Intervista esclusiva: MAURO BOSELLI

Intervista condotta da José Carlos Francisco, con la collaborazione di João Miguel Lameiras, Mário João Marques e Nilson Pires Farinha per la formulazione delle domande, di Júlio Schneider (traduttore di Tex e Zagor per il Brasile) e di Gianni Petino per le traduzioni e le revisioni e di Bira Dantas per la caricatura.

Mauro BoselliLa prego, vogliamo iniziare con i suoi dati? Data e luogo di nascita, studi svolti e professione.
Mauro Boselli: Sono nato a Milano, il 30 agosto 1953, giorno in cui, tra l’altro, il grande ciclista Fausto Coppi vinceva il suo titolo mondiale. Milano è stata ed è ancora una città d’immigrazione, dove tutti gli italiani vanno per cercare lavoro. Quindi nasco da una madre piemontese e da un padre emiliano, di quella zona dell’Emilia che si chiama “La Bassa”, perché una pianura piatta, vicino al fiume Po, la  terra di Giuseppe Verdi e di Giovanni Guareschi, l’autore di “Don Camillo”. Anche se mi piace quella terra (e il suo cibo), per reazione alla pianura, da bambino, mentre giravo da solo in bici sull’argine del fiume, sognavo di diventare esploratore e alpinista, di traversare giungle e scalare montagne.
Mauro Boselli e CarrotIn effetti, qualche sogno giovanile si è realizzato e ho passato metà della mia giovinezza a salire su montagne di ogni tipo (sono anche pericolosamente “volato”, ossia precipitato, almeno quattro volte, ma sempre con minime conseguenze). Ma già allora mi era chiaro che la vera realizzazione dei sogni era nella fantasticheria stessa, e vedevo il mio stesso futuro come un Salgari, intento a creare avventure alla sua scrivania. Per un certo periodo, avendo fatto studi classici, mi ero sviato verso lo studio delle lettere e rischiavo polverosamente di diventare un esperto di Gongora e del siglo de oro spagnolo, o di qualche altro autore semidimenticato. In quel caso, le mie eventuali pubblicazioni  sarebbero comparse su riviste di profonda cultura lette da pochi e selezionati eruditi…  Ma gravi problemi personali interruppero a suo tempo i miei studi universitari a un passo dalla laurea. Li ho ripresi da poco, ma ormai non rischio più di abbandonare i fumetti.

Mauro BoselliChe posto hanno avuto i fumetti, soprattutto i Bonelli, nella sua infanzia?
Mauro Boselli: Ho iniziato a leggere da solo a quattro anni, sfogliando i giornaletti di “Topolino” italiano formato libretto, e appassionandomi soprattutto alle grandi storie sceneggiate da Romano Scarpa, di cui allora non conoscevo naturalmente il nome (i fumetti popolari non erano firmati, a quei tempi), ma di cui individuavo subito lo stile, sia grafico che di sceneggiatura. E le storie di Scarpa, come “Topolino e la collana Chirikawa”, o “Topolino e l’unghia di Kalì” erano complesse, avventurose, ricche di colpi di scena. Fu un vero colpo di fulmine.
Dampyr com dedicatória de Mauro BoselliAll’epoca divoravo anche le storie di Bottaro, Rebuffi, Chendi. C’era in edicola “Pecos Bill”. C’era il “Corriere dei Piccoli”, che pubblicava i Katzenjammer Kids e i fumetti di  Sergio Tofano (Bonaventura). Poi c’erano le riedizioni di Flash Gordon, Mandrake, Phantom, Valiant. Quando avevo dieci anni, in Italia arrivarono i fumetti della scuola franco-belga: Michel Vaillant, Professor Mortimer, Blueberry, Asterix, Tintin. Quando ne avevo dodici, nacque la rivista “Linus”, che mi fece conoscere i Peanuts, Popeye, Jeff Hawke, Li’l Abner. Sono sempre stato un onnivoro del fumetto (anche se non trascuravo i romanzi e avevo già scoperto Dickens, Dostoevski, Buzzati, i polizieschi, la fantascienza, Don Quijote e Ludovico Ariosto!) Facendo un importante passo indietro… A cinque anni ebbi in mano i miei primi albetti a striscia di Tex e a sei anni incontrai nella mia scuola il figlio minore di Giovani Luigi Bonelli, Giorgio…  Ricordo ancora l’odore della stampa di quei vecchi albetti…

