Intervista esclusiva: GIANCARLO BERARDI

Intervista condotta da José Carlos Francisco, con la collaborazione di Mário João Marques e Jorge Magalhães per la formulazione delle domande e di Júlio Schneider (traduttore di Tex per il Brasile) e di Gianni Petino per le traduzioni e le revisioni.

Giancarlo BerardiCome  ti è venuta  l’idea di creare un personaggio  come  Ken Parker, e soprattutto: perchè hai pensato che Milazzo sarebbe stato il disegnatore ideale per dargli vita?
Giancarlo Berardi: Ken nacque per caso, per ragioni “alimentari”. Ero giovane, studente e senza un soldo in tasca. Mi presentai a  Bonelli,  per il quale avevo scritto  “Wyatt  Doyle”,  con l’amico Milazzo e una storiella western di dodici pagine. Avevo convinto Ivo, stufo di disegnare fumetti porno, a mettersi alla prova con il West. Funzionò.
All’editore piacque il suo stile e mi chiese se avevo un’idea per un albo. Improvvisai un soggettino su un cacciatore di pellicce e lui diede l’okay.

Quando hai creato Ken Parker desideravi, magari indirettamente, che diventasse un rivale potenziale di Tex? Oppure, al contrario, desideravi che ne fosse l’antitesi?
Giancarlo Berardi: Quando creai Ken volevo avere i soldi per fare il pieno della benzina e andare a divertirmi con la mia ragazza.

Ken ParkerVisto che Ken Parker è un personaggio consistente come Tex e che ha coagulato rapidamente una grande fetta di estimatori, come mai ad un certo punto ti sei stancato di lui? Non ritieni che sarebbe da seguire l’esempio di Tex, Zagor ed altri eroi Bonelli – come pure la tua Julia – che continuano, vivi e vegeti, ad entusiasmare i lettori?
Giancarlo Berardi: Sono i lettori che si sono stancati di Ken. Nel 1996 si erano ridotti a 13.000 unità. Troppo pochi per sopravvivere editorialmente, in Italia. Negli anni, la serie è diventata sempre più un cult, ma non gli ha mai arriso il grande successo popolare. È un prodotto d’élite.

Giancarlo Berardi e Ken ParkerRitieni che il percorso seguito da Ken Parker,  in  quanto personaggio di fiction, si sia anticipato nel tempo all’evoluzione del fumetto,  e  che questa possa essere stata una delle ragioni del suo eclisse prematuro?
Giancarlo Berardi: Ken ha rinnovato il linguaggio del fumetto italiano, e non solo. Ancora oggi, dopo trent’anni, mi pare che non ci sia un granello  di  polvere su quel tipo di narrazione.  L’unico  suo limite è stato quello di voler coniugare qualità e quantità.

Giancarlo Berardi e José Carlos FranciscoCom’è nata l’opportunità di scrivere un’avventura per Tex ? E’ stata una scelta tua o una richiesta?
Giancarlo Berardi: Una richiesta di Sergio Bonelli e, ancora una volta, la necessità mia di guadagnare, in un periodo in cui avevo sospeso la produzione di Ken.

Ken Parker è un western più contenuto, più intimo, contrariamente a Tex Willer che utilizza molti dei canoni del western puro, duro e polveroso. Quali sono state le difficoltà principali che hai rilevato scrivendo una storia per Tex? E come ti sei preparato per scrivere questa mitica storia del Ranger?
Giancarlo Berardi: L’unico mio scrupolo è stato quello di rispettare lo stile di Gianluigi Bonelli. È un padre del fumetto italiano, a cui tutti dobbiamo riconoscenza. Così, mi sono letto le prime cento storie, per assorbire il suo modo di scrivere, dopodiché sono partito tranquillo.

Oklahoma! de BerardiTi  piacerebbe  scrivere ancora per Tex?
Giancarlo Berardi: Preferisco continuare i miei personaggi. Ma mai dire mai.

