Intervista esclusiva: Lorenzo Barruscotto

Intervista condotta da José Carlos Francisco

Caro Lorenzo, benvenuto sul blog portoghese di Tex. Per iniziare parlaci un po’ di te: luogo e data di nascita, famiglia, cosa fai da un punto di vista professionale?
Lorenzo Barruscotto: Ciao a tutti, io mi chiamo Lorenzo Barruscotto, ho 36 anni. Grazie a Josè per avermi dato la possibilità ed il privilegio di poter raccontare qualcosa di me. Sono nato in Italia, in una cittadina del Piemonte, una regione situata a nord ovest del Paese, chiamata Asti. E’ conosciuta per lo spumante ma anche perché è l’altra città italiana dove si svolge ogni anno il Palio, come quello, più famoso, di Siena, per quanto le origini della corsa di cavalli di Asti sembra abbiano radici molto più antiche.
Dopo aver superato qualche difficile problema di salute, cosa che suona un po’ come una beffa del destino, sto cercando di finire gli studi in medicina e diventare un dottore. Non sarà un’impresa facile ma ci spero ancora perché è quello che desidero da quando ero un ragazzino, anche se purtroppo la vita talvolta ci porta fuori strada e non sempre tutto va secondo i nostri piani.
Non è la mia sola “attività”, almeno adesso.
Per parlare di “cose del mondo dei fumetti”, da più di un anno gestisco una rubrica chiamata “Osservatorio Tex” per il sito “Fumetto d’Autore”, dove scrivo recensioni ed articoli riguardo le principali uscite di Tex.
Dalla sua creazione, questo spazio ha ricevuto feedbacks positivi sia da parte dei lettori che di molti addetti ai lavori, permettendomi di raggiungere tantissimi appassionati come me, come noi.
In ogni articolo ci sono anche alcuni disegni tutti realizzati da me, molto spesso omaggi ai disegnatori del Ranger, oppure opere a tema western e ritratti di attori famosi, icone come John Wayne, Clint Eastwood o Yul Brinner ad esempio, ma ci sono ritratti anche degli autori ed artisti che firmano le storie, per “disegnare chi disegna”.
Non si può affermare che sia una professione, lo faccio per passione, ma sono contento e fiero di come si è sviluppato e continua a funzionare “Osservatorio Tex”. Una delle immagini che ti ho mandato è proprio un mio tributo al grande Claudio Villa, che lui stesso mi ha dedicato.
La “cover” della homepage della mia rubrica invece è rappresentata da un tributo al gentilissimo e talentuoso Lucio Filippucci, che è stato l’autore della prima storia da me recensita e quindi che ha per me un valore anche, potremmo dire, sentimentale.
Scrivere mi permette di condividere con gli altri lettori emozioni e pensieri legati alle storie di Tex.
Spesso, per dare un tocco personale agli articoli, aggiungo riferimenti a fatti storici realmente avvenuti nel West a cui si fa riferimento negli albi oppure a luoghi che talvolta sono ancora presenti anche se sotto forma di rovine, in modo da unire realtà e mito, Storia e Leggenda.
In occasione del compleanno di Tex, ho scritto un articolo per un importante e noto sito, “Farwest.it” (che tratta di eventi storici e veri sugli anni della Frontiera): è uscito proprio il 30 settembre 2018 ed inaugura una nuova rubrica di cui mi occuperò sempre personalmente sia riguardo gli articoli che i disegni, intitolata “Tex nella Storia”.
Infatti, per citare proprio uno stralcio dell’articolo in cui spiego di cosa si tratta:
“Prenderò in esame un avvenimento, un personaggio oppure un aspetto reale partendo da una storia (con la s minuscola) di fantasia, da un volume per poi indirizzare il cavallo dall’avventura di carta nella quale un pugno può essere più duro di un calcio di un mulo ed un “confetto” in una spalla è solo un graffio alla concretezza del mondo, alla valle di lacrime dove torniamo una volta tolto lo Stetson, dove le pallottole fanno un male cane quando mordono le carni e dove qualche ora di galoppo vi riduce peggio di un scendiletto sgualcito facendovi davvero sentire dolore in posti poco nobili da nominare ma anche in altri che neanche pensavate di avere.”