Roteiro de Dampyr #103Com’è arrivato a diventare scrittore di fumetti? Il caso o la vocazione? Da chi o cosa è stato influenzato?
Mauro Boselli: Stringendo tra le mani uno o l’altro dei numerosissimi fumetti che allora costellavano le edicole italiane, spesso “sovrapponevo” alle immagini e ai testi nuove avventure ideate da me. Una pura fantasticheria. A undici anni ero un prolifico narratore “a braccio”, un improvvisatore di storie. Avevo con me dei fogliettini con i nomi di vari protagonisti, un corsaro, un cowboy, uno spaziale, un agente segreto, e i titoli delle avventure di ciascuno. Vere e proprie “serie” che stavano solo dentro il mio delirante cervellino. Nei pomeriggi noiosi, alcuni dei miei amici sceglievano un titolo e io, mentre andavamo a zonzo per le strade di periferia, nei boschi o sulle rive dei fiumi, improvvisavo, a partire dallo spunto del titolo, complesse narrazioni avventurose con un colpo di scena dopo l’altro… Sapevo che avrei voluto scrivere, e volevo diventare il nuovo Salgari o il nuovo Fleming, ma credo che mi orientai verso i fumetti solo dopo aver conosciuto di persona G.L. Bonelli e la sua straripante personalità… Quando fui grande, lavorai anche nel suo studio, per un paio d’anni. Beh, lavorare è una parola grossa! Chiacchieravamo o, per meglio dire,  io ascoltavo i suoi racconti. Il percorso verso il fumetto non è stato lineare. Dopo l’università, abortita a due esami dalla fine per ragioni allora molto valide, ma che non sto a dire, ho fatto miriadi di altri lavori (insegnante, venditore, traduttore, bibliotecario, regista di “fumetti in TV”) e sono diventato sceneggiatore professionista soltanto “nel mezzo del cammin di nostra vita”…

Fabio Civitelli e Mauro BoselliCome e quando è entrato nella SBE e qual è stato il suo primo lavoro? E com’è successo che è passato a far parte del team Tex Willer?
Mauro Boselli: Dopo vari lavoretti di poco conto per la Casa editrice, dopo l’esperienza nello studio di GL Bonelli (il “Tex Willer’s Den”) e la riduzione televisiva dei fumetti Bonelli fatta insieme a Giorgio Bonelli e  Ferruccio Alessandri, la mia prima collaborazione continuativa con la Bonelli iniziò all’epoca in cui Sergio Bonelli iniziò a pubblicare in Italia gli albi della Dargaud con il marchio Bonelli-Dargaud, nel 1982, e a Tiziano Sclavi fu affidata la versione italiana della rivista “Pilote”. L’edizione italiana di Sclavi e del grafico Maggioni, “Pilot” (senza la e finale) fu un capolavoro postmoderno di creatività grafica applicata al fumetto. Io ero uno dei redattori e verso la fine di quell’esperienza divenni il redattore unico!
Boselli por PiccinelliPer qualche mese, anzi, fui l’unico redattore tuttofare sia di “Pilot” che di “Orient Express”. Impaginavo, correggevo, traducevo e scrivevo testi redazionali in metà giornata. Contemporaneamente, nell’altra mezza giornata, alla sede centrale della Bonelli, scrivevo altri testi (la Posta di Martin Mystère, i redazionali western per TuttoWest), correggevo valanghe di tavole a fumetti e cominciavo a scrivere o riscrivere (anonimamente) le mie prime storie… (e la sera facevo il bibliotecario in una biblioteca comunale di Milano, ma questo non c’entra!). La prima storia per Tex nacque da un soggetto ideato insieme a Giorgio Bonelli, di cui sceneggiai un centinaio di pagine prima di passarla a GL Bonelli in persona. Lui lasciò intatte le pagine già scritte e la concluse, senza però tener conto del mio soggetto troppo complicato, e la storia fu passata a Letteri. Due anni dopo, Tiziano Sclavi me la ripassò per allungarla e dare una sistemata al finale troppo sbrigativo. Aggiunsi dunque una ventina di pagine e altre ne riscrissi, ma senza poter riportare la storia alla sua versione originaria. “La minaccia invisibile” era solo un incidente di percorso. Non si poteva presumere di scrivere Tex senza fare “gavetta”. Perciò, dopo aver scritto “River Bill” da un’idea di Nolitta, puntai, per farmi le ossa, su Zagor, e riuscii a convincere del mio valore il severo Decio Canzio, perchè, qualche tempo dopo, in occasione di una “crisi” di Nizzi, Canzio mi chiese di tappare un buco scrivendo una storia con Marcello (che aveva disegnato alcuni dei miei primi Zagor)… Cercai di scrivere la storia migliore che avevo in mente e fu “Il Passato di Carson”.  Da quel momento diventai, per tacito accordo, il “vice” di Claudio Nizzi.

Tex com dedicatória de Mauro BoselliCosa significa per lei scrivere storie su una leggenda del fumetto come Tex che l’anno scorso ha compiuto i 60 anni di vita editoriale, uno dei personaggi più longevi?
Mauro Boselli: La prima cosa che mi viene in mente è che si tratta di un onore! E di una responsabilità. Oltre che di un sogno personale realizzato, è chiaro! Cerco di tenere alta come posso la bandiera di Tex e allo stesso tempo cerco di divertirmi. Se ogni volta pensassi “che cosa direbbe l’anima di GL Bonelli” o “che cosa diranno i lettori?” allora non riuscirei a divertirmi e i lettori nemmeno. Diciamo che la mia visione di Tex è già inglobata nel mio immaginario e che poi lascio correre la penna e l’immaginazione. Ognuno, credo, tra i lettori, ha una SUA visione di come Tex dovrebbe essere e pure io, che ero e sono lettore di Tex, ne ho una ben precisa. Credo anche che la mia visione abbia un buon margine d’autorevolezza, vista la vicinanza annosa al creatore di Tex, al suo editore e alla Casa editrice… ma non mi sto mettendo su un piedistallo! Dico soltanto che sarei poco professionale se non affrontassi l’impresa da professionista. Io ovviamente mi fido della mia capacità di gestire il personaggio, anche se è obiettivamente difficile, e spero di non tradire la fiducia che sinora mi hanno dato i lettori.

