Intervista esclusiva: MARIO ALBERTI

Intervista esclusiva: MARIO ALBERTI

Intervista condotta da José Carlos Francisco, con la collaborazione di Giampiero Belardinelli per la formulazione delle domande, di Júlio Schneider (traduttore di Tex per il Brasile) e di Gianni Petino per le traduzioni e le revisioni e di Bira Dantas per la caricatura.

Ciao carissimo Mario Alberti, e benvenuto sul blog portoghese di Tex! Per iniziare parlaci della tua infanzia con i fumetti.
Mario Alberti: Ho imparato a leggere sulle pagine di Topolino e fin da piccolo ho disegnato tantissimo: paperi, topi e poi Spider-Man, Alan Ford… la maestra alle elementari si lamentava del fatto che non facessi altro!

Ti sei laureato alla Facoltà di Economia e Commercio di Milano con una tesi sulla distribuzione dell’editoria a fumetti: quali sono stati i motivi di questa scelta?
Mario Alberti: Il corso di laurea che avevo scelto era in marketing, mi sembrava di poter infilare in questo modo la mia passione per i fumetti anche lì. Era anche un modo per me di conoscere un aspetto dell’editoria a fumetti che conoscevo poco e un soggetto per la tesi decisamente poco esplorato.

Quando hai iniziato a prendere confidenza con matite e pennelli?
Mario Alberti: Fin da piccolo. Disegnare per me è sempre stata un attività appagante e che mi permetteva di immaginare mondi, personaggi e storie che sognavo di poter raccontare.

Quali sono stati i tuoi primi lavori professionali?
Mario Alberti: Ho esordito professionalmente sulle pagine dell’Intrepido, una rivista italiana storica e che in quel periodo ha ospitato tanti miei coetanei alle prime armi.

Quando e come sei entrato in contatto con la Sergio Bonelli Editore?
Mario Alberti: Negli anni in cui ho cominciato a lavorare, i primi ’90, Bonelli pubblicava la sua prima serie di fantascienza: Nathan Never. Mi appassionai subito al personaggio e alle sue storie e da subito iniziai a coltivare la speranza di arrivare su quelle pagine. A un certo punto ho preso coraggio e ho mandato degli studi alla redazione che sono arrivati sulla scrivania di Antonio Serra. Sono piaciuti e mi hanno chiesto di fare delle tavole di prova che dopo vari rifacimenti e con i consigli di Antonio, sono state approvate e ho potuto finalmente avere in mano la mia prima sceneggiatura per Nathan: Il canto della balena!


Così, per la Casa Editrice milanese hai iniziato con Nathan Never: i primi due albi della serie mensile (i numeri 30 e 40) sono usciti a breve distanza l’uno dall’altro, mentre il terzo (il numero 105) è stato pubblicato diversi anni dopo. Quali sono stati i motivi? Inoltre qual è stata l’evoluzione stilistica tra i primi due volumi e il terzo?
Mario Alberti: Tra “Il passato di Reiser” e “Missione ad alto rischio” ci sono stati il secondo albo gigante di Nathan Never e diversi numeri per la serie spin-off di Legs Weaver. A un certo punto ho cominciato a inserire nei miei disegni dei retini realizzati al computer… è stato il mio primo passo verso la digitalizzazione del disegno che ora è completa: le mie tavole sono ormai interamente realizzate con la tavoletta grafica. Da una parte è un peccato perché non ho più dei disegni originali su carta ma dall’altra parte ho trovato un sistema di lavoro che mi permette di andare molto più veloce, saltando quasi la fase delle matite e anche di evolvere il mio stile in una direzione che mi soddisfa molto.

Il Nathan Never Gigante n. 2, l’altro volume da te disegnato, su testi di Antonio Serra, è uscito quattro anni prima del mensile n. 105. Puoi raccontarci quanto tempo hai impiegato a realizzarlo e com’è stato il lavoro di documentazione sugli innumerevoli personaggi del racconto?
Mario Alberti: E’ stato un lavoro durato un anno e mezzo e i retini erano ancora di quelli adesivi, incollati e graffiati con la lametta per ottenere gli sfumati. L’impegno più grosso di documentazione è stato necessario per le tavole ambientate in Giappone: armature, architettura… volevo fosse tutto accurato. Ci sono poi delle pagine in flashback che ho voluto fare cercando di riprodurre i capolavori dell’Ukiyo-e di Hokusai, Utamaro, Hiroshige, la parte più impegnativa di tutto l’albo, forse, e una specie di esordio al pennello per me, abituato a usare quasi esclusivamente i pennarelli.