In pratica parlerò della Storia partendo da “una storia” di Tex da cui prendere spunto. E’ una nuova esperienza che spero si riveli duratura.
Un altro mio articolo è stato pubblicato sulla rivista del settore chiamata “Cronaca di Topolinia”, nota in Italia nel mondo del Fumetto.
Mi è stata inoltre offerta l’opportunità di scrivere un racconto, che ho intitolato “Shadow”, sempre a tema western, inventato completamente da me, pubblicato nella Collana Western della casa editrice Santi Editore.
Al momento in cui sto “parlando” è stata approvata l’idea di dividerlo in due libri, che usciranno in due mesi uno di seguito all’altro, se tutto va bene entro la fine dell’anno, quindi sono molto soddisfatto ed orgoglioso di questo risultato.
Non anticipo niente se non che ci sarà parecchia azione, qualche battuta che farà sorridere, colpi di scena, una missione da compiere, tradimenti, polvere e parecchio piombo!
Mi auguro che anche questo possa offrire buone possibilità magari per un seguito e faccia conoscere il mio modo di scrivere.
Un mio sogno è infatti quello di poter pubblicare il mio romanzo ambientato nel West anche se con Tex ha in comune solamente la location e non ci sono riferimenti al Fumetto, che ho chiamato “Buco nel cuore”.
Non ci sono solo sparatorie e scazzottate ma anche descrizioni ed un percorso interiore, una sorta di rinascita del protagonista che si chiama Larry Scott. Diciamo che ha delle connotazioni autobiografiche anche se ambientato nelle praterie.
Non ho frequentato scuole d’arte ma mi piace molto disegnare. Ho partecipato a diverse mostre e concorsi, in Italia soprattutto, vincendone alcuni, esponendo quadri a Torino e Milano, grandi città della mia nazione. Alcuni dei miei quadri più premiati sono stati quelli che raffigurano la mia fidanzata Dafne, di cui ho fornito una immagine sotto forma di ritratti, anche lei appassionata di fumetti sebbene non di Tex, ma che però a forza di sentirmene parlare si è rassegnata alla mia passione per il Ranger ed anzi conosce i Pards. Quindi il merito dei risultati in queste esposizioni di quadri e, secondo me, anche del fatto che alcuni disegnatori mi riconoscono alle fiere dei fumetti quando mi incontrano, non è unicamente mio ma della sua bellezza, che resta impressa molto più del mio brutto muso.
Ho realizzato, sempre per hobby, ritratti anche di personaggi famosi, alcuni dei quali hanno potuto vederli e me li hanno autografati. Un mio disegno compare in un film noir intitolato “Trouble is my business” che è stato premiato a Los Angeles, uscito in dvd negli Stati Uniti proprio nel 2018.
Qualche anno fa ho regalato alcuni disegni, molto semplici, da poter essere colorati, ad un ospedale pediatrico e mi è stato riferito che venivano usati per comunicare con i piccoli pazienti che si trovavano obbligati a dover passare lunghi periodi in quella struttura. Questa è una delle cose che mi hanno donato maggior gioia e soddisfazione.
Ma mi piace disegnare in generale, per divertimento, per lasciare i pensieri fluire liberamente, per pensare alle storie da scrivere o semplicemente per raccogliere le idee e rilassarmi. Ti ho mandato un paio di esempi di disegni non legati a Tex, oltre ad alcuni tributi tra quelli che ho realizzato e che compaiono nelle recensioni. Ci tengo a precisare che la mia rubrica non ha nessuno scopo di lucro ma è strutturata solamente a fini divulgativi, senza compensi: come ho detto, tutto per passione. Io mi diverto a riprodurre disegni di Tex e dei Pards ma non solo, dal momento che in totale ho in archivio più di 800 “opere”, ovviamente non tutte di un’unica tematica.