Mauro Boselli na redacçãoCome si definirebbe nella sua qualità di autore di Tex? Si identifica in qualche modo con G.L. Bonelli, Guido Nolitta o Claudio Nizzi, gli altri tre grandi sceneggiatori di Tex?
Mauro Boselli: Non credo sia possibile “identificarsi” con un altro autore. Ognuno ha il suo stile differente e non può essere altrimenti. E’ ovvio però che, scrivendo Tex, l’autore di riferimento principale debba essere G.L.Bonelli… Avendolo a lungo frequentato, ed essendo lui una versione “più vera del vero” di Tex Willer, mi sembra di aver conosciuto Tex personalmente e dunque di poterne parlare con ragion di causa! A parte le battute, è il personaggio che non va tradito. Lui dev’essere sempre l’eroe duro e senza esitazioni che ha creato G.L.Bonelli e spero che risulti così anche nelle mie storie.

Mauro Boselli na redacçãoLe sue sceneggiature colpiscono sempre per una grande costruzione psicologica dei personaggi. Come mai dare questa importanza agli attori di ogni avventura?
Mauro Boselli: Le storie, mi riferisco all’idea portante, alla trama, al modo di metterla in scena e intrecciarla, hanno molta importanza per il successo di un fumetto e io cerco sempre di renderle avvincenti e poco prevedibili. Ma in fondo, come dicono gli strutturalisti, tutte le storie scritte e stampate, da Omero in poi, si basano su poche trame di base, sempre quelle. Hanno abbastanza ragione. Per questi stessi strutturalisti anche i  personaggi sono semplici funzioni narrative, che si equivalgono tra loro. Qui vengono smentiti dai fatti. Ci sono Personaggi che ai lettori appaiono vivi più dei vivi!! Ulisse, Polifemo, Sherlock Holmes, I Tre Moschettieri… Tex!
Mauro Boselli na redacçãoQuello che si ricorda di una vicenda sono sempre i personaggi, perciò è fondamentale che una storia abbia degli “attori” con una forte personalità. E non solo i protagonisti, ma anche gli attori minori. I miei romanzieri preferiti e ne cito uno per tutti, Dickens, hanno dato anima, carattere o comunque una briciola di vita a ogni minima comparsa!  Il fumetto è diverso da un romanzo ottocentesco, ma anche nel breve arco di un albo le creature di carta devono colpire il lettore con qualcosa di caratteristico e unico (il disegno nel nostro caso aiuta!).  Aggiungo anche che il mio modo di scrivere non è cerebrale, ma spontaneo e quasi “automatico”, perciò non mi siedo a pensare “devo inventare un personaggio indimenticabile”. O mi  viene oppure non mi viene. Ma siccome scrivo in modo “caldo” e non “freddo”, tendo a pensare agli attori delle mie storie come a persone vere e mi preoccupo per loro o mi emoziono se ci lasciano la pelle. Forse riesco a comunicare qualcosa di ciò ai lettori. I cattivi di un fumetto, per esempio, non devono essere mai banali…

Mauro Boselli e José Carlos FranciscoI suoi personaggi non sono generalmente manicheisti. A volte i buoni non sono del tutto buoni ed i cattivi non sempre del tutto cattivi. Lei pensa che ognuno di noi non sia mai né buono né cattivo, che ognuno possegga ambo i lati, rimanendo sempre in bilico fra i due comportamenti?
Mauro Boselli: Dato che bisogna dare l’illusione del vero, sia pure stilizzando, e di molto, la realtà, i personaggi sfaccettati e ambigui danno più facilmente quest’illusione e, inoltre, creano più attenzione e partecipazione emotiva. Nella storia del fumetto italiano, Guido Nolitta e Giancarlo Berardi sono stati maestri nell’inventare personaggi del genere. Ma non tutti i miei “characters” sono così ambigui. In Tex, in particolare, uso anch’io molti buoni e cattivi a tutto tondo come nei vecchi western degli anni Trenta!

