Intervista esclusiva: ANDREA VENTURI (in occasione della sua presenza al Salone di Viseu – 2013)

Intervista esclusiva: ANDREA VENTURI
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(in occasione della sua presenza al Salone di
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Viseu – 2013)

Intervista condotta da José Carlos Francisco, con la collaborazione di Júlio Schneider (redattore di Tex per il Brasile) e di Gianni Petino per le traduzioni e le revisioni e di Bira Dantas per la caricatura.

La XVIII edizione del Salone Internazionale di “Banda Desenhada” di Viseu, dal 9 Agosto al 22 Settembre 2013, vedrà per la prima volta in Portogallo ANDREA VENTURI.

L’autore italiano ci onorerà della sua presenza a Viseu nei giorni 10 e 11 Agosto, nel fine settimana di inaugurazione del Salone, motivo più che sufficiente per dar vita a questa nuova intervista del blog portoghese di Tex.

Uno dei più apprezzati illustratori del Ranger, ANDREA VENTURI aprirà ufficialmente la mostra personale che riguarda il suo Texone “I pioneri“, appena uscito in Italia, con l’esposizione di 19 tavole da lui disegnate.
ANDREA VENTURI inaugurerà inoltre l’esposizione dedicata a Sergio Bonelli, che nasce dall’iniziativa dello stesso blog pubblicata in occasione del primo anniversario della scomparsa del carismatico Editore italiano, lo scorso settembre.

Caro Andrea, ancora una volta sii il benvenuto al blog portoghese di Tex! Sarai protagonista in Portogallo di una esposizione nel Salone Internazionale del Fumetto di Viseu. Puoi farci una retrospettiva del tuo lavoro nel prossimo Texone e di ciò che rappresenta per te questo avvenimento che potrà contare sulla tua presenza in un paese straniero?
Andrea Venturi: Sono molto onorato di essere accolto in terra portoghese, e indubbiamente ho molta curiosità di vedere in prima persona i luoghi e le persone. Ho dedicato al lavoro su questo Texone circa tre anni durante i quali, per ragioni di tempo, non mi sono concesso molto tempo libero o trasferte. Anche per questo è una grande emozione fare questo viaggio e incontrare improvvisamente tanti nuovi amici.

Cosa ha convinto Andrea Venturi, autore di risonanza mondiale, ad accettare un invito ad un salone di media dimensione come quello di Viseu, con mezzi molto più ridotti, per esempio, del Festival di Amadora? Vi sono autori che preferiscono l’ambiente delle fiere del fumetto più piccole invece dello spirito commerciale dei grandi festival. La pensi così?
Andrea Venturi: Per carità… la risonanza internazionale appartiene a Tex, che ha saputo conquistarsela nel corso di tanti anni, io, come disegnatore, ho il privilegio di godere di riflesso dell’attenzione suscitata dal personaggio. Avevo già sentito parlare positivamente del Festival di Viseu leggendo cronache delle scorse edizioni che hanno visto la partecipazione del mio illustre collega Fabio Civitelli, poi ho ricevuto un invito dall’amico José Carlos “Zeca”, insuperabile, appassionato, competentissimo fan texiano, promotore di tante iniziative che vedono protagonista il nostro ranger, come potevo dire di no? Per quanto riguarda la preferenza sulle varie fiere penso che, piccole o grandi che siano, la qualità sia sempre data dalla cura con cui sono organizzate, dall’attenzione ai dettagli, e, non ultimo direi, dall’amore sincero per il fumetto. Quello stesso sentimento che spinge lettori e autori ad uscire dalle loro case, a fare un piccolo o grande viaggio per incontrarsi. E’ importante che possano farlo nel modo più piacevole possibile, trovare l’accoglienza migliore.

Quali sono le tue aspettative relativamente al Salone di Viseu?
Andrea Venturi: Immagino che il Salone di Viseu riunirà tanti appassionati di Tex e del fumetto in generale, credo che non sarà difficile sentire una certa aria di familiarità fra tutti noi.

Secondo te, a cosa deve servire un Festival del fumetto?
Andrea Venturi: Forse è banale dirlo ma, secondo me, è un punto d’incontro fra lettori e autori, che in fondo già si conoscono anche senza essersi mai incontrati, ma anche, auspicabilmente, un’occasione per incuriosire anche i visitatori occasionali, chi i fumetti li conosce poco. Tutto sta a favorire quel “contatto” iniziale che può sfociare in una grande passione per il fumetto, una forma di comunicazione dalle infinite potenzialità… e noi lettori di fumetti ne sappiamo qualcosa…

Hai qualche contatto con il fumetto made in Portogallo? Conosci qualche autore come per esempio E. T. Coelho, anche perché ha vissuto e lavorato per molto tempo in Italia, considerato da molti come il miglior disegnatore di fumetti portoghese di sempre?
Andrea Venturi: Purtroppo devo qui ammettere una delle mie grandi lacune, che spero di colmare, quella sul fumetto portoghese. Ma quando mi avete parlato di questo autore ho fatto una piccola ricerca e le immagini che ho trovato mi hanno fatto saltare sulla sedia! Mi trovavo di fronte a un altro grande classico! Come quelli che avevo tanto amato in gioventù, autori come Raymond, Foster… in più, riconoscendo lo stile, ho scoperto che avevo letto alcune sue avventure senza però conoscere il nome dell’autore, erano quelle di “Ragnar il vichingo”, sulle pagine della mia rivista favorita dell’infanzia, il “Corriere dei Piccoli”.