Parlando di Tex, si tratta niente altro che di omaggi, di tributi che io realizzo senza secondo fine.
Ho anche una pagina su Facebook che si chiama “Lorenzo’s Living Shadows” dove li colleziono pubblicandoli (insieme ai miei disegni, non solamente western o su personaggi dei fumetti, ma anche rivisitazioni di foto, fotogrammi, paesaggi, locandine, immagini di film e ritratti di volti noti e non), e come ho scritto nella presentazione della suddetta pagina, le riproduzioni sono puramente “just for fun”, senza scopi commerciali a mero fine hobbystico.
C’è chi beve, chi si droga mentre io in un periodo della mia vita in cui ero particolarmente schiacciato dagli avvenimenti ho ripreso l’interesse per le matite che avevo fin da piccolo, affinandolo ed introducendo strumenti nuovi come carboncino e chine, anche se la matita resta sempre alla base.
Ogni disegno che ho “prodotto” e che ha una dedica aggiunta, viene conservato in religioso ordine cronologico nella mia libreria, protetto da fogli di plastica e per me questo bottino ha un valore inestimabile.
Mi sono reso conto che ogni tanto può “sembrare strano” trovarsi davanti un “artwork” ispirato al proprio lavoro, che sia più o meno somigliante alla fonte originale, e ringrazio ancora una volta i disegnatori che hanno non solo tollerato ma anche compreso la mia passione e l’entusiasmo nonchè la trasparenza con cui mi sono sempre presentato a loro.
Infatti proprio l’autografo sui disegni-tributo secondo la mia visione non ha il significato di autenticare chissà cosa, anzi, io sono orgoglioso dei miei lavori e mi piace che siano miei. Che si tratti come magari accade per qualcuno, di esercizio di riproduzione per far pratica con le chine o di puro e semplice svago, come in effetti è, per me, è paragonabile alla sigla che gli insegnanti ponevano in fondo ad un compito negli anni della scuola, per dire “ok, bravo, ben fatto”.
L’equivalente scritto di una pacca sulla spalla, in pratica. In portoghese se non sbaglio si dice “homenagem”, credo.
Infatti anche se in certe situazioni si deve contrastare la salivazione azzerata e la balbuzie, mi piace ed è un onore ricevere, quando la folla non è così pressante come nelle maggiori manifestazioni, una dedica personalizzata. Anche legata ad una specifica recensione.
Dopo aver capito che io sono un semplice “nerd texiano” e che prima venderei un rene pur di non separarmi dai disegni autografati, a volte chi già mi conosce, quando capita, spiega agli altri in due parole che “io sono quello dei disegni e delle recensioni”, probabilmente un tipo strano ma del tutto innocuo.
Ed è proprio così: le firme, le dediche, gli sketch che ho raccolto sono, come dire, per uso personale!
E quando accade di pubblicare alcuni disegni ispirati all’arte di un maestro non manco mai di sottolineare come il disegno sia “realizzato da me, ispirato a…” come tributo.
Disegnare questi specifici omaggi è un divertimento e tale rimane e rimarrà.
Sto anche provando a sviluppare un progetto che se verrà realizzato, anche solamente in parte, potrà coinvolgere coloro i quali non hanno mai potuto apprezzare un fumetto, che si tratti di Tex o di un altro genere di personaggio, contando sulla collaborazione spassionata di persone anche molto note in Italia in un certo ambito. Qualche passo nella direzione giusta è già stato fatto, qualche passo concreto e, come dire, illustre ma mentre scrivo queste righe è ancora presto per parlarne apertamente. Per ora è solo un’idea che sta prendendo forma e non posso sbilanciarmi troppo ma sarebbe bellissimo poter “fare la differenza” rendendomi utile nei confronti di, come dire, una “inedita e nuova categoria di possibili aficionados” con questo mio proposito, in futuro. Ti farò certamente sapere se e come procede.