Mauro Boselli e José Carlos FranciscoCome Boselli vede il nostro Ranger? Un uomo con una condotta piena di onore, sempre a lottare per la giustizia, anche se contro la legge, deciso e duro quanto basta, o anche un uomo sensibile e che soffre?
Mauro Boselli: Tex non esita mai, questo è il problema. Lui AGISCE. La riflessione in lui è ultrarapida, prerazionale. Non può fermarsi quando qualcuno è in pericolo, anche se in quel momento Tex è disarmato, anche se è sotto tiro, Può sbagliare, ma mai da stupido o da meschino. E non può –quasi mai- sbagliarsi sulle persone. Lui SA chi è buono e chi cattivo e in quale percentuale.  Così, secondo me, lo ha descritto Bonelli padre. La sofferenza è dentro di lui e raramente la tira fuori, se non in casi epocali. Tex è un EROE della stoffa di quelli mitici e di questo bisogna tener conto.  Forse qualcuno si stupirà, avendo frainteso le mie storie, ma io sono contro l’umanizzazione di Tex (infatti umanizzo i personaggi SECONDARI). Tex non è come noi. Ci affascina perché è qualcosa di più grande.

Página de roteiro de Mauro BoselliLe sue sceneggiature tendono anche a dare maggior protagonismo a Kit Willer. Pensa che il figlio di Tex abbia sempre vissuto all’ombra del padre o è un semplice sviluppo personale che lei immagina per il personaggio?
Mauro Boselli: Non lo uso più di quanto avesse fatto GL Bonelli. Lo sto semplicemente usando ogni tanto, come è giusto che sia. I pards sono QUATTRO, non DUE. E non è neanche più facile scrivere solo per Tex e Carson. La ripetitività mi annoia. Perciò, se ho una buona idea, adatta a loro, uso a fianco del padre Tiger o Kit. Kit, per esempio, sarà il solo ad accompagnare il padre in un lontano Paese, in un imminente Texone (di Frisenda).

Può dirci come si svolge tutto il processo di creazione di una storia di Tex, può raccontarci tutti i passi, fino a quando il fascicolo arriva nelle mani del lettore?
Páginas de roteiro de Mauro BoselliMauro Boselli: Domande facili poche, eh? Potrei parlarne PER ORE!!  Mi limito a dire che l’idea può arrivare da dovunque e in qualsiasi momento. Dico “arrivare” perché un’idea “cercata” è molto meno interessante e fresca di una “trovata”, se capite quel che intendo. E per Tex è molto più difficile che per Zagor o Dampyr. Ci sono molte più caratteristiche precise e il mondo del SUO West molto più consolidato. Inoltre, dopo cinquecentocinquanta albi, le idee nuove scarseggiano. Ma una arriva sempre. E quando arriva scrivo mezza pagina per Bonelli e Canzio.
Páginas de roteiro de Mauro BoselliQuindi mi metto a lavorare e ASPETTO  che mi arrivino (da non so dove!) le nuove idee in fase di sviluppo e intreccio. Scrivo dialoghi e indicazioni per il disegnatore, una scena alla volta. Aspetto da lui gli studi, le matite, ne discuto, poi l’artista inchiostra e manda le tavole definitive. Una scena alla volta, non tutta la storia insieme, visto che scrivo una quindicina di storie contemporaneamente. Quando la storia è finita (TUTTA, stavolta) la rileggo, limo il dialogo, la passo al lettering. Quando è letterata, faccio correggere errori di lettering e altri eventuali errori di disegno. Poi le varie letture redazionali, le ciano, la stampa. Del lavoro redazionale mi occupo al mattino e scrivo nel pomeriggio.

Mauro Boselli na redacçãoPer poter poi svolgere bene una sceneggiatura si trova meglio a scrivere soggetti più ampi o non le importa se sono solo poche pagine?
Mauro Boselli: Non scrivo praticamente i soggetti. O, per essere più precisi… quando si tratta di serie controllate da me, come Zagor (anche se ora la cura Moreno Burattini!) e Dampyr, visto che non sono obbligato a farlo, non lo faccio! Trovo che la storia venga meglio, più creativa, libera, imprevedibile, gestita dal caso e dagli stessi personaggi e dalla necessità imperscrutabile del concatenarsi degli eventi, se tengo lente le redini. Mi basta solo uno spunto iniziale, qualche linea guida, dei bivi narrativi tra cui scegliere al momento opportuno e con l’estro dell’istante… Questo vale anche per Tex, per il quale però, come è giusto, sottopongo a Sergio Bonelli dei brevi, brevissimi soggetti, in cui ci siano tutte le suddette linee guida, i personaggi, i punti salienti e avventurosi. Poi allento di nuovo le redini alla fantasia e la lascio galoppare. Non ho bisogno di schemi rigidi. Li trovo limitanti.

Prémio Fumo di china 2007Qual è la sua tecnica per sviluppare una storia con un numero esatto di pagine, come ad esempio una edizione unica di Tex su 110 pagine?
Mauro Boselli: Quasi tutte le storie Bonelli hanno 94 pagine, Dampyr per esempio. Tex in genere è su due o tre albi, attualmente, 220 o 330 pagine. Anche queste hanno dunque un numero fisso di pagine. Beh, basta andare a occhio e cominciare a calcolare i tempi con attenzione quando si è a circa due terzi della storia. E’ questione di esperienza, Su decine di migliaia di pagine scritte avrò sgarrato un paio di volte e tagliato una o due  pagine già scritte (ma NON già disegnate) in vent’anni di attività!

