranno gli appassionati. Io cerco di disegnarlo abbastanza snello ma atletico. Per il carattere non è facile, a volte Tex è duro, altre volte deve mostrarsi simpatico.

Hai preso dei modelli di riferimento particolari?
Gianluca Acciarino: Ho guardato Villa, Ticci, Seijas, alcuni che consideravo più nelle mie corde ma anche altri che consideravo diversi da me. Su Tex ci sono tanti grandi disegnatori, però non volevo lasciarmi influenzare troppo, quindi alla fine è uscito fuori un mio Tex, spero. Ma non è detto che l’abbia trovato, penso che il volto di Tex possa evolvere all’infinito.

Cosa ci puoi dire della storia di Tex alla quale stai lavorando?
Gianluca Acciarino: E’ una storia molto classica che ricorda i film di John Ford. Non mancano sequenze d’azione, però, che ne fanno anche una storia moderna.

Negli ultimi tempi diversi disegnatori hanno fatto solo una veloce comparsata su Tex e poi sono tornati a lavorare su altri personaggi. Quello su Tex è per te un impegno duraturo, almeno nelle tue intenzioni?
Gianluca Acciarino: Penso che sia duraturo.

Che rapporto hai con il pubblico di Tex?
Gianluca Acciarino: I lettori di Tex sono molto esigenti. Sono curioso di sapere cosa ne penseranno della mia prova.

Chi o cosa è Tex secondo te? Cosa ti piace di più nel Ranger e cosa di meno?
Gianluca Acciarino: Tex rappresenta un po’ la storia del nostro paese, nonostante non sia ambientato in Italia. Ho massimo rispetto per il personaggio. E poi incarna dei valori universali. Il fatto che tante persone adulte, spesso anziane, leggano ancora un fumetto come quando erano bambini è una cosa bellissima.

Ritieni che Tex sia cambiato negli ultimi anni? Sotto quali aspetti?
Gianluca Acciarino: Non credo che sia cambiato, alla fine è sempre Tex. Diciamo che si è un po’ modernizzato con discrezione. La possibilità di documentazione, che è aumentata negli anni, ne ha fatto forse un personaggio storico più credibile per quanto riguarda costumi, ambienti, armi, ecc., ma resta sempre un personaggio di avventura che non conosce tempo, perché i suoi sono valori universali, soprattutto l’amicizia con i suoi pards, oltre alla lealtà e al coraggio, ovviamente.

Per concludere il tema, come vedi il futuro del Ranger?
Gianluca Acciarino: Bene. Tex può dare ancora tanto al fumetto italiano e non solo.

Quanto tempo impieghi per disegnare una tavola? Hai degli orari? Come si articola una tua giornata tipo fra lavoro, letture, tenerti informato, ozio, vita familiare?
Gianluca Acciarino: In genere una tavola ogni due giorni, più o meno, poi dipende dalla tavola, dalla sua difficoltà. Penso di avere una giornata normale, diciamo, non ho proprio orari da operaio. Cerco di trovare spazio anche per altre cose.

Puoi esporci la tua tecnica di lavoro?
Gianluca Acciarino: Di solito faccio più tavole a matita insieme e poi inizio a inchiostrare, ma non una per volta, lavoro su più pagine contemporaneamente.

Sono passati dieci anni da quando lavori per la Bonelli: potresti tracciare un breve bilancio (i cambiamenti del tuo stile, le soddisfazioni o le eventuali insoddisfazioni, ecc.)?
Gianluca Acciarino: Spesso quando comincio un albo penso che lo vorrei fare in modo diverso dal precedente, poi magari cambia solo qualcosa. I cambiamenti penso che siano più a lungo termine, almeno nel mio caso. Le soddisfazioni ci sono, certo, ma il solo fatto di fare un lavoro che si ama lo è già di per sé.

Se dovessi permetterti di disegnare un ennesimo personaggio bonelliano, con quale ti piacerebbe cimentarti?
Gianluca Acciarino: Non saprei, forse Dylan Dog, per curiosità. Ma in generale non amo le cose troppo contemporanee, preferisco disegnare cose che non siano cose di tutti i giorni.