Quando è iniziata la tua passione per i fumetti, soprattutto per Tex?
Lorenzo Barruscotto: Leggo Tex fin da bambino, è stato il mio “giornalino” successivo a Topolino, a Mickey Mouse. Potremmo affermare che è quasi una tradizione di famiglia, quella di leggere Tex. Ho iniziato naturalmente non dal numero 1, ma poi mi è stata regalata da mio padre l’intera collezione che ho completato trovando gli albi mancanti o gli speciali fuori serie, aggiungendo in tempi più recenti anche materiale extra che colleziono e tengo ben conservato. Per soddisfare eventuali curiosità ti ho mandato una foto di una parte degli “ultimi tesori”.

Perchè proprio Tex e non un altro personaggio? E cosa rappresenta Tex per te?
Lorenzo Barruscotto: Pur leggendo altre testate, soprattutto in passato, la maggior sempre firmate Bonelli, Tex è qualcosa di diverso, qualcosa di più, per me. Oltre alla qualità di stili e storie, che ha raggiunto negli anni livelli altissimi, rappresenta un simbolo: Tex non è “solo un giornalino”: tra le sue pagine ci sono valori nobili ed immortali come abnegazione, senso del dovere e della giustizia, sacrificio, onore, lealtà, amicizia, coraggio, odio verso il razzismo ed i preconcetti, rispetto per le diversità ed insofferenza nei confronti di qualunque tipo di prevaricazione, sopruso o prepotenza.
La violenza non diventa mai un fine ma solamente il mezzo per opporsi ad una violenza ancora più brutale, all’ignobile ed insensata crudeltà perpetrata verso coloro che non possono difendersi da soli.
Anticipando di molto i tempi infatti, per l’ex giustiziere solitario, che intreccia la propria vita con una donna di origini pellerossa (donna che continua ancora oggi ad amare intensamente senza mai poterla dimenticare, mantenendo nel suo cuore quel commovente ma leggiadro ricordo), la quale gli ha dato un figlio, Kit, gli indiani non sono sempre “i cattivi”. I pregiudizi razziali non trovano posto nell’animo di Aquila della Notte, anzi fanno saltare la dentiera a chiunque li esterni, se finisce nelle grinfie del Ranger.
Il genere umano, per chi fa la cosa giusta sempre e comunque, si divide unicamente in galantuomini e furfanti.

Quanti fumetti di Tex hai in tutto nella tua collezione? E qual’è il più importante per te?
Collezioni solo fumetti ovvero tutto ciò che viene scritto sul personaggio?

Lorenzo Barruscotto: Come accennato prima, ho tutte le storie della serie Gigante, gli speciali , i Texoni, i maxi, i cartonati e così via.
Quella regolare rappresenta la collezione principale anche se per ovvi motivi non ultimo il costo di “pezzi” che non mi posso permettere, non sono tutti originali, ma alcune sono le famose ristampe “tre stelle”. Possiedo anche, poche, strisce, un paio di Romanzi, come quello di Goldeena o “Il romanzo della mia vita”, oltre a volumi fuoriserie, cartoline, un paio di poster e di calamite, certe uscite ad edizione limitata presentate ad esempio a “Lucca Comics” o “Cartoomics” (due delle principali manifestazioni sul Fumetto in italia), i più recenti album di figurine, le carte da gioco, qualche volumetto molto vecchio rintracciato in mercatini oppure online… Ma certamente molti lettori hanno collezioni ben più ricche e fornite della mia.
Non posso dire che ce ne sia uno solo di importante, tra gli albi. Di sicuro sono molto affezionato alla recente storia “La pista dei Forrester”, disegnata da Filippucci su testi di Ruju, perché è la prima che ho recensito ma “L’uomo senza passato”, disegni di Villa e sceneggiatura di Nizzi, per me ha rappresentato un punto di svolta, una sorta di crescita come lettore, parallelamente all’essermi accorto che anche Kit Willer non era più visto come un adolescente ma come un giovane uomo. Credo di poter affermare che è da quella storia che ho iniziato ad osservare con maggiore attenzione tutto ciò che costituisce il lavoro di creazione di un fumetto, senza “solamente” leggerlo. I disegni, la trama e la sceneggiatura,  le colorazioni quando presenti, il lettering, iniziando ad imparare a distinguere i nomi e “le mani” di artisti ed autori.
Andando a recuperare storie già lette per ripercorrerle con occhi nuovi, diversi, più maturi.

