Intervista esclusiva: GIOVANNI BRUZZO

Intervista condotta da José Carlos Francisco, con la collaborazione di Carlo Monni e Giampiero Belardinelli per la formulazione delle domande, di Júlio Schneider (traduttore di Tex per il Brasile) e di Gianni Petino per le traduzioni e le revisioni e di Bira Dantas per la caricatura.

Giovanni Bruzzo por Bira DantasCaro Giovanni Bruzzo, per quelli che ancora non ti conoscono vuoi farci una piccola presentazione di te stesso?
Giovanni Bruzzo: Un saluto a tutte/i. Sono nato il 26 maggio del 1961 a Genova. Non essendo stato in grado di diventare un personaggio a fumetti, ho corretto il tiro e ne sono diventato un autore.

Che posto hanno avuto i fumetti, soprattutto i Bonelli nella tua infanzia?
Giovanni Bruzzo: Senza il minimo dubbio un posto di rilievo assoluto! Non sapevo ancora leggere che già mi perdevo per ore a scorrere le figure del “Corriere dei Ragazzi” in formato tabloid che leggeva mia sorella. Poi, quando imparai a leggere, non vedevo l’ora di avere la febbre per poter stare a casa e passare intere giornate su Gli albi d’oro di Topolino, Asterix, I Puffi, Geppo, Tiramolla, Soldino. Poi sono cresciuto un pochino ma le cose non sono cambiate di molto. Dai personaggi umoristici sono passato a Tex, Corto Maltese, Blueberry, Bernard Prince, Tarzan. I fumetti Bonelli sono entrati nella mia vita in modo dirompente il giorno che un amico mi fece un dispetto ed io gli rubai un Tex (Giubbe Rosse). Dopo averlo letto scoppiò la malattia. Non appena mi trovavo due lire in tasca correvo a comprarmi un Tex. Il più delle volte li cercavo usati perché costavano meno. Poi tentai con successo di contagiare anche mio padre. Subito sembrava non interessarsene granché, poi un giorno lo vidi uscire dal bagno con uno dei miei Tex tra le mani. Da quel giorno, sia io che mio fratello potemmo leggere i Tex freschi di stampa senza spendere una lira. Ricordo una cosa che ebbe su di me un effetto drogante: l’odore della stampa! Avevo iniziato a leggere anche Zagor e Mark. Li trovavo bellissimi, ma complice il fatto che non mi potevo certo permettere di comprare tre fumetti al mese, li abbandonai. Poi uscì Mister No e mi conquistò subito. L’Amazzonia! Lo sconosciuto ed incontaminato labirinto verde! Per me resta ancora il più bel fumetto seriale uscito in Italia.

Auto-retratoCome è nata in te la passione per il disegno? E in quale momento hai deciso che questo sarebbe stato il tuo lavoro?
Giovanni Bruzzo: Beh, un pò come a quasi tutti i bambini mi piaceva disegnare su qualsiasi superficie (muri di casa, pavimento, sulle pagine dei libri di mio padre, sui mobili… e a volte anche sulla carta). Poi, in prima elementare, disegnando due velieri, scoprii che se quello in secondo piano lo facevo un pò più piccolo e lo alzavo leggermente, e che se nello stesso modo alzavo anche la linea del mare all’orizzonte l’effetto era più realistico. Avevo scoperto la prospettiva e la terza dimensione! Lo ricordo bene perché la maestra mi fece mille complimenti. A 8 anni decisi di fare un giornaletto tutto mio. Decisi il formato delle pagine, tagliai la carta, disegnai la storia di un pagliaccio che si chiamava “Ciccio Bombo”, cucii le pagine assieme con ago, filo e ditale, scrissi il prezzo ed infine lo vendetti a mia zia per 50 lire. Crescendo mi appassionai sempre più alle avventure esotiche. Leggevo Salgari, Verne, Edgar Rice Burroughs, alcuni libri western con molte figure. Mi affascinavano i personaggi straordinari che ritrovavo nelle pagine dei libri e dei fumetti. La mia attrazione era sempre più verso queste figure, ma non solo.
Creepy nº 3Tra i personaggi straordinari c’erano anche i miei eroi sportivi dell’epoca. Riva, Albertosi, Thoeni, Gross, Plank, Benvenuti, Monzon o quelli che compivano imprese straordinarie come Bonatti, Moitessier, Chichester, Baumann, Scott. Poi cominciarono ad apparire anche i nomi di alcuni fumettisti come Hugo Pratt, Bonelli, Galep, Ticci, Russ Manning. A questo punto, una miscellanea di elementi come attrazione, desiderio di avventura ed egocentrismo accesero la miccia. Iniziavo a scimmiottare i miei personaggi straordinari. Nel calcio come portiere, nello sci come slalomista, nella vela come prodiere, nella musica come folk singer alla Bob Dylan, nell’aspetto cercando di imitare James Dean. Avevo circa 15 anni. Tutto ciò successe anche per quanto riguardava i fumettisti. Per quanto riguarda il fumetto, mi piaceva più che altro raccontare storie. Però non vedevo di buon grado il fatto di scrivere soltanto o disegnare soltanto. Volevo scrivere e disegnare. Raccontare storie coi disegni. Inizialmente era una cosa puramente amatoriale, anche se l’obbiettivo era quello di trasformare tutto ciò in un’espressione artistica remunerata. Prima di decidere di arrivare a trasformare tutto ciò in un lavoro passò un bel pò di tempo. Dai 17 ai 31 anni ho fatto un pò di tutto (ma veramente di tutto!). Più o meno a 31 anni è terminata la mia infanzia e sono entrato nell’adolescenza. A 33 anni ho deciso di trasformare una delle mie passioni ed attività già collaudata in precedenza in un lavoro vero e proprio.