Con Legs hai potuto sperimentare atmosfere forse più scanzonate rispetto a Nathan: cosa ti piaceva delle serie femminile? Pensi che la serie di Legs abbia espresso tutte le sue potenzialità?
Mario Alberti: Delle serie femminili mi piace che sono femminili! Cosa c’è di più bello che disegnare delle donne? Legs poi è un personaggio forte e moderno, lontano dagli stereotipi della “principessa da salvare”: le potenzialità per la serie erano enormi. Le atmosfere più leggere poi mi permettevano anche di essere un po’ più sperimentale con il tratto e il layout delle pagine… insomma, è stata una bella avventura!

Nel 1999 esce “L’immortale” (Speciale Legs Weaver n. 4) di cui hai realizzato sia i testi sia i disegni: com’è nata l’esigenza di scrivere anche la sceneggiatura? Questo tuo lavoro, a distanza di alcuni anni, ti soddisfa ancora?
Mario Alberti: Volevo misurarmi con la sceneggiatura: fare fumetti significa raccontare storie prima che fare dei bei disegni. E’ questo che mi piace dei fumetti, mi piace considerarmi più una specie di cantastorie su carta che un illustratore. A distanza di anni… niente di quello che ho fatto mi soddisfa appieno. Immagino faccia parte del percorso evolutivo che ognuno di noi si trova a fare, anzi, mantenere un sano livello di insoddisfazione aiuta a non fermarsi mai e a cercare di fare sempre meglio.

Nel 2012 hai realizzato la copertina del nono Dylan Dog Color Fest e, nel 2014, quella del primo Speciale Dragonero: ti piace il lavoro di copertinista? Quali difficoltà, se ne hai avute, hai dovuto superare?
Mario Alberti: Mi piace, di tanto in tanto, fare delle copertine, anche se come dicevo più sopra, a me piace soprattutto raccontare storie. La difficoltà maggiore con le copertine, come con le illustrazioni, è riuscire a concentrare tutta un storia in una immagine sola e fare in modo che al potenziale lettore venga voglia di saperne di più!

Stai lavorando anche al di fuori della Sergio Bonelli Editore: quali sono le collaborazioni ancora attive e a quali di questi tuoi lavori sei più legato?
Mario Alberti: E’ appena terminata in Francia la mia serie “Cutting Edge”, edita da Delcourt, e sto per iniziare ora una nuova serie di fantascienza per lo stesso editore. Forse i lavori a cui sono più legato sono Morgana, la mia serie di esordio nella Bande Dessinée, e il primo albo della mini-serie “Spider-Man & the X-Men”, per Marvel, ambientato negli anni settanta e con tutti i personaggi che ho amato tanto da piccolo.

Passiamo adesso al Ranger che dà nome a questo blog: vuoi raccontarci com’è avvenuto il tuo arruolamento nello staff dei disegnatori di Tex?
Mario Alberti: L’idea di farmi lavorare su Tex era nell’aria già da un po’, si trattava di trovare l’occasione giusta che si è presentata con questa nuova collana dei Tex – Romanzi a fumetti.

Come ti senti a misurarti con il Ranger?
Mario Alberti: E’ una sfida notevole! Tex ha alle spalle una storia di decenni di successi editoriali e di matite eccellenti che si sono avvicendate sulle sue pagine!

Nel disegnare Tex, che tipo di difficoltà hai incontrato, se ne hai incontrate?
Mario Alberti: La possibilità di lavorare su una serie che per intenti vuole esplorare terreni nuovi e il fatto di dover ritrarre un Tex giovane, mi hanno concesso maggiori libertà che se avessi dovuto lavorare sulle pagine della serie regolare. Anzi, l’intento era proprio di fare qualcosa di nuovo e di diverso. E’ quello che ho cercato di fare, nel rispetto del personaggio e dei suoi tanti lettori che ne seguono fedelmente le avventure. La difficoltà più grande forse è stata proprio immaginare un giovane che poi sarebbe diventato TEX WILLER. E disegnare i cavalli!