Allargando adesso un po’ l’orizzonte dell’intervista: come analizzi l’evoluzione della tua carriera?
Andrea Venturi: Per me il vero momento di svolta fu l’ingresso alla Bonelli, poi più di vent’anni ormai sono trascorsi un giorno dopo l’altro, a volte mi sembra come in un soffio, affrontando le mie piccole sfide quotidiane al tavolo da disegno. Ho avuto la fortuna di lavorare con grandi sceneggiatori a grandi personaggi, dapprima con molta soggezione e poi, come capita, con più confidenza ma sempre con il rispetto necessario.

Sei cosciente di essere uno dei migliori disegnatori di sempre della serie e che i lettori conservano sempre grandi aspettative dai tuoi lavori?
Andrea Venturi: No, non sono proprio abituato a considerarmi così, in questi termini… la sensazione poi di “essere arrivato” oltre ad essere il più delle volte ingannevole credo sia d’impedimento ad una maturazione professionale e, direi, umana. Una certa dose di umiltà, quando non è eccessiva, aiuta a mettersi sempre in discussione e, appunto, a migliorarsi, a imparare. I grandi disegnatori mi hanno insegnato anche questo. Le aspettative, l’attenzione dei lettori sono essenziali per ogni disegnatore, si cerca sempre di fare del proprio meglio per guadagnarsele. Essere all’altezza di queste, eventuali, aspettative dei lettori, e anche delle proprie direi, è l’appassionante sfida quotidiana quando ci si siede al tavolo da disegno. Come dice quel famoso proverbio, abbiamo voluto la bicicletta…ora è meglio pedalare!

Cos’hai provato quando hai ricevuto l’invito per disegnare il Texone?
Andrea Venturi: Una naturale gioia accompagnata da una altrettanto naturale preoccupazione di esserne all’altezza. Capita così quando si tiene veramente tanto a qualcosa. Adesso poi quel momento lo ricordo con particolare commozione perché ero presente in redazione quando Sergio Bonelli propose la cosa.

A quale disegnatore di Tex ti sei ispirato per creare graficamente il “tuo” Tex?
Andrea Venturi: Avrei potuto ispirarmi a tutti, e lo faccio, anche ai più recenti acquisti della scuderia texiana, perché tutti hanno qualcosa da insegnare. Però devo ammettere un debole per alcuni autori verso il cui stile provo una maggiore congenialità, sono Ticci e Villa in primis ma certamente anche Civitelli, Nicolò, e poi Mastantuono, Frisenda, i fratelli Cestaro, Andreucci, Leomacs… mi accorgo che potrei continuare a lungo in questo elenco finendo per citare ogni autore.

Come definisci graficamente il “tuo” Tex?
Andrea Venturi: Direi che è il mio tentativo di trovare un punto d’incontro fra le interpretazioni dei suddetti autori, fra i volti, e la recitazione, dei tanti attori che al cinema hanno incarnato l’ideale dell'”eroe”, nella sua essenza di uomo giusto, intimamente forte, fuori dagli schemi. Una definizione sulla riuscita, o meno, di questo tentativo spetta poi, come sempre, ai lettori.

Andrea, svelaci un segreto: come si forma un disegnatore?
Andrea Venturi: In realtà non ci sono segreti, o meglio, forse una cosa misteriosa c’è. E’ l’origine della passione per il disegno, per questo lavoro. E quella cosa è il motore di tutto. E’ il sostegno per un percorso di apprendimento che può durare tutta la vita fatto di tanto, tanto, tanto esercizio, di tanta curiosità, della costante correzione dei propri errori. Proprio come per qualsiasi altro mestiere, non trovate?