Creepy nº 5Hai avuto una formazione artistica? Di che tipo?
Giovanni Bruzzo: Se in quanto a formazione ti riferisci alla scuola la mia risposta è no. So che alcune lacune che mi ritrovo derivano proprio da questo fatto, però la formazione che ho avuto credo mi abbia arricchito maggiormente di qualsiasi scuola in altre sfaccettature dell’espressione artistica e nel nucleo della mia vita. Ancora oggi credo che la formazione migliore sia la strada. Naturalmente unita alla nobile ma anche ignobile passione verso le varie espressioni artistiche.

Quali sono i disegnatori italiani e stranieri a cui ti sei ispirato nel corso della tua carriera? Ce n’è qualcuno più di altri che consideri idealmente il tuo maestro?
Giovanni Bruzzo: Beh, sono stati tanti. In ordine di tempo partirei con Hugo Pratt, Dino Battaglia, Alberto Breccia, Sergio Toppi, Jean Claude Forest, Guido Buzzelli, Attilio Micheluzzi, Joe Kubert, Juan Zanotto, Giovanni Ticci, Gino D’Antonio, Ivo Milazzo, Jean Claude Giraud, Vittorio Giardino e chissà quanti altri. Colui che però ho maggiormente studiato, ammirato e invidiato è stato sicuramente Hermann. Trovo che abbia un modo di raccontare straordinario. I suoi fumetti li apprezzi leggendoli, non guardandoli come se ogni vignetta fosse un’illustrazione a se stante. Alcuni disegnatori dedicano tutti se stessi nell’affannato bisogno di realizzare una sequenza di illustrazioni spettacolari, ma spesso scollegate ed inespressive. Viceversa, Hermann mi ha sempre conquistato durante la lettura e non nel momento in cui sceglievo l’albo da acquistare, guardando le figure. Questo è il tipo di fumetto che piace a me. Il fumetto che non scimmiotta ne il cinema, ne la letteratura, ne la pittura. Non è un misto di queste tre espressioni artistiche. Hermann, a mio modo di vedere, è quello che più di tutti gli altri fumettisti che conosco, riesce a rendere il fumetto un’espressione artistica unica. Anche Andrea Pazienza, Pratt e Giardino hanno questa caratteristica, ma Hermann a mio parere, di più.

Aliens MorbosHai iniziato a lavorare nell’ambito professionale già a diciassette anni: illustrazioni per un album di figurine dedicato a “Goldrake” e, per conto dello Staff di If, in seguito racconti per le testate “Oltretomba” e “Storie blu”. Parlaci di queste prime esperienze.
Giovanni Bruzzo: Bei tempi quelli! La prima esperienza, quella relativa all’album di figurine di Goldrake, fu puramente casuale. La mia fidanzata di allora aveva uno zio a Torino proprietario di uno studio grafico che si chiamava “Immagini e parole”. Si occupava principalmente di fumetti. Erano da poco apparsi i primi (da me odiati) cartoni giapponesi di Goldrake e Mazinga, e nel suo studio si producevano i relativi fumetti per la Francia e gli album di figurine per l’Italia. Una sera venne a Genova e gli feci vedere i miei lavori. Mi fece alcune domande ed infine mi propose di andare un periodo a Torino a lavorare per lui. Erano anni di contestazione. Infatti mi si pose il problema se mettermi in gioco su qualcosa di così manifestamente commerciale o rifiutare. Però era anche una nuova avventura. Alla fine accettai. Il primo lavoro che mi fece fare fu in realtà il lettering del libro del calcio a fumetti nella traduzione per la Francia, poi passai alle figurine di Goldrake. Il lavoro consisteva nel mettere le diapositive estrapolate dai filmati in un proiettore, ricalcare il tutto e ripassare a china col pennello. Era una sorta di catena di montaggio. Fu comunque un’esperienza molto formativa.
Giovanni BruzzoAl mio ritorno a Genova decisi di andare a vivere da solo. Mi serviva un lavoro. Alcuni amici mi consigliarono di andare allo Staff di If. Ebbi così da Gianni Bono una sceneggiatura per Oltretomba. Mi pare fossero una settantina di tavole a due strisce. Per me un lavoro enorme! Con la mia nuova fidanzata affittammo una stanza + corridoio e stanzetta con finestrina sui tetti dei carruggi. Il tutto non era altro che il mezzanino di un grande appartamento le cui stanze erano affittate una ad una ad altre persone. Bagno, cucina ed entrata erano in comune. La stanzetta divenne il mio studio. Ci stava appena un banco di scuola, uno scaffale ed una sedia. I muri erano tappezzati da pagine di giornali porno dalle quali prendevo spunto per i disegni. Sullo scaffale un pò di fumetti ed un barattolo in cui allevavo due scorpioni.
Roma - Live al Tube  (1981)Mi ispiravo anche alla mia ragazza, ma raccontarti i particolari trasformerebbe l’intervista in qualcosa di bukowskiano. Erano anni ruggenti. Col gruppo punk nel quale suonavo (i Dirty Actions) avevamo da poco inciso un 45 giri per la Cramps, stavamo registrando pezzi nuovi e più sofisticati, andavamo in giro a fare concerti. Gli altri membri del gruppo erano anche loro fumettisti (Ugo Delucchi, Johnny Grieco, Mario Benvenuto). Si suonava, si disegnava e si passava parecchio tempo in giro e in osteria. Il computer non esisteva e la televisione non la possedevamo e le giornate sembravano molto più lunghe. Avevamo tempo ed energia da vendere! Nel 1980 nel Teatro del Giglio di Lucca, durante il salone del fumetto, assieme a Vincenzo Sparagna, Filippo Scozzari, Massimo Mattioli, Stefano Tamburini e Tanino Liberatore, (Andrea Pazienza era a New York) mettemmo in scena la performance che dava il via all’uscita nelle edicole del n° 1 di Frigidaire. Insomma, erano tempi così. Non ci si annoiava…