Mauro BoselliLei sta diventando gradualmente l’autore che scrive di più per Tex. Ha in mente  qualche obiettivo per sviluppare il personaggio?
Mauro Boselli: Calma! Tex deve restare se stesso. Non si possono apportare modifiche al canone bonelliano! Si possono e si devono scrivere storie avvincenti. Punto. Non ci saranno dunque fratelli separati alla nascita, figli, nipoti e fidanzate! Ma in qualche occasione ci ispireremo a qualche episodio minore della vera storia del West, per darne una versione avventurosa e romanzata, come in alcune avventure decise con Sergio Bonelli (quella appena uscita dei Buffalo Soldiers, ad esempio, o una di prossima pubblicazione sui guerriglieri del Kansas e del Missouri).

Mauro Boselli e José Carlos FranciscoQual è stato il suo miglior lavoro su Tex, secondo lei? Ed il più difficile?
Mauro Boselli: La storia preferita, nel senso che mi soddisfa di più come riuscita professionale, cambia a seconda dei periodi della mia vita. Di sicuro, la mia storia texiana d’esordio, “Il passato di Carson”, con Marcello, è servita egregiamente allo scopo, che era quello di lanciarmi come autore e di farmi apprezzare dai lettori… Un’altra storia che mi sembra ben riuscita, perché in linea col personaggio, epica, ma anche con riferimenti ai “cavalry films” di John Ford, è “Sulla pista di Fort Apache”, realizzata con José Ortiz.
Tex Gigante com dedicatória de Mauro BoselliIo ho una predilezione per il Texone “Gli assassini”, perché si trattava di una trama  molto intrecciata e quindi difficile da scrivere, con  indagini parallele e molti cambi di scenario per divertire Alfonso Font al suo esordio. Sì, tutto sommato le storie di cui sono più soddisfatto sono quelle che mi hanno impegnato di più, quelle con più fili narrativi da non “perdere per strada”. Per Tex citerei anche la complessa “Gli invincibili” e il MaxiTex “Nei Territori del Nordovest”, per Zagor storie come “L’esploratore scomparso” e  la saga in Scozia, “Il clan delle isole”. Per Dampyr storie con flashback tra passato e futuro, come “I lupi mannari” o “La maledizione di Varney”. Ma anche la semplicità, a volte, soddisfa, perché ancor più difficile da ottenere. La mia storia di Tex breve con Andreucci, “Eroe per caso”, è uno di questi esempi di raggiunta semplicità, ottenuta partendo da una piccola idea gestita con attenzione. Un’altra di questo genere è la ghost story “Colorado Belle”.

Prémio Anafi 2002Le sue sceneggiature per Alfonso Font sono scritte in italiano o spagnolo?
Mauro Boselli: Le prime pagine degli “Assassini” gliele avevo sceneggiate direttamente in spagnolo. Per fortuna Font mi disse che conosceva l’italiano, quindi sono in italiano. Per Seijas, Ortiz e gli altri invece le facciamo tradurre da una traduttrice professionista, ma prima di inviare la sceneggiatura tradotta, io la controllo sempre personalmente.

Ci stiamo avvicinando rapidamente all’edizione del n° 600 di Tex. Alla SBE si sta già pensando a questa edizione storica ? Ci può confermare se sarà una storia scritta da lei, come spera la maggior parte dei texiani?
Mauro BoselliMauro Boselli: La sto già scrivendo e Ticci ha iniziato a disegnarla. Sarà una storia avventurosa e misteriosa, ma abbiamo scelto di non renderla particolarmente celebrativa. Vogliamo che sia una tipica, classica storia di Tex, con molta azione e situazioni adatte al colore. Niente di nostalgico o di commemorativo, per precisa scelta dell’Editore, che ha ideato insieme a me il soggetto durante una chiacchierata informale nel suo ufficio!

E’ noto che lei ha sviluppato una sintonia speciale con Marcello e con Letteri, autori purtroppo defunti. Come si svolge oggi il suo lavoro con i disegnatori? Ha un rapporto speciale con qualcuno di loro?
Mauro BoselliMauro Boselli: Marcello, con cui avevo collaborato splendidamente a Zagor, fu il collaboratore naturale per il mio esordio texiano e insieme realizzammo alcune delle nostre storie migliori. Un giorno quel grande gentiluomo di Ventimiglia mi disse che sua moglie non aveva MAI letto alcuno dei suoi fumetti, sinché non avevo cominciato a sceneggiarli io! Un grande complimento, vi pare? Letteri fu il secondo che mi fu affidato quando divenni l’aiutante dello sceneggiatore ufficiale di Tex, Claudio Nizzi. Ne fui lieto perché ero cresciuto con i fumetti del grande Guglielmo (che era stato anche disegnatore de “La minaccia invisibile”, la mia prima, parziale storia texiana). Parlare ora degli altri artisti e preferirne uno sarebbe fare torto agli altri. Sarebbe anche falso, perché ognuno ha le sue caratteristiche e io trovo stimolante e diverso lavorare con ciascuno di loro.