Passando adesso alla  criminologa,  come mai un’eroina come Julia? Cosa rappresenta l’elemento femminile per te?
Giancarlo Berardi: Il rapporto con l’altro sesso ha pervaso la mia vita.  Scrivere  di una donna in prima persona, poi, significa anche poter esprimere la parte femminile che è dentro ogni uomo, e che io identifico con la sensibilità, la capacità di ascolto e la fantasia.

Quali sono le tue fonti principali per scrivere le sceneggiature per Julia? Cogli gli spunti dalla quotidianità o cerchi altre fonti?
Giancarlo Berardi: La mia grande ispiratrice è la vita. Un giorno può essere un incontro, un altro un profumo, un altro un’emozione…

Duplamente... JúliaDato che hai creato molte altre serie di generi diversi, puoi dirci in quale ti sei maggiormente impegnato o che ti ha più soddisfatto artisticamente, dopo Ken Parker?
Giancarlo Berardi: Julia, naturalmente. Ma anche Giuli Bai e Tom’s Bar, due serie di racconti brevi che ho amato molto.

Quali opere letterarie hanno marcato più profondamente la tua formazione culturale ed il tuo  lavoro come autore di fumetti?
Giancarlo Berardi: Troppe,  per  citarle tutte.  Ho  letto migliaia di libri di ogni genere e visto altrettanti film. Ho fatto l’attore, il regista, il musicista, il cantante… Ma soprattutto ho ascoltato molto la gente intorno a me.

Mário João Marques, Martina (esposa de Berardi) e BerardiSi vede una grande influenza del cinema nella tua opera, soprattutto di quello americano. Vuoi indicarci qualcuno dei marchi che ti hanno suggestionato di più?
Giancarlo Berardi: Citerò quattro registi sopra tutti: Vittorio De Sica, Mario Monicelli, John Ford, Billy Wilder.

Concludendo l’intervista, quali sono i tuoi progetti per il futuro?
Giancarlo Berardi: Continuare a studiare questo mondo terribile e affascinante che è la Terra. E far partecipi i miei lettori di quel poco che ho imparato.

Caro Giancarlo Berardi, a nome dei texiani portoghesi t’inviamo un sentito ringraziamento per l’intervista che ci hai così gentilmente concesso.
Giancarlo Berardi: Grazie a voi.

(Cliccare sulle immagini per vederle a grandezza naturale)

4 Comentários

  1. Grazie per l’intervista!
    Insomma nel futuro di Berardi ci sarò solo Julia, sempre Julia e nient’altro che Julia…

  2. Salve,
    sono uno sceneggiatore italiano di fumetti e giornalista. Mi piacerebbe intervistare prima e contattare poi Giancarlo Berardi. Potreste contattarmi in privato cortesemente?

    Grazie
    Roberto Donati
    pagoda1980@gmail.com

  3. Roberto Donati , buon giorno. Io sono un apassionato per il fumetto italiano. Sono portoghese ma vivo in Roma adesso. Piacerrebe di leggere i fumetti per tuo nome , quale è un titolo? La casa editrice è di Italia? Ho adorato tutti i scrittori italiani , sono i migliori. Il Berardi è un gênio! Chiedo scusa per scrivere in italiano, aspetto sue notizie
    Nuno nunalvferdoc@sapo.pt

  4. Da notare che nell’intervista Berardi non si è degnato, a parte Ivo Milazzo, di citare i disegnatori senza i quali non avrebbe potuto raggiungere il successo che ha.
    In particolar modo, mio padre Giorgio Trevisan, di cui detiene ancora gran parte delle tavole originali dei personaggi di Ken Parker, Julia e Sherlock Holmes, senza che mio padre gli abbia mai dato il diritto di tenerseli, e anzi non volendoglieli restituire…
    E mio padre ha 82 anni, è malato a tal punto di non poter camminare, e ha una pensione di soli 400 euro al mese… e nonostante questo sta illustrando una storia di Tex Willer! Avrebbe dovuto avere almeno il dovere morale di citarlo!

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