KongosQuali sono state, prima di approdare in Bonelli, le collaborazioni a cui sei più legato o che ti hanno maggiormente formato?
Giovanni Bruzzo: Credo sia stata proprio l’esperienza con Frigidaire sul quale il più delle volte mi firmavo con lo pseudonimo “J. Razor”. Lavoravo in coppia con Ugo Delucchi e ciò che realizzavamo era assolutamente diverso da ciò che faccio oggi. Vivevamo prevalentemente a Firenze. Le storie venivano fuori tra una “risata” e l’altra. Per colorarle usavo indossare occhiali per vedere le immagini in 3D, quelli con una lente blu e l’altra rossa. Mi aiutava ad accostare i colori con prevalenza di blu a quelli con prevalenza di rosso. Spiccavano maggiormente. Poi i colori che io chiamavo neutri, cioè quelli con prevalenza di giallo completavano il mosaico. La tecnica usata era composta da gelatine adesive, pennarelli Pantone ed aerografo. I disegni erano di Ugo.
ChenMi viene in mente un’altra e forse più determinante esperienza collaborativa. Era precedente a quella con Frigidaire. Eravamo a Genova. Gualtiero Skiaffino e Ferruccio Giromini portavano avanti con dedizione professionale e fricchettonesca un periodico che si chiamava “La Bancarella”. E’ un ricordo per il quale nutro molto affetto anche per la scomparsa di Skiaffino avvenuta pochi anni fa. Sul giornale muovevamo i primi passi come autori, oltre a me, Salvatore Deidda (anch’egli scomparso – Lancio Story, Orient Express, Martin Mystère), Ugo Delucchi (poi Il Male, Frigidaire, Zut, Emme), Marco Torricelli (oggi Zagor, Dampyr e Tex), Pappo Attomapepe (oggi grafico di successo a Parigi), Gianni Bellocchio (poi Lancio Story), Gianfranco Grieco (l’attuale Grieco prod.), Mario Benvenuto (oggi designer di successo) ed altri. Si era venuta a creare una sorta di factory. Disegnai le mie prime timide e sbilenche storie d’autore, ma fu un’esperienza che mi fece capire molte cose che poi mi sarebbero tornate utili in futuro. Comunque, nel corso di tutto il decennio degli anni ’80 la mia principale attività lavorativa era quella di illustratore pubblicitario. Ero un iperrealista dell’aerografo. Quella lunga esperienza mi ha formato ma anche provato parecchio. Alla fine di quel decennio ho dato l’addio definitivo al mondo della pubblicità e piuttosto di riaffacciarmici mi sono messo a fare il falegname.

Mister NoNel 1995 sei entrato nello staff di Mister No, in una fase di profondi cambiamenti. Ti ha convinto il rinnovamento intrapreso da Masiero, Mignacco, Marzorati e Colombo?
Giovanni Bruzzo: Come ho già detto, durante la mia adolescenza sono stato un grande lettore di Mister No. Nel 1988 ho fatto un lungo viaggio in Venezuela tra Ande, Amazzonia e Caraibi in ambienti descritti con passione sapiente e scanzonata da Nolitta. Mister No mi è allora tornato in mente. Già l’anno prima, a Wasini Island, un’isoletta tra Kenya e Tanzania avevo fatto la conoscenza con un inglese che abitava li. La fisionomia ed il modo di vestire ricordava tantissimo il pilota amazzonico. Portava perfino le stesse ghette! Forse era uno scherzo del destino, ma chi lo avrebbe mai detto che sarei finito a disegnarlo? Riguardo al rinnovamento intrapreso dagli amici che hai menzionato, che ti posso dire? Arrivai in un momento in cui cercavo di rimettere insieme i cocci della mia vita. Ero appena uscito da un periodo veramente buio. La mia personalità era a pezzetti e qualsiasi cosa mi avessero dato da disegnare mi sarebbe andata bene. Mi dettero proprio il personaggio che mi era più simpatico, così non mi posi il problema sui cambiamenti in corso.
Giovanni Bruzzo em acçãoAnzi, devo dire che ne ero piuttosto entusiasta. Cambiava l’ambiente ed il vestito, ma il carattere di Mister No era talmente marcato che non mi sembrava potesse esserne danneggiato. Ero sicuro che in attesa di un ritorno all’ambientazione originaria, il fatto di portarlo a percorrere sentieri sconosciuti avrebbe allargato e moltiplicato le possibilità di creare storie avvincenti. Infatti così è stato. I lettori hanno il diritto assoluto alla critica, però penso che alcuni di loro non abbiano compreso che il loro personaggio preferito era sempre lo stesso. Per un periodo cambiavano solo gli ambienti e ciò avrebbe aumentato gli stimoli. Masiero, ai tempi un giovanotto appena trentenne, è stato straordinario nel dirigere questo cambiamento in un momento in cui il personaggio che incarnava un pò l’alter ego del suo editore oltre ad esserne sua creatura, si ritrovava nel bel mezzo di una rivoluzione socio ambientale. Certo, le storie non erano più quelle di Nolitta, ma a me pare che il carattere di Jerry Drake sia rimasto pressoché inalterato, e proprio per questo Masiero è stato bravissimo. Inoltre sono strafelice di aver disegnato la storia di Marzorati in cui il pilota incontra e percorre 94 pagine di strada con uno dei miei miti giovanili, Jack Kerouac.