Mauro Boselli por Bira DantasSa sempre per quale disegnatore scrive quando inizia una nuova storia, ideandola quindi pensando alle sue caratteristiche, o questo fattore è indifferente?
Mauro Boselli: So bene che Sergio Bonelli, per ragioni pratiche, direbbe che la cosa è indifferente, ma alla fine non è sempre così. Per il citato n.600, per esempio, abbiamo tenuto conto di una preferenza ambientale di Ticci. Sappiamo che lui e Fusco prediligono gli spazi aperti, ecc… ma sono piccole cose di questo conto, chiaramente, non si tratta di scelte complicate. Chiedo per es. a Mastantuono: “Preferisci indiani o banditi per la prossima storia?” Se lui dice “banditi”, si fa la storia con i banditi! Più oculata è la scelta per una serie maggiormente complessa come Dampyr, dove darò storie oniriche e fantasy ad autori non realistici come Luca Rossi e Michele Cropera, avventure dinamiche ai disegnatori più realistici e quelle horror a chi sa fare meglio i mostri!

Tex com dedicatória de Mauro BoselliIn Portogallo abbiamo avuto una presentazione mondiale di quindici nuovi disegnatori di Tex. Come vede lei questa entrata di così tanti nuovi artisti per lo staff di Tex? Può darsi che questo fatto sia l’inizio di una nuova fase nella vita di Tex?
Mauro Boselli: E’ una fase necessaria. Tex ha bisogno di migliaia di pagine ogni anno. E tutti i nuovi artisti sono bravi e appassionati.

Ultimamente c’è stato un rinforzo a livello di sceneggiatori. Secondo lei la cosa era inevitabile? E con tanti scrittori non si corre il rischio che Tex possa non essere più lui?
Mauro Boselli: Beh, non siamo poi così tanti. Oltre a me e a Nizzi, solo l’apporto continuativo di Faraci e quello per ora occasionale di Manfredi e Ruju. Ottimi scrittori. Non c’è da temere sulla qualità… Anzi! C’è da ben sperare.

Mauro BoselliOra che Decio Canzio, responsabile editoriale per il personaggio Tex, è andato in pensione, Sergio Bonelli ha questa carica ad interim. E’ un posto a cui lei ambisce?
Mauro Boselli: Niente affatto! Come farei a scrivere se avessi troppe responsabilità di quel tipo? Lo stesso Canzio, in realtà, si è dimesso dalla carica, però è sempre al suo posto a lavorare perché non potrebbe farne a meno e noi neppure! Canzio è per me una figura di riferimento importante.

Quale sarà il futuro di Tex? E quello di Mauro Boselli? Riesce ad immaginarsi fra 10 o 20 anni a scrivere ancora storie per il Ranger o le piacerebbe, un giorno, provare qualcosa di nuovo?
Mauro Boselli: Noi guardiamo sempre al futuro per programmare le annate imminenti, ma così lontano mai! Di sicuro mi piace scrivere e voglio scrivere fumetti. Mi piacerebbe cimentarmi, prima o poi, con un romanzo horror o d’avventura, ma Tex, Dampyr e Zagor non me ne lasciano il tempo.

Mauro Boselli e José Carlos FranciscoQuante storie di Tex sta scrivendo attualmente? Può dirci qualcosa su di esse, o su qualcuna in particolare?
Mauro Boselli: Ne sto scrivendo otto o nove. Ci sono storie di Piccinelli, Seijas, Font, Mastantuono, Leomacs… Prima o poi le leggerete…

Come riesce a scrivere tante storie simultaneamente, sapendo oltretutto che scrive anche per Dampyr e Zagor ? Può dirci quale metodo utilizza e come riesce ad avere l’ispirazione per 3 personaggi così diversi?
Mauro Boselli, José Carlos Francisco e Maurizio ColomboMauro Boselli: Scrivendo tante storie, non sono mai a corto di ispirazione, perché, quando non ho l’idea per la storia X, passo alla storia Y, che in quel momento mi stimola di più. Così mi do il tempo per trovare idee. Mentre scrivo una storia, l’inconscio lavora anche per le altre, che sono in quel momento “dormienti”. In ogni caso, ogni volta che mi siedo alla macchina da scrivere per riprendere una storia interrotta, RILEGGO e medito tutto ciò che di quella storia ho scritto fino a quel momento, per non perdere i fili e per “rientrare” nell’atmosfera dell’avventura in questione. La differenza di generi tra i tre personaggi è un altro fattore che aiuta…

Dampyr com dedicatória de Mauro Boselli e Maurizio ColomboQual è l’importanza di Tex, Zagor e Dampyr nella sua vita?
Mauro Boselli: Beh, per fortuna la vita, quella vera, non è fatta solo di fumetti! Se però parliamo della vita professionale e delle soddisfazioni che può dare, Zagor è stato, come da alcuni anni prima di iniziare a scrivere mi aspettavo che sarebbe stato, il vero primo personaggio su cui mi sono cimentato con successo; Tex è il personaggio a cui sono più legato in assoluto, anche per i già citati intrecci con la vita vera e i veri affetti, e Dampyr è il primo personaggio da me ideato (con Maurizio Colombo) che sia riuscito a far pubblicare!

