Tex “I Rangers di Lost Valley”: Interviste esclusive con gli autori Mauro BOSELLI e Stefano BIGLIA

Interviste condotte da José Carlos Francisco, con la collaborazione di Mário João Marques per la formulazione delle domande, di Bira Dantas per la caricatura e di Júlio Schneider (traduttore di Tex per il Brasile) e Gianni Petino per le traduzioni e le revisioni.

MAURO BOSELLI

Puoi dirci se per questa avventura Sergio Bonelli ti ha suggerito solo una storia centrata sulla figura di Ranald MacKenzie o ti ha trasmesso qualche istruzione speciale?
Mauro Boselli: Sergio Bonelli teneva molto a una storia su Ranald MacKenzie che avrebbe dovuto raccontare il suo precipitare nella follia. Mi disse questo e mi prestò un libro su di lui. Nient’altro.

Secondo te chi è stato Ranald MacKenzie? Solo un militare zelante delle sue responsabilità o qualcuno che è riuscito a coniugare il proprio dovere professionale alle sue innegabile qualità umane?
Mauro Boselli: Secondo me, nonostante il suo soprannome di Punisher, MacKenzie fu personalità dalle innegabili qualità umane, com’è dimostrato dalla stima (ricambiata) che i suoi soldati di colore avevano per lui, e persino dal senso di giustizia con cui cercò di trattare le tribù indiane sconfitte.

Ranald MacKenzie ha avuto una carriera militare piena di episodi, soprattutto durante la Guerra Civile americana, in cui fu descritto dal generale Ulysses Grant come il suo giovane ufficiale più promettente. In questa storia l’opzione per il periodo finale della sua carriera, vissuto in Texas, pensi sia stata per meglio sottolineare le sue contraddizioni e debolezze?
Mauro Boselli: Beh, non potevo certo raccontare la sua intera biografia. Anche così non è stato semplice.

Secondo quello che recita la Storia, l’instabilità mentale di Ranald MacKenzie è iniziata dopo una caduta. Perché in questa avventura si è preferito sostituire la caduta per una maledizione indiana?
Mauro Boselli: Si tratta di fumetto, amigo! E poi che la maledizione sia davvero la responsabile della follia non è affatto dichiarato a chiare lettere, nella storia. Anzi, probabilmente non è affatto così! Si tratta di una semplice coincidenza. Ma la maledizione di Mama-ti aggiunge colore e dramma.

Sei riuscito ad incontrare lo spazio per includere Tex nel bel mezzo di accadimenti storici, esaltando la figura dell’eroe bonelliano, capace di soccorrere eroicamente una compagnia di rangers. A tuo giudizio, quali sono le principali difficoltà di un soggettista quando deve inserire un eroe del fumetto tra episodi storici?
Mauro Boselli: Tex non può, ahimè, modificare gli avvenimenti storici. Bisogna però fare in modo che non ne sia travolto, perché l’Eroe appartiene al Mito e non alla Storia.

La narrazione di questa avventura non è lineare, finendo per saltare eventi e centrando la sua azione in epoche ed ambienti diversi. Perché questa opzione?

Mauro Boselli: Dovendo raccontare parte di una vita reale, non mi era possibile fare altrimenti.

Il lavoro di Biglia riesce a trasmettere con successo il tuoi pensiero per questa avventura?
Mauro Boselli: Non riesco a immaginare questa storia se non disegnata da lui.

STEFANO BIGLIA

Stefano, puoi raccontarci le tue impressioni su questo tuo primo grande lavoro su Tex?
Stefano Biglia: È un desiderio che si è realizzato ma anche una prova che con le aspettative e la curiosità che da subito ha suscitato, mi ha richiesto il massimo impegno. Infine una bella storia dinamica ma anche molto toccante nel suo finale.

Conoscevi già il personaggio di Ranald MacKenzie? Quale documentazione hai consultato?
Stefano Biglia: No, non ne avevo mai sentito parlare. Pur essendo un personaggio storico piuttosto conosciuto negli Stati Uniti, qui non è stato quasi mai trattato. Mauro mi ha fornito del materiale fotografico e il resto l’ho aggiunto io documentandomi su internet.

Quali sono state le principali istruzioni che Boselli ti ha dato per l’elaborazione di questa avventura, soprattutto nella composizione di MacKenzie e dei fatti storici?
Stefano Biglia: Mauro mi ha dato molta fiducia e libertà. I temi trattati per me non erano sconosciuti (Buffalo Soldiers e Scout Seminole a parte) ma è stato molto preciso con alcune indicazioni in fase iniziale. La prima è stata quella di stare con le inquadrature più vicino perché si potessero disegnare al meglio le mimiche de personaggi, la seconda quando mi ha fermato con il personaggio di MacKenzie. Mi stavo ispirando molto alla foto e non mi stavo accorgendo che così facendo stava diventando somigliante ma freddo, inespressivo. Prima di iniziare la seconda parte della storia ho ristudiato il personaggio e corretto i volti fatti fino a quel punto. Se ne è uscito un personaggio così affascinante e ben caratterizzato è anche grazie all’occhio attento di Mauro.

Si percepisce una cura estrema nella composizione di Tex, soprattutto nelle sue pose, nella sua postura, almeno a noi pare evidente l’influenza di Giovanni Ticci. Puoi confermarlo? Se è vero, perché hai scelto questa opzione?
Stefano Biglia: Si, è vero, e mi fa piacere che si noti perché fin da ragazzino è uno dei tratti che apprezzo del disegno di Ticci. Quando Tex avanza quasi ciondolando ma sempre con eleganza, oppure quando è fermo, in piedi, morbido ma con una postura aperta, le spalle dritte, rilassato, con il cinturone e le belle colt che “pesano” lungo i fianchi. Sono cose che ho ben impresse e che ho cercato di replicare.

Quanto tempo hai impiegato per concludere questo lavoro? Ti sei imposto una autodisciplina o hai lavorato ispirato?
Stefano Biglia: Ho impiegato tre anni esatti. Sono molto disciplinato nel lavoro, sia negli orari che nel calendario delle consegne. Mi serve, per rispettare i tempi di produzione ma anche per essere pronto per quando arriva l’ispirazione.

Puoi raccontare qualche curiosità intervenuta in questo lavoro?
Stefano Biglia: Sicuramente la cosa per me più insolita è che ho iniziato le prime trenta pagine durante un soggiorno di tre mesi in Thailandia con mia moglie Valeria. Sono sicuro che dall’entusiasmo che dimostravano i Thailandesi vedendomi disegnare I cavalli, Tex avrebbe un grande seguito anche lì. Un’altra cosa curiosa che ad un certo punto, in corso d’opera, ho dovuto cambiare il formato delle pagine sulle quali disegnavo perché mi ero accorto che per la quantità e complessità di elementi da disegnare non mi bastava lo spazio. Questo mi ha dato “l’attestato” di disegnatore di storie epiche e di “massa” dallo stesso Mauro.

Dopo questo magnifico lavoro, quali sono i sentimenti che ti rimangono dentro?
Stefano Biglia: Molto positivi, in primo luogo perché il numero è stato accolto molto bene dai lettori e dalle critiche. In secondo luogo perché grazie a questo lavoro ho conosciuto molte persone davvero valide, lettori e non, e in ultima parte, ma non ultima, perché mi sento parte di un staff di lavoro eccezionale, e sono molti ai quali devo dire grazie.
Grazie e arrivederci a tutti!

(Cliccare sulle immagini per vederle a grandezza naturale)

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