Maxi Mister No n° 2Con Maurizio Colombo hai realizzato quel capolavoro pubblicato nel Maxi Mister No n. 2, “C’era una volta a New York” (1999). Il tuo disegno ha dato un notevole apporto alla dinamica sceneggiatura di Colombo. Puoi raccontarci qualcosa sulla lavorazione, considerata l’ambientazione, l’epoca storica e il gran numero di personaggi?
Giovanni Bruzzo: Guarda, disegnare quella storia è stato un privilegio ed una goduria immensa. All’inizio non si sapeva ancora che tipo di collocazione editoriale avrebbe avuto. Non sapevamo neanche di quante tavole sarebbe stato composto. Inizialmente l’affrontai come qualsiasi altra sceneggiatura, poi andando avanti nella lavorazione, mi/ci conquistò. Racconto un aneddoto carino in proposito: ad un certo punto, ma ancora nella fase iniziale, credo più o meno intorno alla tavola n° 35 – 40, senza avvisare la redazione partii per un viaggio in Sri Lanka. Dopo qualche giorno di vagabondaggio sull’isola comprai una cartolina che raffigurava un tizio di razza indi con capelli e barba lunghissimi arrampicato su un albero. Gli disegnai vicino un baloon con scritto qualcosa tipo “no, lo so che siete incazzati, non scendo più!”, la indirizzai alla casa editrice e la spedii. Era stato il modo per comunicarli che non ero sparito.
Giovanni Bruzzo e Júlio SchneiderAl ritorno da quel viaggio ricordo che cambiai marcia. Ridussi il formato delle tavole, cambiai stile e divenni velocissimo (almeno finché durò l’influsso benefico). La prima settimana dovevo recuperare e feci 11 tavole. Mi si sciolse la mano. Era un pò come se stessi disegnando un fumetto d’autore. Mi sentivo completamente libero. Caratterizzare i personaggi in quel contesto era divertentissimo, anche perché Maurizio li rendeva tutti divertenti e particolari. Alcuni li ho raffigurati con le sembianze di miei amici/nemici. Per le ambientazioni mi ero comprato alcuni libri ed altri me li aveva fotocopiati Maurizio in redazione. Il fatto che ci fossero tanti personaggi e che l’ambientazione storica fosse abbastanza inusuale avrebbe potuto rendere la lavorazione noiosa e faticosa. Ciò che me l’ha resa così divertente è stato proprio il modo di sceneggiare di Maurizio.

José Carlos Francisco e Giovanni BruzzoPassando ad altro, su una sceneggiatura di Alberto Ostini, hai realizzato il n. 42 di Dampyr, “L’uomo di Belfast”, in cui avete omaggiato, nella figura del Professore Haney, lo scomparso allenatore italiano Scoglio. Di chi è stata l’idea?
Giovanni Bruzzo: Ah, ah! Quella è stata una mia idea dovuta al fatto che tengo calcisticamente per il Genoa. Ostini avrebbe voluto una somiglianza con Sean Connery, che io però non amo particolarmente. Nella sceneggiatura c’era la descrizione del personaggio che insegnava calcio gaelico e che tutti chiamavano “il Professore” (nomignolo che veniva dato anche al compianto Franco Scoglio). Da qui la decisione. Ne parlai con Boselli e lui mi diede l’ok. Una cosa simile successe con Mister No. Sull’albo n° 344 (Sotto il cielo di Manaus) a pag. 47, il pilota sale su un taxi ed al volante c’è Pato Aguilera (l’uruguayano attaccante del Genoa) con tanto di gagliardetto appeso allo specchietto retrovisore. Quello però era stato una specie di omaggio all’amico Deidda scomparso da pochi anni. Lui aveva fatto la stessa cosa su Martin Mystère, ma col gagliardetto della Sampdoria (la squadra dei cugini genovesi).

Il BiogiocattoloIn seguito ti sei confrontato con la fantascienza classica di Brad Barron. Come ti sei trovato a lavorare con Faraci e quali sono stati i riferimenti iconografici a cui hai attinto?
Giovanni Bruzzo: Era la prima mini serie bonelliana. Un esperimento che ha funzionato a meraviglia. Mi aveva attratto questa inconsuetudine di Tito: il fatto di fare una fantascienza che ha per collocazione storica gli anni ’50. Ho aderito al progetto con entusiasmo. Tito, supportato in redazione da un magnifico e granitico Marcheselli, mi ha fornito davvero di una quantità incredibile di immagini. Addirittura, tutti noi disegnatori della serie ricevemmo un volume alto 4 dita sull’America degli anni ’50. La prima storia che ho disegnato era ambientata per lunghi tratti durante lo sbarco in Normandia. A tal riguardo Tito mi ha fornito anche di un bellissimo libro sul film “Salvate il soldato Ryan” ed un altro su “Il giorno più lungo”. Io mi sono guardato e riguardato i due film e ho dato il via libera alla matita. La risposta alla domanda sul come mi sono trovato a lavorare con Tito te la può fornire il fatto che dopo 3 albi di Brad Barron ne ho disegnati due di Tex e ne sto disegnando altri 2 sempre a firma Faraci.