Hai dovuto modificare il tuo solito stile, oppure no?
Mario Alberti: Penso che ogni storia abbia bisogno della sua “voce” per essere raccontata e lo stile va aggiustato di conseguenza, senza tradire la propria sensibilità.

Come definisci graficamente il tuo Tex?
Mario Alberti: Graficamente… accidenti, non so rispondere. Forse la risposta è proprio nel mio Tex disegnato.

Negli ultimi tempi diversi disegnatori hanno fatto solo una veloce comparsata su Tex e poi sono tornati a lavorare su altri personaggi. Quello su Tex è per te un impegno duraturo, almeno nelle tue intenzioni?
Mario Alberti: Per ora la mia avventura nel West si chiude qui, torno alle astronavi… ma, come si dice: mai dire mai!

Chi o cosa è Tex secondo te? Cosa ti piace di più nel Ranger e cosa di meno?
Mario Alberti: Tex è uno dei simboli del fumetto in Italia, di come viene concepito, scritto, disegnato e letto il fumetto nel mio Paese.

Per concludere il tema, come vedi il futuro del Ranger?
Mario Alberti: Questa è una domanda per Mauro Boselli!

Quanto tempo impieghi per disegnare una tavola? Hai degli orari? Come si articola una tua giornata tipo fra lavoro, letture, tenerti informato, ozio, vita familiare?
Mario Alberti: Cerco di lavorare almeno otto ore al giorno, inizio alle 8 del mattino, vado a guardami un po’ di disegni su facebook, leggo la posta e poi parto con il lavoro. Non sempre mi riesce e difficilmente per periodi più lunghi di uno o due mesi, ma l’ideale sarebbe rimanere poi concentrati, “dentro la storia”, finché non si crolla. Un po’ di stress da scadenza, aiuta. Per avere un’idea di quando mettere una scadenza nel contratto, calcolo 10 pagine colorate al mese. In realtà i mesi, o anche anni, passati su un lavoro hanno tante fluttuazioni di concentrazione, di risultati… è un po’ difficile fare una media di “produttività” giornaliera. Ci sono anche giornate passate senza combinare niente di buono e allora si fa la “spugna”, guardando film, leggendo, nel mio caso importunando i vicini con il saxofono.

Puoi esporci la tua tecnica di lavoro?
Mario Alberti: Faccio un layout di massima della pagina, con i baloons per prevedere il loro posizionamento e l’ingombro. Un abbozzo di anatomia, linee prospettiche e masse nere. Su quello parto direttamente con l’inchiostrazione digitale. Il fatto d lavorare su una tavoletta grafica mi permette di cambiare idea, provare diverse soluzioni, senza buttar via niente di quanto fatto prima. Una cosa che non mi ha mia soddisfatto in pieno del mio disegno è il fatto che nel ripasso a china della matita si perde inevitabilmente la freschezza e l’energia del primo tratto, saltare quasi completamente la matita e disegnare in qualche modo “alla prima”, mi permette di ricercare questa freschezza con abbastanza serenità e tempi accettabili.

Quali sono i tuoi progetti immediati?
Mario Alberti: Una nuova serie di fantascienza per l’editore francese Delcourt.

Quali fumetti leggi attualmente?
Mario Alberti: Leggo poco, purtroppo. L’ultima cosa aggiunta alla pila di roba da leggere è “Le rapport de Brodeck” di Manu Larcenet.

Oltre ai fumetti, quale tipo di libri leggi? E quali sono le tue preferenze nel campo del cinema e della musica?
Mario Alberti: Fantascienza! Nei fumetti, nei libri e al cinema. Musica: tutto quello che mi aiuta a disegnare una determinata scena. Molto jazz e colonne sonore.

Bene, noi avremmo finito. C’è ancora qualcosa che vorresti dire? Qualcosa che non ti è stato chiesto e che avresti assolutamente voluto far sapere ai nostri lettori?
Mario Alberti: Grazie per la lettura!

Caro Mario, ti ringraziamo moltissimo per l’intervista che ci hai così gentilmente concesso.


(Cliccare sulle immagini per vederle a grandezza naturale)

Um comentário

  1. Grave errore di Bonelli fu dare il nome del fedele navajo di Tex. Tiger Jack. Nell`800 dubito che gli indiani viaggiassero in Asia continuamente. La tigre è solo in Asia. Per cui non potevano chiamare Jack di tiger, animale sconosciuto negli USA. Solita mancanza di cultura italiana.

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