Com’è lavorare nella Sergio Bonelli Editore?
Gianluca Acciarino: E’ una cosa bellissima, la Bonelli sembra una grande famiglia.

Il fumetto della SBE è sempre stato il tuo obiettivo oppure avresti preferito fare il cosiddetto “fumetto d’autore” come Pratt, Battaglia, Toppi, Manara?
Gianluca Acciarino: No, penso che il bello sia disegnare, raccontare, indipendentemente da come e per chi lo si fa. Per me poi anche un fumetto Bonelli può essere considerato fumetto d’autore. Dipende un po’ dai punti di vista.

Ti senti un artigiano del fumetto oppure un artista? Disegnare è per te uno stimolo, un divertimento oppure un lavoro?
Gianluca Acciarino: Penso che sia una via di mezzo tra arte e artigianato, almeno per quanto riguarda i fumetti Bonelli. E poi quando si fa un lavoro creativo c’è sempre una componente artistica, anche nell’artigianato, secondo me. E’ un lavoro e al tempo stesso uno stimolo a diventare sempre più bravi. Penso che la riconoscibilità di un autore, il fatto che si distingua dagli altri, in qualche modo lo renda un po’ artista.

Quali sono i tuoi progetti immediati? Puoi già anticiparci qualcosa?
Gianluca Acciarino: Non ho progetti in cantiere per ora a parte Tex.

Bene, noi avremmo finito. C’è ancora qualcosa che vorresti dire? Qualcosa che non ti è stato chiesto e che avresti assolutamente voluto far sapere ai nostri lettori?
Gianluca Acciarino: Che dire, è bello che esistano appassionati come voi. Continuate così.

Caro Gianluca, a nome del blog portoghese di Tex ti ringraziamo moltissimo per l’intervista che ci hai così gentilmente concesso.
Gianluca Acciarino: Grazie a voi.

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O cartaz (da autoria de João Amaral) do 18º Salão Internacional de Banda Desenhada de Viseu (2013)

De 9 de Agosto a 22 de Setembro de 2013, realizar-se-á na cidade de Viseu, o XVIII Salão Internacional de Banda Desenhada de Viseu, onde também não deixará de estar presente em grande destaque a personagem Tex Willer, não só pela exposição associada ao Ranger, mas também pela presença do conceituado desenhador italiano Andrea Venturi, para além da exposição de homenagem a SERGIO BONELLI.

O blogue do Tex tem o privilégio de divulgar o cartaz do evento, da autoria do desenhador João Amaral, de modo a cativar um maior número de bedéfilos de todo o país a fazerem uma visita a Viseu, sobretudo nos dias 10 e/ou 11 de Agosto, onde teremos então a presença de Andrea Venturi e João Amaral, para além do habitual convívio de Texianos e ainda outras actividades que em breve iremos dar conta aqui no blogue do Tex.

Cartaz do 18º Salão Internacional de Banda Desenhada de Viseu (2013)

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A Longa Aventura de Blueberry. Lugares e Mitos do Oeste em uma Bande Dessinée Francesa e as Inspirações de Charlier e de Giraud para “Blueberry”

A Longa Aventura de Blueberry. Lugares e Mitos do Oeste em uma Bande Dessinée Francesa

.Por Afrânio Braga*

O título deste material blueberryano é uma homenagem ao seu irmão italiano Tex – “La lunga avventura di Tex. Luoghi e miti del West in un fumetto italiano” (A longa aventura de Tex. Lugares e mitos do Oeste em uma história em quadradinhos italiana), título do livro de Franco Musso, publicado pela Comune di Genova, Assessorato al Decentramento Centro Cívico, para a mostra texiana realizada em Sampierdarena, Itália, no período de 13/12/1986 a 13/01/1987. As personagens, os lugares, as habitações, as companhias, os cargos públicos citados estão presentes nas histórias do Tenente Blueberry. Curiosamente, a principal fonte de informações é um estupendo livro sobre o Ranger mais temido do Oeste e o próprio West selvagem: “Atlante di Tex”, do texiano Aurelio Sangiorgio. Ambas as personagens vivem as suas aventuras em regiões vizinhas ou nas mesmas, como o Arizona e o México.