Tex de Giovanni Bruzzo para José Carlos FranciscoVuoi raccontarci com’è avvenuto il tuo arruolamento nello staff dei disegnatori di Tex?
Giovanni Bruzzo: E’ successo che mentre mi apprestavo a terminare l’ultimo albo di Brad Barron, trovandomi assieme a Tito in redazione, Sergio Bonelli ci invitò nel suo ufficio. Voleva farci i complimenti per il successo ottenuto da BB e manifestarci la sua soddisfazione. Ad un tratto mi chiese cosa avrei voluto disegnare una volta terminata quell’avventura. Risposi che mi sarebbe piaciuto provare con Tex. Dopo una decina di giorni ricevetti una telefonata di Marcheselli. Mi disse di fare alcuni bozzetti dei pards e che mi avrebbe spedito 3 tavole di prova. Dopo alcuni aggiustamenti al viso di Tex mi arrivò la sceneggiatura de “L’Uomo di Baltimora”.

Tex Willer de Giovanni Bruzzo para José Carlos FranciscoNel disegnare Tex che tipo di difficoltà hai incontrato, se ne hai incontrate?
Giovanni Bruzzo: Tex è sicuramente un personaggio difficile da affrontare. Sì, ne ho incontrate tantissime. Credo per lo più di tipo caratteriale. Essendo cresciuto leggendo le avventure del ranger, ho sempre avuto un certo timore reverenziale verso quegli albetti. Cimentandomi con Tex tutto questo timore è emerso nelle sue molteplici forme. Non era tanto un problema legato all’ambiente western, ma al personaggio in se stesso. Davanti a me avevo i meravigliosi Tex firmati Galep, Ticci, Letteri, Nicolò, Font, Fusco e tutti i Texoni con firme internazionali. Mi sono sentito inadeguato. Il mio Tex proprio non riusciva a prendere forma. Alla fine, scopiazzandolo malamente da Ticci ho dovuto iniziare se non volevo che il conto in banca giungesse al livello critico.

Giovanni Bruzzo a desenhar TexHai dovuto modificare il tuo solito stile, oppure no?
Giovanni Bruzzo: Mah, non credo sia stata una vera e propria modifica del mio stile, piuttosto un adattamento. Lo stile è come la calligrafia, ognuno ha il suo. C’è chi lo ha più marcato e chi meno. Io ho trovato molte difficoltà nel cambiare il tipo di regia. Venivo dall’esperienza con Brad Barron e di conseguenza da una regia di tipo fantascientifico. Nel fumetto moderno il più delle volte basta mettere una porzione prospettica della parte di un corpo umano addirittura tagliato di quinta per risolvere una vignetta in modo più o meno spettacolare. Oppure ci si focalizza sulla definizione di un particolare in modo che possa incantare il lettore. L’ipotetica cinepresa può essere mossa a proprio piacimento fino ad avere inquadrature diagonali che permettano un buon effetto grafico ed un risparmio a livello del disegno.
Giovanni Bruzzo desenhando TexCon Tex è diverso. E’ come passare da una regia alla Tarantino ad una alla John Ford. La telecamera resta più distante e fissa. L’inquadratura il più delle volte deve essere totale. Non ci sono particolari alchimie a favore del disegnatore per risparmiare tempo. Devi disegnare proprio tutto, e ciò rende la lavorazione più lunga. E’ una questione di abitudine. Deve diventare normale usare un certo tipo di inquadrature. Nella mie esperienze bonelliane ho spesso dovuto cambiare ambientazioni e collocazioni temporali. Ogni volta, a seconda dei casi ho incontrato alcune difficoltà che col tempo sono sparite.
Giovanni Bruzzo e o seu TexTi faccio un esempio: il numero di Dampyr che ho disegnato non mi ha soddisfatto perché il passo da Mister No all’ammazzavampiri era abbastanza lungo. Passavo da un antieroe scanzonato e dal suo ambiente bucolico anni ’50 ad atmosfere molto più dark. L’ambiente era l’Irlanda ed i personaggi  avevano tratti caratteriali molto diversi da quelli del pilota amazzonico. Ho provato a caratterizzare Kurjak in modo ruvido, un soldataccio slavo un pò più vecchio di Harlan. Ciò non è stato particolarmente gradito dalla maggior parte dei lettori. Sono però certo che verso la fine di quell’albo ero riuscito ad entrare nella parte. Se avessi disegnato una seconda storia mi avrebbe sicuramente soddisfatto maggiormente ed avrei incontrato molte difficoltà in meno. Era entrato nell’abitudine e nella normalità.

Come definisci graficamente il “tuo” Tex?
Giovanni Bruzzo: A questa domanda non so proprio cosa risponderti. Ah, ah, spero non sia perché sono ancora alla ricerca di una caratterizzazione grafica soddisfacente.