Qual’è la tua storia favorita? E qual’è il disegnatore che apprezzi maggiormante? E lo sceneggiatore?
Lorenzo Barruscotto: Domanda difficile, un po’ ti ho già risposto. Sinceramente non ho una storia preferita su tutte anche se alcune lasciano un ricordo ed un segno maggiore come “Il passato di Carson” o, per quel che mi riguarda, le avventure in cui viene rievocato il ricordo di Lilyth. Già, forse sono un maledetto romantico, come direbbe Capelli d’Argento.
Apprezzo praticamente quasi tutti i disegnatori e gli sceneggiatori. Ho avuto l’onore di incontrarne molti di persona e si sono rivelati non solo grandi artisti ma grandi e basta, affabili e simpatici: come direbbe il “vecchio cammello”, dei veri galantuomini.
Letteri, Villa e Civitelli, essendo anche legati alle mie letture di quanto ero più giovane, mi hanno sempre colpito per la potenza delle loro tavole e stuzzicato la mia “vena artistica”, ma anche autori più recenti lasciano a bocca aperta: Del Vecchio, Piccinelli, Mastantuono, Andreucci ed il già nominato Filippucci per esempio, tra l’altro persone simpatiche e disponibili. Ticci ha creato alcune delle storie che conosco a memoria, beh, non solo quelle di Ticci a dire la verità, più note e che hanno fatto epoca. Galep è “fuori gara” perché senza di lui non ci sarebbe niente, non avremmo Tex. Alcuni artisti che non conoscevo a fondo, non solo i disegnatori come Scascitelli, Ginosatis e Danubio ma anche ad esempio i coloristi (faccio solo due nomi giusto come esempio: Celestini e Vattani) invece mi hanno impressionato per la loro bravura da quando scrivo le recensioni, dimostrandosi anche gentili nel leggere i miei articoli. Riguardo le sceneggiature ho “un debole” per le storie di Ruju, anch’egli estremamente cordiale, garbato ed alla mano, amavo la storie di Nizzi ed apprezzo molto il modo di raccontare Tex di Boselli.

Cosa ti piace di più e cosa di meno in Tex?
Lorenzo Barruscotto:
Sono veramente poche le cose che non mi piacciono di Tex, forse non sono legate al personaggio in sé.
Non mi piacciono le polemiche che a volte si creano tra lettori, o le solite battute sul fatto ad esempio che non ci sono donne nella vita dei protagonisti. Ci sono state, ora non ci sono più, purtroppo. Ma la fedeltà al ricordo di un amore per me è un valore aggiunto e non un difetto da criticare, quanto meno non in modo aspro come mi è successo di vedere.
Ancora una volta è Tex che diventa esempio di nobiltà di spirito e forza d’animo, rammentandoci implicitamente come alcune memorie siano più vive di certe persone in carne ed ossa, quanto sia impossibile dimenticare un sentimento quando è davvero puro, forte ed incancellabile anche dopo molti anni e come allo stesso modo l’amicizia vera nel cuore di un uomo giusto non conosca barriere, né differenze di razza, non abbia bisogno di scuse o giustificazioni e non servano troppe parole.
Quello che mi piace di più al di fuori dell’aspetto artistico, si è già capito: sono i valori che il Ranger trasmette.