Sergio Bonelli disse que o Blueberry é o irmão francês de Tex. O editor italiano convidou, por diversas vezes, o fenomenal desenhador blueberryano Jean Giraud, aliás Gir, aliás Mœbius, para realizar um “Texone”, entretanto o notável artista francês sempre recusou por falta de tempo, haja vista estar envolvido em vários projectos de arte sequencial, como “O Incal”, “Major Fatal” e o amado Tenente cabeludo e corajoso; agora, os dois geniais amantes da 9ª Arte cavalgam, lado a lado, nas pradarias celestiais.

Mike Steve Donovan esteve em companhia de várias figuras históricas do Oeste, algumas amigas, outras não; ou pelo menos participaram das belas narrativas de seus argumentistas: Jean Michel Charlier, Jean Giraud e François Corteggiani. Famosos chefes indígenas como Cochise, Geronimo e Victorio; também notórios líderes militares entre eles Robert Edward Lee, Ulysses Simpson Grant, Philip Henry Sheridan, William Tecumseh Sherman, William Clarke Quantrill e o “General Cabeça Amarela” tipificando George Armstrong Custer; os irmãos Wyatt, Virgil e Morgan Earp, Doc Holliday, e até Wild Bill Hickok, entre tantas personagens lendárias.

Um pueblo e uma kiwa estão no ciclo considerado por muitos como o melhor de todos: O Ciclo do Ouro de Prosit Luckner (“A Mina do Alemão Perdido” e “O Espectro das Balas de Ouro”) de Charlier e Giraud, baseado em uma história western verídica. Paisagens, animais, cidades, aldeias, móveis, objectos, trens, pessoas, vida, muita vida ilustrada de maneira sublime por talentosos e formidáveis artistas: Jean Giraud, Colin Wilson, Michel Blanc-Dumont, William Vance e Michel Rouge. Diferentemente de “Tex”, “Blueberry” não é uma série mensal, digamos que seja anual, entretanto, algumas vezes espera-se por anos por um álbum, uma obra-prima de ilustrações, cores e narrativa deslumbrantes.

Mike Blueberry percorreu muito mais lugares e conheceu bastante gente em seus 90 anos de vida, do século anterior ao passado. Ele foi Tenente, Xerife, Marshal e actualmente é um jogador de póquer com bonitas recordações de sua intensa vida. Acompanhamos a sua longa cavalgada e as suas aventuras que misturam realidade com ficção, história com fantasia, verdade com sonho…

Para ler na íntegra o texto de Afrânio Braga intitulado “A Longa Aventura de Blueberry. Lugares e Mitos do Oeste em uma Bande Dessinée Francesa”, clique AQUI!

Inspirações de Charlier e de Giraud para “Blueberry”

.Por Afrânio Braga*

Jean-Michel Charlier escreveu algumas histórias de “Blueberry” inspiradas em filmes western. Para conhecer muitas das inúmeras Inspirações de Charlier e de Giraud para “Blueberry” num apuradíssimo trabalho de pesquisa sem precedentes, clique AQUI!

[*] (Textos publicados originalmente no Blogue “Blueberry, uma lenda do Oestehttp://blueberrybr.blogspot.com.br/, respectivamente em 7 e 17 de Junho de 2013)

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Venha ao Salão de Viseu e ganhe um original de Tex made by Venturi

Por José Carlos Francisco (texto) e James Western (fotos)

O XVIII Salão Internacional de Banda Desenhada de Viseu, a realizar em Agosto próximo, trará, como já foi anunciado AQUI no blogue português do Tex, o conceituado desenhador italiano ANDREA VENTURI a Portugal.