Esboço de TexHai preso dei modelli di riferimento particolari?
Giovanni Bruzzo: Sicuramente il modello principale è stato Ticci. “Sulle piste del nord”, che porta la sua firma, è stata la storia che mi ha conquistato e trasformato in accanito lettore del ranger. Da quel momento ho letto, studiato ed ammirato il disegnatore senese in tutto il suo percorso artistico. Credo che oggi il suo stile sia la massima espressione del disegno calligrafico. Da ciò, è normale che mi sia ispirato a lui. Ad oggi, sta lentamente prendendo forma un Tex più mio, ma è una metamorfosi lenta e naturale che non ho la minima intenzione di forzare.

Página inédita de Tex - APotresti anticiparci qualcosa della storia alla quale stai lavorando?
Giovanni Bruzzo: E’ un’avventura che ha come teatro la zona di confine tra Texas e Messico. Alla base un intrigo con alcune connotazioni di stile giallistico. Tex ha al suo fianco l’immarcescibile Carson (un pò come Sandokan con Janez). Nel complesso un classico soggetto texiano la cui trama è resa alla perfezione da Tito.

Negli ultimi tempi diversi disegnatori hanno fatto solo una veloce comparsata su Tex e poi sono tornati a lavorare su altri personaggi. Quello su Tex è per te un impegno duraturo, almeno nelle tue intenzioni?
Giovanni Bruzzo: Credo e spero proprio di sì. Sarebbe un vero peccato abbandonare Tex proprio nel momento in cui la mano comincia a sciogliersi. Ricominciare di nuovo tutto da capo da un’altra parte… preferirei di no. Il fatto che sia un personaggio difficile è per me motivo di sfida continua con me stesso ma anche col ranger che sappiamo essere perfettamente in grado di piegare le mie resistenze a suon di cazzotti. E vi assicuro che picchia duro.

Página inédita de Tex - BPágina inédita de Tex - C

Em progressão - 1Che cosa pensi di Tex come personaggio?
Giovanni Bruzzo: Penso che sia il tipo che tutti noi vorremmo avere come amico da poter chiamare ogni qualvolta ci troviamo ad essere vittime di soprusi. Credo sia proprio questo uno dei motivi principali del lungo successo editoriale del nostro ranger. E il fatto che tale successo resista anche in un momento storico come quello attuale in cui parlare di western risulta (ahimè) piuttosto anacronistico. Una domanda che spesso si è fatta è: “Tex è di destra o di sinistra?”. Ma che ne so! Che importa? Tex è Tex e mi ha conquistato proprio per il fatto che prende sempre le parti dell’oppresso di turno senza badare a differenze di classe sociale, colore della pelle, religione, opinione politica, simpatia o antipatia. Per fare in modo che le sue azioni vadano a buon fine occorre una buona dose di infallibilità, scaltrezza e onestà intellettuale, oltre al fatto di avere al fianco dei pards con doti dello stesso tipo. Forse esagero, ma sarebbe divertente vederlo descritto da Dante in un aggiornamento della Divina Commedia.

Em progressão - 2

Tex de G. Bruzzo para José Carlos FranciscoChe rapporto hai con il pubblico di Tex?
Giovanni Bruzzo: Boh?… spero buono. Per ora non ho avuto granché modo di confrontarmici se non in alcune casuali occasioni. Pensa che lo scorso anno il professore di italiano di mio figlio dette come indicazione alla lettura alcuni romanzi ed un unico fumetto: Tex. Non sapeva che io lo stavo disegnando. Un amico psichiatra e nonno di una bimba di 6 anni, mi ha raccontato che legge spesso Tex alla sua nipotina allo stesso modo in cui un tempo i nonni leggevano le favole. Per ora, il mio pubblico più diretto sono i miei nipotini. Attentissimi ed entusiasti lettori. Inutile dire che con loro il rapporto è bellissimo.

Che futuro vedi per Aquila della Notte?
Giovanni Bruzzo: Preferisco pensare al presente. Al massimo posso considerare un futuro molto prossimo e le sensazioni mi fanno essere moderatamente ottimista.

Bruzzo desenhando no seu estúdio - 1Come procedi nella creazione? Fai una pagina completa e dopo passi all’altra? E quali strumenti di lavoro utilizzi?
Giovanni Bruzzo: Dipende dai periodi. Quando il lavoro procede in modo tranquillo ma veloce, preferisco lavorare solo su una pagina per volta. In altri momenti, quando una scena che si protrae per un certo numero di tavole comincia a preoccuparmi, quando ormai ho disegnato i personaggi inquadrandoli da tutti i punti di vista, passo ad un’altra scena per poi tornare sulla scena precedente in un secondo momento. Mi è capitato di avere anche 10 tavole contemporaneamente in lavorazione e nessuna di esse terminata.
Bruzzo desenhando no seu estúdio - 2Comunque, normalmente schizzo le scene su carta da fotocopie con una matita molto grassa, poi ricalcandole su un tavolo luminoso le riporto su carta da disegno usando una matita più sottile. Poi, con la gomma pane abbasso un pò il tono della matita. A quel punto non resta che inchiostrare. Il più delle volte mi occupo prima dei neri con il pennello e la china ed in un secondo tempo mi prendo cura del tratto usando vari pennarelli sui quali intervengo con una lametta per modificarne la punta a mio piacimento. Altre volte invece adotto il procedimento inverso: prima il tratto e poi i neri. Infine cancello con cura le tracce di matita rimaste. A volte nel bel mezzo di una crisi di ira funesta straccio tutto. Il giorno dopo mi pento ma ormai è troppo tardi e mi tocca ricominciare mestamente da capo.