Zagor è rinato con lei e Moreno Burattini. Come è avvenuta questa sinergia?
Mauro Boselli: All’epoca (1989 circa) il curatore di Zagor era Renato Queirolo, mio collega di redazione già dall’epoca di Orient Express. Lui a quei tempi seguiva anche Mister No e Nick Raider (davvero un superlavoro!), Per aiutarlo lavorai un po’ anche sulle altre due testate, ma i soggetti gialli per Nick non divennero mai sceneggiature, per Mister No scrissi una sola storia e, come già sapevo da anni che sarebbe accaduto, mi dedicai a Zagor.
Mister No, Tex, Zagor e Martin MystéreLa mia prima storia sceneggiata fu “La Fiamma Nera”, su disegni di Ferri, e dopo venne la mia collaborazione con Marcello che avrebbe portato al mio esordio in Tex. Io e Queirolo ideammo una rinascita zagoriana a partire da un “viaggio” costellato di imprevisti per lo Spirito con la Scure. Ci sembrò ovvio che oltre a me le altre storie sarebbero state scritte da Burattini, che aveva già esordito sulla serie regolare con avventure molto classiche e gradite dai lettori. Il ciclo di storie tutte collegate tra loro (una parziale novità, ma anche un ritorno allo stile dello Zagor di Nolitta) ebbe grande successo, riscontrabile anche nell’inusitato aumento delle vendite. All’inizio dell’esperienza, Bonelli mi affidò la cura di Zagor e Queirolo si concentrò su Nick Raider. Burattini divenne il mio braccio destro zagoriano, poi, anni dopo, crescendo i miei impegni con la nascita di Dampyr, gli ho passato poco alla volta tutto il gravoso lavoro e adesso il curatore di Zagor è, egregiamente, proprio lui! Tra noi non c’è mai stato uno screzio che sia uno ed è sicuramente l’autore da me meno “maltrattato” in assoluto. Non gli ho quasi mai chiesto di riscrivere una scena. Gli altri sceneggiatori rimarranno male, perché invece per loro è esperienza quasi quotidiana!

Lo sposo della vampirePassando a parlare di Dampyr: la storia “Lo sposo della Vampira”, la cui azione si svolge in Portogallo, ha come punto di partenza il romanzo Ines de la Sierra di Charles Nodier, che ha luogo nel castello di Ghismondo vicino a Barcellona. Perché ha deciso di trasferire lo scenario della storia in Portogallo?
Mauro Boselli: Perché conosco il Portogallo, ma non ancora la Sierra Morena! E perché mi andava così!

In questa storia vi è un grande realismo nella rappresentazione del villaggio fittizio di Riba Preta. E’ già stato di persona a Trás-os-Montes? E qual è stato il villaggio reale che è servito di base per Riba Preta?
Mauro Boselli: Ho usato vari paesaggi e villaggi della regione, ma, avendo mischiato le foto, non saprei più dirvi quali, mi dispiace.

Lo sposo della vampira com dedicatóriaPensa ad un’altra avventura di Dampyr in Portogallo?
Mauro Boselli: Se mi verrà una buona idea. O potreste suggerirmela voi…

Dampyr ha raggiunto il numero 100. Qual è il futuro di questo personaggio che ci sorprende ad ogni numero?
Mauro Boselli: Mi fa piacere che vi sorprenda, Se e così, sarà dunque meglio che non vi sveli alcunché, tranne un particolare: sarà sorprendente!

Quali fumetti legge attualmente ovvero con quali si identifica maggiormente?
Mauro Boselli: Conosco bene la storia del fumetto mondiale, ma attualmente non leggo quasi più fumetti, perché preferisco dedicare  il mio tempo a leggere altre cose… Di tutto! Ma rileggo, questo sì, i grandi classici del fumetto del passato…

Mauro BoselliOltre ai fumetti, quale tipo di libri legge? E quali sono le sue preferenze nel campo del cinema e della musica?
Mauro Boselli: Qui temo che non basterebbe un volume. Apprezzo molti tipi di musica: classica, lirica, jazz, rock e folk… Billie Holiday, Django, Verdi, Mozart, Charles Trenet, i Creedence… E anche nel campo delle letture, sia di narrativa che di saggistica, non ho molti limiti… leggo almeno un centinaio di libri all’anno… In quanto al cinema, preferisco quello classico, di gran lunga.

Mauro, a nome dei texiani portoghesi, vi ringraziamo per l’intervista che ci hai gentilmente concesso.