In che modo ritieni che Andrea Venturi possa riuscire a portare nuovi lettori verso Tex?
Andrea Venturi: Non ho la presunzione di credere che la mia sola presenza possa portare nuovi lettori. La forza, incredibile, di Tex sta proprio nell’essenza del personaggio creato da Gianluigi Bonelli e Galep. Tutti i collaboratori penso siano impegnati a restituirla attraverso la loro sensibilità, e questo credo sia il migliore proposito. Quando disegno mi chiedo sempre se quello che faccio soddisferà il lettore appassionato di Tex, ma non c’è un metodo matematico per questo, occorre “sentire” quell’essenza con una certa, analoga, passione. Un mio illustre collega, e amico, recentemente mi ha regalato un lusinghiero commento a proposito del mio ultimo lavoro dicendomi che “si vedeva che era fatto con amore”, devo dire che questo mi ha fatto un grande piacere e continuo a ricordarmelo. Ecco, spero proprio che questa partecipazione emotiva nel momento del disegno possa essere avvertita dai lettori, come io l’avverto nei disegnatori che più mi piacciono, mi sembra un elemento importante, onesto per comunicare con i vecchi e, speriamo, i nuovi lettori.

Come valuti il tuo lavoro di oggi in rapporto al passato?
Andrea Venturi: Credo che sia normale riguardare al proprio lavoro del passato e scorgervi varie ingenuità che riguardano cose “tecniche” come l’anatomia, la prospettiva, la sicurezza nel ripasso a china… tutte cose che si spera col tempo di avere, se non risolto, migliorato. Col tempo poi, quasi inavvertitamente, si cambia lo stile cercando di procedere verso ciò che sembra migliore. Una cosa importante credo che sia di mantenere sempre accesa la fiamma dell’entusiasmo, del gusto di disegnare, è una buona guida e quella mi sembra ci sia sempre, oggi come allora.

A tuo avviso, quale è stato il tuo lavoro migliore su Tex? E il più difficile?
Andrea Venturi: Si spera sempre che il lavoro migliore sia l’ultimo, ma il giudizio spetta ai lettori. In quanto alla difficoltà è… difficile rispondere perché forse mi sembra più che ogni giorno abbia la sua piccola sfida da vincere, e sono di tanti tipi, piccole e grandi. Diciamo che fra quelle grandi, oltre a quella, soprattutto iniziale, di restituire un’immagine giusta di Tex, può esserci stata quella di raffigurare la Tigre Nera dopo le brillantissime interpretazioni di Villa e Civitelli… in quest’ultima storia ho affrontato per la mia prima volta una carovana di pionieri… sono comunque tutte preziose opportunità di apprendimento.

Cosa rappresenta Tex per te e quale è la sua importanza nella tua vita?
Andrea Venturi: Tex rappresenta una presenza familiare nella mia vita sin da bambino, quando mio padre ne portava in casa gli albi. E non nascondo che una delle mie soddisfazioni più intime è stata il potergli annunciare che lo avrei disegnato. Inutile dire che da quel momento la presenza del Ranger nella mia vita si è fatta direi tangibile, mi sembra di trascorrere le mie giornate in compagnia di uno di famiglia, si tratta di immaginazione, ma l’immaginazione è molto importante nella vita… A volte poi Tex è un formidabile “lasciapassare” nella vita sociale, è sorprendente infatti vedere come i volti di tante persone si “illuminino” quando, parlando, vien fuori che sono uno dei suoi disegnatori. E’ questa la prova di quanto Tex si sia profondamente radicato nell’immaginazione di molte generazioni, di quanto affetto si sia guadagnato.

Tex è un personaggio importante nella tua carriera, senza dubbio: riesci ad immaginarti fra 10 o 20 anni a disegnare ancora la serie, o ambisci, un giorno, a provarti su qualcosa di nuovo? Hai qualche progetto in mente a cui lavorare in un futuro?
Andrea Venturi: Posso solo dire che mi auguro di rimanere in compagnia di Tex il più a lungo possibile. Non ho altri progetti e il territorio da esplorare insieme al ranger è vastissimo, la noia non si profila neanche all’orizzonte. Il mio sogno sarebbe quello di trovarmi nel futuro come Ticci, che dopo migliaia di pagine disegnate continua a disegnarne altre con la stessa sorprendente bravura, una disinvolta, giovanile freschezza. L’ennesimo sogno legato ai fumetti. Speriamo.

In conclusione, vuoi lasciare un messaggio ai tuoi ammiratori che si trasferiranno a Viseu?
Andrea Venturi: Dico che sono anticipatamente grato per la loro partecipazione, il motore principale di tutto questo è sempre Tex, e così non vedo l’ora di trovarci tutti insieme, fra appassionati texiani. Mi auguro sinceramente che il mio contributo a questa festa del fumetto possa essere di loro soddisfazione.

Andrea, ti ringraziamo moltissimo per il tempo che ci hai dedicato. Se vuoi approfittare di questo spazio per lasciare qualche messaggio anche ai nostri lettori, puoi farlo.
Andrea Venturi: Sarebbe bello dire ancora tante cose, ma forse è meglio dire loro semplicemente un grazie sincero per avere dedicato un po’ del loro tempo a leggere questa nostra chiacchierata.

(Cliccare sulle immagini per vederle a grandezza naturale)

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