Bruzzo desenhando no seu estúdio - 3Quali sono i tuoi rapporti con gli sceneggiatori? Le istruzioni che ti passano sono particolareggiate o la vignetta è lasciata alla tua creatività? Ti consegnano del materiale informativo?
Giovanni Bruzzo: Sono convinto che per ottenere un buon risultato, tra le due componenti debba esserci un rapporto paritario e di amicizia. Guai se si viene a creare una qualche forma di sudditanza da parte di una delle due componenti. E’ fondamentale instaurare un clima empatico. Fortunatamente per me questo è più o meno sempre avvenuto. Riguardo alle istruzioni che mi vengono passate dipende un pò da sceneggiatore a sceneggiatore.
Bruzzo desenhando no seu estúdio - 4C’è quello più “scrittore” che ha bisogno di descrivere maggiormente e quello più sintetico e maggiormente attento ai ritmi della sceneggiatura nel suo complesso. Esiste quello che ha fatto un viaggio e vuole che un particolare caratteristico di quel paesaggio venga inserito nella vignetta e di conseguenza ne descrive tutte le sfaccettature. Sono tutte cose normalissime e piacevoli. A seconda del teatro e della collocazione storica del soggetto, mi è capitato di ricevere montagne di materiale informativo o, come per Tex, non ricevere niente. Sul Western, tra libri, fumetti e film ho parecchio materiale personale. Comunque, ci sono giornate in cui mi verrebbe da mettere gli sceneggiatori sulla pista di un bowling al posto dei birilli e fare strike… ah, ah, ah! No, a parte gli scherzi i rapporti sono buoni, basta che non siano isterici. Odio l’isterismo.

Bruzzo desenhando no seu estúdio - 5Quanto tempo impieghi per disegnare una tavola? Hai degli orari? Come si articola una tua giornata tipo fra lavoro, letture, tenerti informato, ozio, vita familiare?
Giovanni Bruzzo: Il tempo che mi occorre varia da tavola a tavola. Con Brad Barron c’è stato un periodo in cui ero rimasto molto indietro e la scadenza era prossima. Oltretutto, essendo l’ultimo episodio, la scadenza era inderogabile. Mi resi conto che dovevo tuffarmi nel lavoro, così realizzai le ultime 60 tavole in 2 mesi. Con Tex, un exploit del genere mi è matematicamente impossibile. In linea di massima mi pongo un limite minimo di mezza tavola al giorno e tutto ciò che riesco a fare in più è benvenuto. L’altro ieri sono riuscito a fare una tavola intera ed era la prima volta da quando disegno Tex. Potrebbe essere di buon auspicio.
Bruzzo desenhando no seu estúdio - 6Riguardo a orari e giornata tipo, la mia organizzazione varia molto tra periodo estivo e periodo invernale. D’inverno mi sveglio verso le 10,30, faccio circa 10 minuti di ginnastica, doccia e caffè. Alle 11 mi siedo al computer e leggo qualche notizia sui giornali. Alle 11,30 mi siedo al tavolo da disegno, organizzo il lavoro ed inizio. Alle 13,30 mangio, leggo qualcosa e ricomincio a lavorare. Vado avanti fino alle 18. Poi esco e mi vedo con gli amici. Alle 20,30 mangio davanti alla tv e poi mi tuffo nel lavoro andando avanti fino alle 2 o le 3. D’estate invece cambio completamente. Mi piace svegliarmi presto. Mi alzo tra le 6 e le 7, a volte faccio ginnastica ed altre esco e vado a farmi un tuffo ed una nuotatina (il mare si trova a 100 metri da casa mia).
Ao amanhecer... depois de uma noite passada no barcoPoi mi faccio la solita doccia, colazione e giornale ed infine mi tuffo nel lavoro. A volte stacco verso le 14 e passo il pomeriggio in barca a vela per poi tornare a lavorare dopo cena. Altre volte lavoro il pomeriggio e la sera la dedico al tempo libero. Qualche estate mi succede anche di fare lo skipper e di conseguenza mi prendo lunghe pause dai fumetti. Ho un figlio quasi 19enne al quale ho dedicato più tempo in passato. Oggi, data l’età e la sua autosufficienza mi tengo in una posizione di disponibilità. E’ comunque sempre al primo posto nella scala delle mie priorità.

Tex Willer por Giovanni BruzzoEsiste un’altra testata bonelliana, per la quale non hai mai lavorato, e che ti piacerebbe tantissimo disegnare? In caso positivo, puoi dirci quale sarebbe e perché?
Giovanni Bruzzo: Molti anni fa mi sarebbe piaciuto fare Martin Mystère. Quando è uscito era innovativo ed in Alessandrini trovava la mediazione stilistica perfetta tra fumetto franco/belga, americano, sudamericano ed italiano/prattiano. Mi piaceva tantissimo. Poi mi sarebbe piaciuto lavorare con Castelli.