Secondo te qual’è la caratteristic di Tex che ne fa l’icona che è?
Lorenzo Barruscotto: Secondo me è la tradizionale struttura dei racconti. Quando leggi Tex sai già per certo che in un modo o nell’altro il cattivo verrà punito, e nella vita soprattutto di oggi abbiamo bisogno di questo tipo di idee. I buoni sono buoni ma umani ed umanamente comprensibili nei loro ideali e nelle loro scelte. Buoni ma non stupidi nè ingenui.
Si può inoltre imparare molto sul mondo del West, crudo, polveroso e reale o magari incuriosirsi su un argomento specifico.
Tex coinvolge. Tex non si legge solamente, Tex si vive.
Non credo che sia solo per appassionati di western ma che se qualcuno anche il più scettico, lo leggesse, magari una storia rappresentativa, forse non lo ammetterebbe mai, ma in cuor suo qualcosa gli rimarrebbe: una battuta, una scena d’azione, un trucco per cercare le tracce, una sola vignetta, una veduta della prateria. Qualcosa. Per un attimo anche solo un attimo si sentirebbe audace, si sentirebbe libero.

Concludendo: come vedi il futuro del Ranger?
Lorenzo Barruscotto: Io non so quali siano i piani della Casa Editrice dopo tutte le celebrazioni in occasione dei 70 anni, tra Inediti, Maxi, Cartonati, serie parallele su aspetti della vita del giovane Tex ancora inesplorati e Magazines, ma anche dal prossimo anno quando le acque si saranno calmate, sono convinto che Aquila della Notte continuerà a cavalcare sulla pista dell’avventura.
Finché ci saranno i fumetti, Tex esisterà. Magari cambierà il modo di leggerli o distribuirli, ma quel giornalino di carta e sogni troverà credo e spero sempre posto nel cuore e nella libreria di tanti appassionati. Purtroppo talvolta si sente dire che le vendite di certe collane o testate sono in calo ed alcune sono state chiuse per diversi motivi.
Tex non è certamente facile da gestire, i suoi lettori sono esigenti e poi lo sappiamo, spesso è più semplice criticare che apprezzare o motivare la propria opinione, in modo costruttivo. Mi auguro davvero di poter non solo arrivare a festeggiare i suoi 80 anni dalla creazione ma anche di poter un giorno accompagnare mio figlio, se mai ne avrò uno, in edicola e comprargli il suo primo albo.
Finchè ci sarà qualcuno che vuole prevaricare imponendo la legge del più forte, finchè ci sarà chi invoca aiuto, Tex accorrerà alla chiamata, incurante del pericolo. Finchè avremo bisogno di un eroe, capace di provare e farci provare profonde ed umanissime emozioni, Tex esisterà. Ed i Texiani, i lettori, insieme a lui.
Se siete uomini retti, ma forse dovrei limitarmi a dire se siete uomini, non avete nulla da temere ma se camminate sulla strada al di fuori della legge, allora non ci sarà buco della terra o dell’inferno abbastanza profondo dove potrete andare a nascondervi, non troverete mai un cavallo abbastanza veloce da portarvi al sicuro, non potrete mai in nessun modo scappare sufficientemente lontano o sperare che le vostre malefatte possano venire dimenticate: per i Rangers nessun crimine cade in prescrizione.
Tex è l’eroe e l’amico che tutti vorremmo avere: quell’amico che non solo ci aiuta quando serve, ma ci aiuta ad essere migliori.


Caro Lorenzo Barruscotto, a nome del blog portoghese di Tex ti ringraziamo moltissimo per l’intervista che ci hai così gentilmente concesso.
Lorenzo Barruscotto:
Grazie a tutti!

(Cliccare sulle immagini per vederle a grandezza naturale)

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