(Cliccare sulle immagini per vederle a grandezza naturale)

14 Comentários

  1. Zeca sei un fiume in piena…
    Molto bella la immagine di Piccinelli. Tex sembra molto villiano visto da dietro.

  2. Tex non esita mai, questo è il problema. Lui AGISCE. La riflessione in lui è ultrarapida, prerazionale. Non può fermarsi quando qualcuno è in pericolo, anche se in quel momento Tex è disarmato, anche se è sotto tiro, Può sbagliare, ma mai da stupido o da meschino. E non può –quasi mai- sbagliarsi sulle persone. Lui SA chi è buono e chi cattivo e in quale percentuale. Così, secondo me, lo ha descritto Bonelli padre. La sofferenza è dentro di lui e raramente la tira fuori, se non in casi epocali. Tex è un EROE della stoffa di quelli mitici e di questo bisogna tener conto. Forse qualcuno si stupirà, avendo frainteso le mie storie, ma io sono contro l’umanizzazione di Tex (infatti umanizzo i personaggi SECONDARI). Tex non è come noi. Ci affascina perché è qualcosa di più grande.

    Parole sante Mauro… 😉

  3. Che vita intensa,quella di Mauro sceneggiatore!

    “Quindi nasco da una madre piemontese e da un padre emiliano, di quella zona dell’Emilia che si chiama “La Bassa”, perché una pianura piatta, vicino al fiume Po, la terra di Giuseppe Verdi e di Giovanni Guareschi, l’autore di “Don Camillo” – queste cose mi sembra che si rivivano nella storia di Dampyr “Il grande fiume”…

  4. Complimenti, una bella intervista….

    P.S. Grandi complimenti per Moreno da parte di Boselli…

  5. Intervista interessante con quel tizzone d’inferno di Mauro, e disegno divertente di Piccinelli “incatenato” al tavolo da disegno…

  6. Mitici…
    Le interviste sono davvero molto interessanti, belle e fatte bene. In pochissime parole siete mitici.

  7. Ragà sto Zeca mi fa morire d’invidia….
    Ma come fa a essere sempre tra i mostri sacri del fumetto Bonelli?????!!!! 😉

    Cmq Boselli è un grandissimo!!!!
    Ninaccio

  8. Ritengo Mauro Boselli con Giancarlo Berardi e Tito Faraci uno dei migliori sceneggiatori italiani, ”Il passato di Carson” e’ un capolavoro da studiare per qualsiasi aspirante sceneggiatore di fumetti, bravissimo Boselli continui cosi’…

  9. Purtroppo non sapevo che anche i mitici Carlo Raffaele Marcello e Guglielmo Letteri ci avessero lasciati!
    Finalmente ho scoperto bene la genesi della prima storia di Boselli! Caspita, non sapevo che avesse 60 anni! Pensavo fosse più giovane!
    Di Tex ho letto giusto tre sue storie complete: “Bufera sulle montagne rocciose“, “Gli assassini” e “Il ritorno del Morisco“! Di “Sulla pista di forte apache” mi manca la seconda parte mentre de “Il passato di Carson” ho solo la terza, presa da ragazzino quando prendevo un pò a mozzo gli albi degli anni precedenti! XD
    Di “Zagor” invece vabbé ne ho lette a bizzeffe! ^^ “Dampyr” come serie e personaggio mi affiscina, ma non l’ ho mai seguita! Comunque oh (!), come cacchio fa a scrivere storie per tre testate diverse più o meno contemporaneamente e a realizzare più storie per volta!?! °_O Che roba! XD Comunque infatti per circa 3 anni tra il 2001 ed il 2004 non comparvero sue storie di “Zagor”! E il ritorno con le nuove storie su Atlantide e Mu era interessante, ma forse in parte non geste al meglio. I troppi impegni a volte forse pesano. Boh! Vabbé che anche la storia del ciclo del mitico Moreno Burattini era ben lunga 5 albi (!), ma non la ricordo troppo avvincente!
    Con tutto il rispetto per il mitico Claudio Nizzi, ma devo dire che il ritorno del mitico ed inquietantissimo Mefisto sarebbe stato meglio che fosse stato affidato a Boselli! La sua dopo il bel primo albo era una storia di cow-boy più che di uno stregone! Il mitico e compianto G.L. Bonelli dalla terza apparizione all’ ultima con Yama ci aveva abituati a ben altre atmosfere! Gli altri due albi non mi hanno preso molto tanto che non ho neanche pigramente preso l’ ultimo! Anche se non proprio dello stesso tenore, meglio con queste atmosfere la storia del ritorno della Tigre nera.
    Peccato che non abbia citato “Il ritorno del Morisco“! Bella storia con la ricomparsa di questo mitico personaggio!
    Comunque un rigraziamente al mitico Mauro Boselli e allo staff della Bonelli per le loro storie che mi hanno dato e mi danno ed un in bocca al lupo per il lavoro futuro che non dev’ essere facile dopo la scomparsa del mitico e compianto Sergio Bonelli!

  10. Molto bello Tex versione Gallieno Ferri! ^^ Mitico anche lui! Ma i due ragazzini insieme a lui e Zagor chi sono?

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