Il fumetto della SBE è sempre stato il tuo obiettivo oppure avresti preferito fare il cosiddetto “fumetto d’autore” come Pratt, Battaglia, Toppi, Manara?
Giovanni Bruzzo: Come ho detto prima, il mio sogno era quello di raccontare storie coi disegni. Mettere sul piatto sia la fantasia creativa che la vena grafica. In passato mi è capitato di farlo ma in modo sempre troppo timido e dispersivo. Oltre a Frigidaire mi viene in mente l’esperienza avuta col mensile 1984. Quello che oggi definiamo “il fumetto della SBE” era ai tempi solo una parte del vastissimo e variopinto panorama editoriale.
GodzillaMentre a poco a poco altre case editrici e giornali chiudevano i battenti, la famiglia Bonelli è stata capace di allargare i confini del suo panorama editoriale a seconda delle richieste che venivano dalla moda di turno. Non si è mai fossilizzata solo su un tipo di fumetto. Io volevo semplicemente fare fumetti. Oggi fare fumetti è un lavoro e con Bonelli mi sento a mio agio. Battaglia e Pratt sono purtroppo venuti a mancare quando ancora il fenomeno del “fumetto d’autore” era nel suo splendore creativo e commerciale. Toppi ha dovuto cambiare ed ha infatti lavorato anche per la SBE. Manara e Giardino sono fenomeni rarissimi ormai. Le opere di Giardino mi fanno incantare, sorridere e commuovere ancora oggi. Voglio dire che se anche avessi passato gli anni ’80 a fare fumetto d’autore, oggi probabilmente disegnerei ugualmente per la SBE.

PerfumeE i tuoi progetti per il futuro? Puoi anticiparci qualcosa?
Giovanni Bruzzo: Per quanto riguarda i progetti fumettistici mi piacerebbe un giorno fare di nuovo qualcosa di epocale con Colombo. Per il momento però mi accontenterei di perfezionare il mio Tex fino al punto di esserne soddisfatto. Voglio fare il giro del mondo in barca a vela. Mi mancano solo le basi economiche altrimenti avrei già cominciato a organizzarmi. Vorrei completare di scrivere il libro che da tempo mi sto tirando dietro e mi piacerebbe anche dedicare tempo alla pittura. Ogni tanto capita di parlare con gli ex membri del gruppo dei Dirty Actions con l’intenzione di fare qualcosa di nuovo a livello musicale, ma poi, complici la follia dell’uno o gli impegni dell’altro si risolve sempre il tutto in una bolla di sapone.

La SvegliaQuali fumetti leggi attualmente ovvero con quali ti identifichi maggiormente?
Giovanni Bruzzo: Continuo ad attendere le uscite di Giraud ed Hermann, ma anche quelle di Giardino, Corben, Milazzo, Blanc Dumont, Tardi. Attualmente mi sto rileggendo i vecchi Tintin e la collana “I protagonisti” di Rino Albertarelli. Naturalmente leggo quasi tutti i nuovi Tex e sarei felice di trovare nuove storie di Mister No, Ken Parker, Corto Maltese o Zanardi, ma purtroppo…

Caro Giovanni Bruzzo, a nome del blog portoghese di Tex, ti ringraziamo moltissimo per l’intervista che ci hai così gentilmente concesso.
Giovanni Bruzzo: Sono io che vi ringrazio per avermi dato l’opportunità di tornare indietro nel tempo a rivangare i ricordi e le persone ad essi legate. HASTA LA VISTA, COMPAÑEROS!

(Cliccare sulle immagini per vederle a grandezza naturale)

6 Comentários

  1. Bellissima intervista, con Giovanni Bruzzo che si dimostra una volta di più un “personaggio” davvero umano e simpatico (Più o meno a 31 anni è terminata la mia infanzia e sono entrato nell’adolescenza 😆 ), oltre che dalle esperienze (fumettistiche e di vita) più disparate.

    Molto belle anche le tavole inedite.

  2. Intervista davvero bella, nella quale Bruzzo dimostra ancora una volta tutta la sua simpatia.
    Le nuove tavole, poi, sono uno spettacolo!

  3. Bellissima quest’intervista a Giovanni Bruzzo!!
    Grazie come sempre Zeca! 😉

    Soprattutto le tavole della nuova storia in lavorazione, mi sembra che siano di livello ancora superiore rispetto a quanto aveva fatto ne L’Uomo di Baltimora.
    L’influenza del primo Ticci è ben visibile, ma è chiaro che Giovanni sta scoprendo un suo segno personale.

    Molto interessanti tutti i retroscena della sua vita e soprattutto dalle sue parole fuoriesce la passione per Tex!!

  4. Le interviste del Blog portoghese di Tex sono le migliori. Giornali e riviste dovrebbero prendere esempio dalla professionalità che emerge da queste righe. Fumo di China, per esempio, uno delle migliori del settore, non ha mai raggiunto queste vette, sia per colloquialità, che per esaustività. Grande Zeca e un sentito grazie a tutti i collaboratori che hanno reso possibile l’intervista, e a Bruzzo per la ben nota cordialità e disponibilità.

  5. Complimenti a Zeca e allo staff del blog anche da parte mia!!
    E complimenti anche a Bruzzo,che spicca per simpatia e bravura: le tavole in anteprima sono splendide, e mi sembra che segnino un passo in avanti rispetto a quelle, già molto belle, di “L’uomo di Baltimora“.
    Inoltre mi sembra (e dico “mi sembra” perchè Suarez mi ha insegnato che non bisogna farsi ingannare dalle anteprime via internet) che Bruzzo abbia anche “ripulito” un pò il suo tratto – il che per me non può che essere, generalmente, un bene!
    Anche Carson mi sembra azzeccatissimo!
    L’unico neo, al limite, è l’ancor troppo evidente influenza ticciana.

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