Para além da sua presença e de se poder apreciar uma sua mostra pessoal onde estarão expostas, pela primeira vez fora de Itália, páginas do seu Tex Gigante (o nº 28, “Os pioneiros“, publicado neste último dia 21 de Junho na Itália, uma história épica de caravanas e pioneiros, em viagem rumo ao Oeste, com a participação dos 4 pards, escrita por Mauro Boselli) também será uma excelente oportunidade para quem se deslocar, no fim de semana de 10 e 11 de Agosto, ao evento viseense de conhecer pessoalmente e conviver com um dos mais talentosos desenhadores do staff de Tex e de poder também ganhar um belíssimo desenho original de Tex feito na hora pelo autor italiano, como ganharam por exemplo, nesta última sexta-feira, em Itália, os seus fãs e admiradores que se deslocaram à Livraria Alessandro, em Bolonha, para assistir ao lançamento da sua obra, como mostramos de seguida, graças às fotos de James Western, texiano italiano que teve o privilégio de participar neste evento italiano que contou com a presença do próprio Andrea Venturi:


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Para conseguir um tesouro original de Tex (ou dos demais pards) para a sua colecção não deixe de comparecer em Viseu nos dias 10 e 11 de Agosto

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As Leituras do Pedro: Tex Ouro #61

As Leituras do Pedro*

Tex Ouro #61:
O Bando dos Irlandeses
Mauro Boselli
(argumento)
Carlo Marcello
(desenho)
Mythos Editora
(Brasil, Julho de 2012)
135 x 175 mm, 330 p., pb, brochado
R$ 19,90 / 10,00 €

Suponho que uma das razões para as novas gerações não terem sido cativadas pelo western – a par de ser um género (literalmente) parado num tempo que lhes soa distante – é o facto de não terem – logicamente… – as referências e o conhecimento da mitologia com ele relacionadas, que outras gerações assimilaram.

Por isso, também – a par da diminuição global do número de leitores tout court – Tex luta com o decréscimo regular dos seus seguidores.

Esta história – que a título de curiosidade se pode dizer que foi a primeira que a Mythos editou no Brasil, quando “herdou” os direitos das publicações Bonelli da Globo – tem uma base que permite contornar a questão atrás descrita e chamar a atenção de quem normalmente passa ao lado das aventuras do ranger.

Boselli situa o seu início na Irlanda e associa alguns dos protagonistas ao IRA – o Exército Republicano Irlandês, mais mediático na época – 1997 – em que a história foi originalmente publicada.

O argumento de Boselli, como habitualmente, é denso e bem urdido, pois a par do já descrito, explora o “estado” revolucionário da Irlanda e do México e igualmente o passado de Tex e Kit, fazendo aquele encontrar um amigo de adolescência, a quem quase seguiu para se tornar fora-da-lei. E a quem agora tem a missão de prender, bem como aos seus companheiros – o tal bando dos irlandeses que dá título à narrativa.

Para isso terá de se embrenhar num México (sempre) conturbado pelas revoluções, enfrentar tanto o exército local quanto os rebeldes e reencontrar Montales, num final épico que apresenta um dos mais longos e sangrentos tiroteios que Tex Willer já viveu. E a que não falta um final com um invulgar tom trágico, pouco habitual na série.

A par de um argumento em crescendo, que prende pela aventura em si e pelas ramificações que vão sendo introduzidas para estruturar uma história consistente e com diversas surpresas e inflexões, “O Bando dos Irlandeses” conta com o traço realista, rigoroso e pormenorizado de Marcello que, mesmo não sendo nada beneficiado pela impressão, consegue brilhar a bom nível em especial na (longa e) dinâmica sequência final.

O que, tudo junto, faz desta banda desenhada – actualmente nas bancas portugueses – uma boa opção para quem quiser (re)descobrir o western.

.*Pedro Cleto, Porto, Portugal, 1964; engenheiro químico de formação, leitor, crítico, divulgador (também no Jornal de Notícias), coleccionador (de figuras) de BD por vocação e também autor do blogue As Leituras do Pedro.